Daniela Lo Conte, Autore presso La Redazione https://www.laredazione.net/author/daniela-lo-conte/ Giornale digitale di inchieste, attualità, approfondimenti e fotogiornalismo Thu, 09 Jul 2026 17:33:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.2 https://www.laredazione.net/wp-content/uploads/2021/06/cropped-Laredazione.net-Logo-32x32.png Daniela Lo Conte, Autore presso La Redazione https://www.laredazione.net/author/daniela-lo-conte/ 32 32 Marocco, il pallone sotto la tenda berbera https://www.laredazione.net/marocco-il-pallone-sotto-la-tenda-berbera/ Thu, 09 Jul 2026 17:10:12 +0000 https://www.laredazione.net/?p=12162 Tempo fa, ho scoperto Cronache di spogliatoio, bellissimo sito giornalistico che mi ha consigliato Jacopo che è top player non del pallone, ma dei programmatori informatici […]

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Tempo fa, ho scoperto Cronache di spogliatoio, bellissimo sito giornalistico che mi ha consigliato Jacopo che è top player non del pallone, ma dei programmatori informatici bolognesi.

Tra le succulente cronache sportive sono stata attratta dai 18 ettari di Academy in Marocco (scritta da Alessandro Lunari). Campi da calcio a non finire e servizi, inclusa la moschea, per un centinaio di ragazzi di età compresa tra i 13 e i 18 anni, vicino a Rabat. Se la si congiunge idealmente al Mohammed VI Football Complex. il centro tecnico nazionale, e a tante piccole Academy disseminate per il Marocco si forma una luminosa costellazione per stelle e stelline del calcio.

Storie giovani e cronache nuove per noi del Vecchio continente.

Da lì in poi il mio viaggio è continuato, in uno spazio molto fertile della mente, tra la voglia di conoscere e il desiderio di inanellare ghirlande non tanto di margherite, ma di rosa damascena, emblema floreale del Marocco, dai poteri magici, simili a quelli evocati dal tifoso davanti al giocatore della propria squadra che si appresta a tirare un calcio di rigore.

E, in effetti, di cose – alcune molte bizzarre – ne succedono e ne succederanno. Il Marocco, insieme a Portogallo e Spagna ospiterà i prossimi Campionati mondiali di calcio, nel 2030. Gli stadi per ospitarli proliferano.

A Casablanca, oltre allo storico impianto da 67.000 spettatori, utilizzato dal Wydad e dal Raja Casablanca, sorgerà lo stadio più capiente al mondo (115.000 posti), a forma di tenda berbera naturalmente. Il tetto della tenda sarà un reticolo pensato per ridurre l’assorbimento di calore e per illuminarsi di notte. Sono previste 32 torri a sorreggere la struttura e sopra a ognuna di queste sorgeranno dei giardini sospesi. In tal modo il Marocco contenderà a Spagna e Portogallo anche la finale della Coppa 2030.

A Marrakech, è stato invece ristrutturato lo stadio con una capienza di 45.000 posti.

Anche a Rabat l’impianto storico è stato ammodernato. Ha già ospitato la finale di Coppa d’Africa 2025 che rimarrà nella storia. Come spesso accade nello sport del pallone, infatti, episodi eroici, estemporanei, drammatici e anche fantasiosi si mescolano al calcio giocato, creando una miscela irresistibile dai tratti epici e letterari: quella finale vinta 1-0 per il Senegal, due mesi dopo è stata attribuita a tavolino al Marocco, per decisione della CAF Appeal Board. Eppure ad oggi il trofeo non è stato ancora restituito dal Senegal al Marocco. La coppa si trova ora protetta in una base militare senegalese, con il Presidente del Senegal, Bassirou Diomaye Faye, che si è dichiarato “guardiano” della scultura che raffigura il Continente africano al centro del mondo, bagnato da fiumi a mo’ di venature, e che è stata realizzata a Paderno Dugnano, nel Milanese, dalla storica azienda metalmeccanica GDE Bertoni.

