Beatrice Spagnolo, Autore presso La Redazione https://www.laredazione.net/author/beatrice-spagnolo/ Giornale digitale di inchieste, attualità, approfondimenti e fotogiornalismo Fri, 13 Mar 2026 16:09:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://www.laredazione.net/wp-content/uploads/2021/06/cropped-Laredazione.net-Logo-32x32.png Beatrice Spagnolo, Autore presso La Redazione https://www.laredazione.net/author/beatrice-spagnolo/ 32 32 Sudan, nel Kordofan attacchi a ospedali e mercati https://www.laredazione.net/sudan-nel-kordofan-attacchi-a-ospedali-e-mercati/ Fri, 13 Mar 2026 15:56:14 +0000 https://www.laredazione.net/?p=11678 Una nuova escalation di attacchi nelle aree del Kordofan ha provocato decine di morti e feriti tra i civili sudanesi intrappolati in una guerra senza fine […]

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Una nuova escalation di attacchi nelle aree del Kordofan ha provocato decine di morti e feriti tra i civili sudanesi intrappolati in una guerra senza fine

Prosegue senza sosta il conflitto civile sudanese cominciato nell’aprile del 2023 tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan e le Forze di Supporto Rapido (RSF) di Mohamed Hamdan Dagalo, meglio noto come Hemetti.

Nello specifico, da inizio marzo, i combattimenti tra le due opposte fazioni in lotta si sono concentrati nell’area del Kordofan, nel Sudan centrale, provocando innumerevoli vittime.

Queste ultime operazioni militari rivolte contro obiettivi e strutture civili, come l’attacco all’ospedale di Dilling e le incursioni nei mercati di Abu Zabad e Wad Banda, hanno causato oltre cinquanta morti e centinaia di feriti. Azioni violente ed indiscriminate volte a prostrare ulteriormente una popolazione già stremata da carestie, povertà e epidemie. Una delle crisi umanitarie più gravi della nostra contemporaneità che, tuttavia, viene poco raccontata dai media nonostante il suo costante e continuo peggioramento.

Nuovi focolai nella regione del Kordofan

“La peggiore crisi umanitaria del mondo”. In questo modo è stata definita dall’ONU la situazione presente in Sudan. Il portavoce dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Stephan Dujarric, ha denunciato apertamente i crimini di guerra commessi sul suolo sudanese dall’inizio del conflitto. Dalle uccisioni dei civili, alle torture e agli stupri, fino al blocco forzato degli aiuti umanitari. Un contesto altamente drammatico e complesso, i cui più recenti sviluppi non lasciano presagire un’immediata, o quanto meno prossima, risoluzione.

Nella città di Dilling, nella parte meridionale della regione, una serie di attacchi con droni hanno colpito zone residenziali e infrastrutture pubbliche, tra cui un ospedale, causando 28 morti e 60 feriti. A questi dati si devono aggiungere altre 33 persone uccise nelle offensive effettuate contro i mercati di Abu Zabad e Wad Banda, come riferiscono alcune fonti mediche. Un altro assalto aereo a Al-Mojlad ha invece causato 18 morti.

Infuriano quindi i combattimenti indiscriminati nel Kordofan, dove continua a crescere inesorabilmente il numero delle vittime, soprattutto donne e bambini, e degli sfollati di una guerra che risulta nuovamente assente dai canali mediatici internazionali.

Per approfondire la guerra civile sudanese, le cause del conflitto, le implicazioni interne ed esterne e la drammatica crisi umanitaria creatasi in questi anni e tutt’ora in pieno svolgimento, si rimanda agli articoli Sudan: la “crisi umanitaria più devastante al mondo” documentata dal cielo e Sudan, la guerra dimenticata.