Nel frattempo a Rabat, Marrakech e Casablanca continuano i lavori per i prossimi mondiali 2030, sotto lo sguardo attento dei tre sindaci donna delle principali città del Marocco: Fatiha El Moudni a Rabat, Fatima Ezzahra El Mansouri a Marrakech e Nabila Rmili a Casablanca. E per chiudere, almeno per ora, con le “storie di calcio e dintorni” di questo Paese, va ricordato anche un altro primato sia reale che virtuale: Nouhaila Benzina è la giocatrice marocchina, prima in assoluto a indossare l’hijab durante una partita della Coppa del Mondo maggiore nel 2023 (fino al 2014 era vietato) ed è anche la prima a essere stata rappresentata nel videogioco FIFA 23 con il suo avatar che indossa fedelmente l’hijab.

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Menarini bus, la protesta dei lavoratori https://www.laredazione.net/menarini-bus-la-protesta-dei-lavoratori/ Tue, 14 Apr 2026 15:47:52 +0000 https://www.laredazione.net/?p=11856 Era il 2024 quando Invitalia ha ceduto a Seri SpA l’azienda bolognese Menarinibus che, insieme allo stabilimento di Flumeri, avrebbe dovuto costituire il gruppo leader nella […]

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Era il 2024 quando Invitalia ha ceduto a Seri SpA l’azienda bolognese Menarinibus che, insieme allo stabilimento di Flumeri, avrebbe dovuto costituire il gruppo leader nella produzione di autobus, in particolare elettrici, con risultati importanti già da quest’anno.

Delle cordate di imprenditori “sconfitti” nella gara indetta da Invitalia (Agenzia che si occupa dello sviluppo nazionale) ci siamo già occupati, così come dell’impresa di San Potito Sannitico, in provincia di Caserta, che se l’è aggiudicata: la Seri SpA.

Il gruppo casertano ha condotto, in questi ultimi anni, una mega campagna acquisti da Nord a Sud in vari settori, dalle batterie al litio alla plastica. Dal progetto di riconversione industriale del sito ex Whirlpool/Indesit, in provincia di Caserta, a quello dello stabilimento Unilever di Pozzilli (Isernia), dove nasce la nuova società “P2P” (Packing to Polymer), joint venture tra Seri Plast e Unilever. I primi effetti di questa riconversione sono attesi tra un biennio.

Ad oggi ci troviamo di fronte a una sorta di catena di Sant’Antonio di piani industriali tutti ben scritti sulla carta, ma vediamo come si stanno traducendo in effettivo lavoro a beneficio dei lavoratori.

Lo stabilimento di Bologna che non ospita più la produzione, spostata interamente a Flumeri, ha ricevuto in questi giorni la notizia del trasferimento dell’ufficio personale da Bologna a San Potito Sannitico. E a Flumeri, per contro, non si sta producendo.

La RSU di Menarini SPA di Bologna, in accordo con le organizzazioni sindacali, ha indetto lo sciopero di lunedì scorso. A Flumeri la protesta si svolgerà invece lunedì 20 aprile: le Segreterie Provinciali di FIM, FIOM, UILM, FISMIC, UGLM e la RSU “denunciano con forza la grave crisi in cui è ripiombato lo stabilimento di Flumeri. Dal 9 febbraio 2026 i lavoratori sono in ammortizzatore sociale, senza che ad oggi si intraveda una data certa per la ripresa delle attività produttive”.

E per la “P2P” Packing to Polymer dove ora non si produce?

Proprio nelle settimane scorse, Invitalia ha provveduto “a rideterminare le agevolazioni concedibili, nella forma di contributo in conto impianti, finanziamento agevolato e contributo alla spesa come di seguito specificato. In riferimento al progetto di investimento produttivo le spese presentate e riclassificate per € 107.080.360,00, interamente richieste alle agevolazioni, sono risultate ammissibili per € 106.810.060,00. Le relative agevolazioni concedibili, ai sensi dell’art. 16 del D.M. 09.12.2014, sono state rideterminate nel limite massimo di complessivi € 79.465.000 di cui: – € 14.665.000,00 a titolo di contributo a fondo perduto; – € 64.800.000,00 a titolo di finanziamento agevolato. In merito al progetto di ricerca industriale, le spese presentate e riclassificate per € 1.930.350,00 risultano interamente ammissibili, ai sensi dell’art. 22 del D.M. 09.12.2014. Le relative agevolazioni concedibili, ai sensi dell’art. 23 del D.M. 09.12.2014, sono state rideterminate nel limite massimo di complessivi € 1.443.700,00 di cui: – € 1.220.000,00 a titolo di contributo alla spesa; – € 223.700,00 a titolo di finanziamento agevolato”.

Tra le condizioni di ammissibilità di questa concessione la “Documentazione attestante l’avvenuta regolarizzazione delle posizioni debitorie da parte delle società del Gruppo Seri (Fib S.p.A. e Menarini S.p.A.), inerenti ai finanziamenti agevolati concessi dall’Agenzia”.

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Groenlandia, c’è posta per Trump https://www.laredazione.net/groenlandia-ce-posta-per-trump/ Sat, 17 Jan 2026 11:36:59 +0000 https://www.laredazione.net/?p=11445 Se vuoi restiamo amici, ma noi siamo un popolo, una terra, una democrazia: è questo il messaggio che il Primo Ministro della Groenlandia manda al Presidente […]

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Se vuoi restiamo amici, ma noi siamo un popolo, una terra, una democrazia: è questo il messaggio che il Primo Ministro della Groenlandia manda al Presidente degli Stati Uniti.

Ha meno abitanti di Faenza. E’ la Groenlandia. Ha una popolazione totale di 59 mila persone, per ogni due abitanti vi è in media un bell’orso polare. L’Università della Groenlandia ha in totale 600 studenti e 19 dipendenti di cui 15 docenti.

La capitale Nuuk è grande come il Comune di Budrio, in provincia di Bologna. Eppure è l’isola più grande al mondo, con un’estensione di poco inferiore all’India ma semideserta, ed è al momento la terra più contesa del pianeta. Trump la vuole ad ogni costo.

Ironia della sorte, però, al Presidente degli Stati Uniti che usa le parole come una sciabola risponde il Primo Ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, che invece usa le parole come un fioretto. D’altra parte è a capo del Paese degli Inuit che si dice siano il popolo che ha almeno cinquanta modi per chiamare la neve. E’ anche il popolo che il filosofo Elias Canetti ammirava a dismisura perché dava importanza ai nomi come se fossero delle anime, tanto che quando nasceva un bambino questi, a prescindere dal proprio sesso, prendeva il nome della persona che era venuto a “sostituire”.

Ecco, infatti, l’ultimo messaggio recapitato pochi giorni fa da Jens-Frederik Nielsen, classe 1991, campione di badminton, al Presidente Trump, via social:

“Siamo amici intimi e fedeli degli Stati Uniti da generazioni. Siamo stati spalla a spalla nei momenti difficili. Ci siamo assunti la responsabilità della sicurezza dell’Atlantico settentrionale e non ultimo del Nord America. Ecco cosa fanno i veri amici.

Proprio per questo la retorica immediata e ripetuta degli Stati Uniti è assolutamente inaccettabile. Quando il presidente degli Stati Uniti parla di “abbiamo bisogno della Groenlandia” e ci collega con il Venezuela e l’intervento militare, non è solo sbagliato. Questo è così irrispettoso. Il nostro paese non è oggetto di retorica dei superpoteri. Siamo un popolo. Una terra. E la democrazia. Questo va rispettato. Specialmente da amici cari e fedeli.

Facciamo parte della NATO e siamo pienamente consapevoli della posizione strategica del nostro Paese. E ci rendiamo conto che la nostra sicurezza dipende dai buoni amici e dalle forti alleanze. A questo proposito, un rapporto rispettoso e leale con gli Stati Uniti è molto importante. È così da decenni. Ma le alleanze si basano sulla fiducia. E la fiducia richiede rispetto. Minacce, pressione e discorsi di annessione non appartengono a nessuna parte tra amici. Non si parla così ad un popolo che ha ripetutamente dimostrato responsabilità, stabilità e lealtà. Questo è abbastanza. Niente più pressione. Niente più indizi. Niente più fantasie sull’annessione. Siamo aperti al dialogo. Siamo aperti alle conversazioni. Ma deve avvenire attraverso i canali giusti e nel rispetto del diritto internazionale. E i canali giusti non sono post casuali e irrispettosi sui social.