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Yemen, la guerra e gli “spettatori” interessati https://www.laredazione.net/yemen-la-guerra-e-gli-spettatori-interessati/ Tue, 16 Dec 2025 15:55:35 +0000 https://www.laredazione.net/?p=11266 L’offensiva militare dell’STC riaccende le braci di una guerra mai del tutto spenta. Cosa faranno Arabia, Emirati e gli Houthi? “Promising future”, ovvero “futuro promettente”. In […]

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L’offensiva militare dell’STC riaccende le braci di una guerra mai del tutto spenta. Cosa faranno Arabia, Emirati e gli Houthi?

“Promising future”, ovvero “futuro promettente”. In questo modo è stata ribattezzata l’operazione militare portata avanti dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), a inizio dicembre, all’interno del territorio orientale yemenita con l’obiettivo di conquistare le province di Hadramaut e di Al-Mahra, entrambe sedi di significativi giacimenti petroliferi.

Un’offensiva che, nonostante il nome, non sembra prospettare alcun imminente beneficio per lo stato dello Yemen e, in particolare, per la sua popolazione, costretta a confrontarsi quotidianamente con le estreme conseguenze di una violenta guerra che prosegue ininterrottamente dal 2014. Dalla cacciata del presidente Saleh prima, e del suo successore Hadi dopo, il conflitto civile tra le forze governative e i ribelli Houthi ha provocato una crisi umanitaria senza precedenti. In un simile contesto, l’ultima operazione militare promossa dall’STC nelle scorse settimane non ha fatto altro che mutare ulteriormente i fragili equilibri che si erano creati, conferendo nuovo vigore alle fazioni in lotta.

L’offensiva del Consiglio di Transizione Meridionale

Storico gruppo secessionista dello Yemen, alleato con gli Emirati Arabi Uniti, l’STC, nei primi giorni di dicembre, ha cominciato ad avanzare nei territori dei governatorati di Hadramaut e di Al-Mahra attraverso l’attuazione dell’offensiva “Promising future”. Un’operazione che, sfruttando l’instabilità del governo centrale, ha sin da subito riportato grandi successi per il movimento separatista, come risulta evidente dalla conquista delle città di Seiyun e di Al-Mukalla. Giustificata come risposta al dispiegamento di nuove truppe dell’Alleanza Tribale di Hadramaut, alleata con il PLC (Consiglio Direttivo Presidenziale), ovvero l’autorità yemenita riconosciuta a livello internazionale, presso i pozzi di PetroMasila, la strategia dell’STC nasconde ulteriori motivazioni.

Innanzitutto, il controllo su tali aree garantirebbe il potere sui maggiori giacimenti petroliferi presenti sul territorio dello Yemen, risorsa indispensabile per l’economia del paese. Inoltre, l’avanzata dell’STC verso il Golfo di Aden, come dimostra l’occupazione dell’Isola di Perim, sconvolgerebbe l’intero quadro politico yemenita escludendo il governo centrale dalle rotte navali che attraversano lo Stretto di Bab el-Mandeb, luogo di fondamentale importanza per il commercio globale. Tutto ciò potrebbe portare col tempo ad una nuova scissione del paese, sulla scia degli eventi precedenti l’unificazione del 1990.

Un quadro geopolitico in costante evoluzione

L’operazione “Promising future” promossa dall’STC rappresenta quindi un evento significativo nella storia del conflitto civile yemenita. Pur nel silenzio mediatico internazionale, l’escalation che si è manifestata in questi giorni delinea un futuro sempre più lontano dalla risoluzione finale della guerra. Di fronte a tale scenario, non è tuttavia ancora chiara la posizione dei ribelli Houthi, il movimento sciita-zaydita responsabile dei numerosi attacchi contro le imbarcazioni presenti nel Mar Rosso, che per il momento sembra limitarsi al ruolo di spettatore. Lo stesso vale anche per gli altri attori globali coinvolti nelle ostilità, a partire dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita, i cui interessi sul suolo yemenita potrebbero condurre ad un ulteriore mutamento delle dinamiche in atto.

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