La Groenlandia è la nostra casa e il nostro territorio. E così continua ad essere”.

(traduzione @laredazione.net)

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Bologna, la fame di case https://www.laredazione.net/bologna-la-fame-di-case/ Sat, 20 Dec 2025 11:37:20 +0000 https://www.laredazione.net/?p=11279 Bologna- Ricorda sempre più le “Città invisibili” di Italo Calvino, alternate a città ben visibili, come la “città dei taglieri a tutte le ore” o la […]

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Bologna- Ricorda sempre più le “Città invisibili” di Italo Calvino, alternate a città ben visibili, come la “città dei taglieri a tutte le ore” o la città delle proteste dei gruppi più antigonisti o protagonisti che antagonisti.

La sfida è avvincente: osservare le stratificazioni granitiche, però insinuate dalle infiltrazioni. Da una parte, ci sono le città nella città sempre più cristallizzate, le cui metafore sembrano quelle dolomie paracadutate, forse un po’ per caso, in questi giorni in piazza Maggiore.

La città dell’Università

Per storia e non solo, la prima menzione va alla città universitaria, 70 mila studenti e l’Istituzione Università che, con i suoi mille e passa anni di storia e il suo miliardo abbondante di bilancio annuo, convive e compete con la città Comune (bilancio 1,4 miliardi).

D’altra parte, c’è da prima del Comune e con norme e tribunali a parte, una sorta di zona franca storicamente, autonoma, come volle il Barbarossa[1] che le diede la possibilità di avere leggi proprie. La città dotta e grassa di allora ebbe un’intuizione, se vogliamo, sociale ma soprattutto imprenditoriale: creò studentati che riuscivano a ospitare con le prime borse di studio tanti studenti poveri. C’erano tante categorie di poveri che neanche pensavo potessero esistere – bravi i giornalisti di Irpimedia[2] – che le hanno ricordate: pauperes (poveri), indigentes (bisognosi), inopes (privi di mezzi), egeni (miseri), non habentes (non abbienti). Eppure riuscivano a studiare, quindi una ricchezza invisibile c’era. Tanto è vero che questa città dell’Università vive e brulica ancora oggi. Sono appunto i 70 mila studenti di cui 40 mila fuorisede che pagano i 500-600 euro al mese per posto letto (che moltiplicati per i giorni dell’anno, facendo un conto della serva, producono 200 milioni di euro annui).

Se si considera che ogni fuorisede spende 887 euro al mese, apportando alla città un contributo di 1 milione e 200 mila euro l’anno[3], senza poi considerare che chi si laurea a Bologna spesso rimane a lavorare nella città, apportando un ulteriore contributo di valore sociale ed economico.

La città dei turisti

Da pochi anni è sbocciata un’altra città nella città: quella dei turisti, sostenuta da voli low-cost, oltre che naturalmente da un appeal della città sempre dotta e grassa. Solo Ryanair stima 44 rotte diverse per quest’inverno, più l’intensificazione di frequenze su rotte come Barcellona, Budapest, Dublino e Tirana. Parliamo di una popolazione di turisti di 1,8 milioni (il dato è vecchio, del 2024), con 4 milioni di pernottamenti in città, con una media di soggiorno di 3 giorni e mezzo. Solo di tassa di soggiorno, aumentata per il 2025, causa Giubileo, il Comune prevede di incassare 16-17 milioni annui.

Il risultato è una città che ha più vocazioni, ammicca a più orizzonti che dovrà provare di ricomporre sempre più.

La città delle case contese

Questa del tetto sulla testa è al momento la città più disordinata perché è a tratti visibile e a tratti invisibile: tra key box e scantinati resi abitati (più che abitabili) ci si contendono i metri quadrati quasi con il coltello tra i denti. Le case bolognesi sono possedute quasi per il 70% da bolognesi (definizione con la quale ci si riferisce a persone che risiedono a Bologna). L’11% non viene affittato, calano le unità destinate ai canoni concordati, poi ciò che resta è oggetto di contesa tra la città dei turisti e quella universitaria. I turisti e gli affitti brevi (sono 5 mila gli alloggi di privati trasformati per gli affitti brevi) per ora segnano una netta vittoria. La città universitaria fa registrare un calo del 3% degli iscritti nel 2024 e un numero non precisato di studenti che vivono in condizioni inadeguate. Anche gli esperimenti di studentati creati in partnership con fondi stranieri (e non) non sembrano aver dato i risultati sperati, quando i costi di realizzazione e di gestione portano i fitti a superare tranquillamente gli 800 euro al mese per studente.

In questa corsa all’alloggio teniamo fuori quello che impropriamente viene chiamato turismo sanitario, ossia le persone che da fuori regione si rivolgono ai dieci ospedali di Bologna e provincia. Infine, accenniamo solo alle famiglie, senza scomodare troppo gli alloggi Erp (alloggi pubblici) che con un turnover del 4% l’anno vedono gli assegnatari mummificati all’interno di detti alloggi. Queste, non riuscendo a inserirsi in questa trama cara e fitta, provano a spostarsi innanzitutto nella prima cintura, definita per ovvie ragioni ad alta tensione abitativa, con costi che ormai raggiungono quelli della città storica.  

La fame di case, infine, genera un’altra città che si vorrebbe invisibile, cioè la coscienza collettiva vorrebbe confinarla nell’oblio, ma è molto visibile con materassi e piumoni di fortuna piazzati sotto i portici, meglio se il portico ha un muro laterale che aumenta la possibilità di riparo. Adesso figurano anche insiemi di tende da campeggio (già il nome stride perché allude a svago e villeggiatura), modelli molto semplici, da tenere montate vicine a formare un piccolo villaggio o cittadella che, anche questa, diventa visibile già dopo l’ora di cena.

Accanto o in filigrana rispetto a tutte queste città materiali si profilano quelle invisibili dei diritti: è la mia città perché ne ho diritto. Di questo ci occuperemo in un’altra occasione.

Per concludere con gli spazi fisici della città, al momento ci sono alcuni luoghi che rappresentano i luoghi di tutti, dove si convive.

Il più prosaico, ma indispensabile, è il supermercato versione local, per gli acquisti mordi e fuggi, che accontenta studenti, turisti e anche gli anziani che ancora vivono in città. Riducono al minimo le tentazioni e sono sempre pronti a ricevere la mano che apre il frigo che sia per l’acqua che per un tramezzino sottovuoto. Lo stesso non si può dire per i locali del cibo, perché gli spritz universitari o la pizza al taglio hanno luoghi deputati per la versione pop in alternativa alle birre da passeggio, mentre il turista cerca e trova ristoro per lo più con le gambe sotto il tavolo, in inverno al caldo dei “funghi”.

Il più poetico, invece, ha a che fare con l’arte. In estate c’è la grande meraviglia che, più che alla notte dei miracoli fa pensare alla piazza dei miracoli: il cinema in piazza, gratuito, bellissimo, per tutti tutti. Ognuno prende posto dove meglio si sente, gli studenti sui gradoni di San Petronio o appoggiati alle loro biciclette di fortuna, i turisti più accomodati ai tavolini dei bar che affacciano sulla piazza, gli anziani sulle sdraie portate da casa per essere sicuri di potersi sedere al cinematografo all’aperto. Così per diverse sere la città si ricompone sotto le stelle estive e ognuno può sognare i propri sogni e chissà che non si avverino.


[1] Come racconta Cardini.

[2] Gessi White, Città in affitto, Laterza, 2025.

[3] Fonte HousingBo.

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Perché gli asset russi sono il nodo https://www.laredazione.net/putin-e-la-sibillina-minaccia-alleuropa/ Wed, 03 Dec 2025 12:04:22 +0000 https://www.laredazione.net/?p=11228 Putin sta parlando a suocera perché nuora intenda.  “Se l’Europa vuole la guerra, la Russia è pronta”. Avverte Putin, spiegando anche, con un sorriso che pende […]

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Putin sta parlando a suocera perché nuora intenda. 

“Se l’Europa vuole la guerra, la Russia è pronta”. Avverte Putin, spiegando anche, con un sorriso che pende a sinistra, che non sarebbe come in Ucraina “dove agiamo chirurgicamente, con precisione e cautela, non è una guerra moderna, diretta”. Dove stanno facendo un lavoro fatto per benino, lascia intendere simpaticamente (guardatevi il video pieno di espressioni compiaciute). In Europa sarebbe “immediatamente”, senza negoziazioni.

Putin sta parlando all’Europa che è la suocera per far intendere a Trump che è la nuora. Qual è il messaggio?

Putin sta dicendo a Trump che non vuole l’Europa tra i piedi, ma il presidente americano che di affari se ne intende sa bene che c’è un nodo che non si può sciogliere senza l’Europa: il bottino di guerra. Come fanno lui e Putin a spartirsi i 300 miliardi di titoli russi congelati se il freezer che ne contiene almeno 200 sta in Europa (Belgio in particolare, Lussemburgo e Svizzera…)?

Putin quando fa riferimento ai 28 punti li chiama il Piano Trump – e non a caso, come a dirgli: lo hai proposto tu, perciò vedi come fare a togliere le castagne dal fuoco, cioè la montagna di miliardi congelati in pancia all’Europa.  

Nel Piano ci sono tante questioni. Lasciando da parte quella dei territori da cedere come fette di torte per un bambino goloso, figurano tante cose importanti: la parziale smilitarizzazione dell’Ucraina che diventerebbe il cuscinetto “molle” tra Russia ed Europa, la lingua russa e la chiesa ortodossa russa come ufficiali, le elezioni in Ucraina entro 100 giorni dalla firma dell’accordo e tanto altro. Eppure al tavolo zoppo manca la soluzione al punto dei titoli russi congelati che prevede: cento miliardi per sostenere progetti di ricostruzione, diretti dagli USA a cui spetterebbe anche la metà dei profitti; gli altri duecento miliardi per una gestione comune Russia-Usa. Ma come si può fare a sfilare all’Europa i titoli russi congelati senza coinvolgerla? 

A Trump il rompicapo.

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Menarini, che fine hanno fatto gli autobus? https://www.laredazione.net/menarini-che-fine-hanno-fatto-gli-autobus/ Sun, 16 Nov 2025 08:48:36 +0000 https://www.laredazione.net/?p=11100 A novembre, però, qualcosa è successo via San Donato, nella sede storica di Menarini. Leonardo, padrone di casa, ha venduto una porzione dell’immobile a Pm Immobiliare. […]

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A novembre, però, qualcosa è successo via San Donato, nella sede storica di Menarini. Leonardo, padrone di casa, ha venduto una porzione dell’immobile a Pm Immobiliare. Prezzo 1,8 milioni. Si rogita il 28 novembre. Dopodiché Seri pagherà a Pm Immobiliare (del gruppo Seri) un canone annuo di 183 mila euro con durata di sei anni rinnovabile.

Alla prossima fermata.

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Menarini bus, che cosa succede? https://www.laredazione.net/menarini-bus-che-cosa-succede/ Thu, 25 Sep 2025 16:20:31 +0000 https://www.laredazione.net/?p=10858 Bologna- È trascorso quasi un secolo dagli anni Venti del Novecento, quando Ettore Menarini cominciò a realizzare “carrozze da turismo” trainate da cavalli, in un’ex stalla […]

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Bologna- È trascorso quasi un secolo dagli anni Venti del Novecento, quando Ettore Menarini cominciò a realizzare “carrozze da turismo” trainate da cavalli, in un’ex stalla di via del Chiù, avviando così la bellissima storia della Menarini, la madre dei bus nostrani.

Menarini, Invitalia la cede nel 2024 ai casertani Civitillo

Ed è trascorso quasi un anno dall’estate 2024, quando la Menarini – dopo essere finita negli ultimi anni in “pancia” pubblica (Invitalia-Leonardo) – è stata ceduta a Seri SpA, la società della famiglia casertana Civitillo. I Civitillo sono stati formalmente definiti l’“unico soggetto seriamente interessato” (Bilancio Invitalia 2024). Le manifestazioni di interesse presentate a Invitalia – la nostra Agenzia per lo sviluppo – sono state 23. Tra queste, la proposta della cordata “petroniana” Marchesini-Gruppioni e Co. è stata definita deteriore dal Ministro D’Urso. 

L’offerta di Seri è stata ritenuta l’unica con un piano industriale serio. Nel piano c’era l’integrazione verticale, ossia il matrimonio del bus con l’elettrico, con le batterie al litio che Seri si apprestava a produrre con il mega progetto Teverola 1, la cittadella casertana dedita solo al litio, a cui seguirà Teverola 2.

Il risultato, ad oggi, è che le famose “carrozze del turismo”, un tempo trainate da cavalli, hanno preso la via di Flumeri (Avellino), dove si sta sviluppando la produzione dei bus. Le batterie al litio stanno, perciò, ricaricando alla grande, ma non carrozze e cavalli di Bologna, ora fermi ai box. 

Il quartier generale di San Sisto (Bologna) è ora svuotato dalle maestranze e non senza lotta – ogni volta che ci si trovava a transitare davanti allo storico stabilimento si vedevano sventolare le bandiere dei sindacati e gli operai mobilitati per difendere il proprio lavoro. Ora quel sito, con una bellissima storia alle spalle, dovrebbe diventare il “cervellone”del bus del futuro, secondo il serio piano industriale. Per questo mese di settembre erano attese le prime pietre del nascituro centro di ricerca, ma per ora la carrozza futuribile pare un bellissimo cavallo azzoppato.

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Bambini ucraini, la deportazione in Russia https://www.laredazione.net/bambini-ucraini-la-deportazione-in-russia/ Fri, 30 May 2025 14:38:32 +0000 https://www.laredazione.net/?p=10545 “I bambini della regione di Kherson andranno in vacanza e studieranno nel Litorale, nell’Estremo Oriente”. Praticamente al confino e al confine con la Cina. È il […]

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“I bambini della regione di Kherson andranno in vacanza e studieranno nel Litorale, nell’Estremo Oriente”. Praticamente al confino e al confine con la Cina. È il 21 aprile 2023 quando Vladimir Vasil’evič Sal’do, politico e militare russo, capo dell’amministrazione d’occupazione russa della regione di Kherson, fa questo sereno annuncio sul suo profilo Telegram, con tanto di orgogliosa foto del momento della firma.

Evidentemente “Qui il relax si unisce allo studio”. “Inoltre, abbiamo discusso della formazione del personale dei campi di addestramento “Океана”, Centro per bambini panrusso. Inutile dire che le gite all'”Океана” saranno gratuite per i nostri ragazzi e le nostre ragazze”.

Questa è la russificazione: una delle iniziative realizzate per trasformare i bambini ucraini in russi. Con i minori ucraini, nel bel mezzo di una guerra, è certamente più facile. Sono già 20 mila i minori deportati in Russia, come riporta in questo articolo “Avvenire”, il giornale che ha costantemente dato conto delle missioni diplomatiche, in particolare del cardinale Zuppi, e del lavoro delle organizzazioni umanitarie, come “Bring Kids Back”.  Con la speranza: “Ivan aveva smesso di parlare. A 4 anni e con un fucile puntato sulla mamma, lo spavento lo ha reso muto. Figlio di un militare ucraino, stava per essere separato dalla madre. Come Andrii, 7 anni, e sua sorella Mia, 12: spediti in un orfanotrofio russo erano già destinati all’adozione. Da alcuni giorni sono liberi e con loro un numero insperato di altri: 1.269”.

Ma come avviene la russificazione?

L’aggressione russa dell’Ucraina comincia il 24 febbraio 2022. Il 30 maggio Putin firma un decreto (il n. 330) che rende facilissimo prendere la cittadinanza russa per i “bambini ucraini rimasti senza cure parentali e inabili”. È l’autorità russa che decide chi può essere adottato tra tutti i bambini ucraini, non solo quelli provenienti dai territori occupati, e dà anche 20.000 rubli ogni famiglia russa che adotta (per ogni bambino adottato).

Con questo decreto nel 2022 Putin dà la benedizione alla deportazione dei minori ucraini, avviando un programma studiato a tavolino.

Per quanto riguarda la russificazione dei minori, “la Russia sta utilizzando almeno 43 campi per bambini in tutta la Russia per ospitare i bambini deportati, almeno 32 dei quali sono esplicitamente strutture di “rieducazione”. In questi campi i bambini ucraini sono indottrinati, attraverso programmi di studio attentamente curati e approvati dal Cremlino e corsi di addestramento “militare-patriottici”. Il processo di adozione priva i bambini ucraini dei loro nomi e luoghi di nascita ucraini, sostituendoli con certificati di nascita e documenti russi volti a cancellare l’identità ucraina del bambino e qualsiasi traccia documentale che consentirebbe alle autorità ucraine o ai familiari di cercarlo. Per i ragazzi ucraini adolescenti, l’accettazione forzata della cittadinanza russa può comportare una convocazione militare quasi immediata a combattere nell’esercito russo contro i loro connazionali ucraini”. I dettagli sono descritti nella ricostruzione dell’ISW, basata sull’attività del Laboratorio di Ricerca Umanitaria di Yale, il più importante lavoro di raccolta dati e informazioni sui minori ucraini deportati.

La “filtrazione” che prepara alla deportazione

Di questi processi pianificati dà conto anche il Parlamento europeo. In particolare della “filtrazione” che, sotto il nome di controllo di sicurezza, altro non è che un esercizio illegale di raccolta di dati in massa, che fornisce alle autorità russe grandi volumi di dati personali sui civili ucraini, compresi i loro dati biometrici. “Nel corso di tale procedura spesso le autorità russe confiscano i passaporti ucraini e costringono i cittadini ucraini a firmare accordi per rimanere in Russia, impedendo loro di tornare a casa, con l’evidente intenzione di modificare la composizione demografica dell’Ucraina; che, oltre alle deportazioni e alle adozioni forzate, la Russia, seguendo il suo concetto geopolitico di “Russkij mir” (“Mondo russo”), sta perseguendo una russificazione accelerata nei territori occupati dell’Ucraina”. L’OHCHR ha documentato segnalazioni credibili di minori separati dalle proprie famiglie nel caso in cui l’adulto accompagnatore non avesse superato la procedura di “filtrazione”. Già il 3 settembre 2022 il difensore civico ucraino ha affermato che più di 200 000 minori erano già stati trasferiti con la forza nella Federazione russa affinché potessero essere adottati da famiglie russe, e ha potuto verificare le circostanze della deportazione forzata di 7 000 minori ucraini”.

Una fonte importantissima per la ricerca dei bambini scomparsi è quella ucraina di “Children of war” che tiene monitorata la situazione in tempo reale. Nel momento in cui scriviamo dà conto di 40.918 minori ritrovati, ma anche di tutti le bambine e i bambini morti, deportati e dispersi. Il sito è 

https://childrenofwar.gov.ua/en/ e chiunque ha informazioni può comunicarle.

L’altro fondamentale lavoro di ricerca sui minori ucraini è quello che abbiamo già citato dell’Università di Yale, al momento è stato chiuso. Notizia delle scorse settimane è che sono stati tagliati i fondi a Yale che aveva avuto l’incarico di realizzare il progetto di raccolta dati sulle deportazioni dei minori, ciononostante la banca dati realizzata sembra ancora in disponibilità del Dipartimento.

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Carta igienica e mozzarella, i prezzi e gli “intrighi” internazionali https://www.laredazione.net/carta-igienica-e-mozzarella-i-prezzi-e-gli-intrighi-internazionali/ Tue, 12 Nov 2024 16:16:37 +0000 https://www.laredazione.net/?p=10038 Ecco come la guerra e le relazioni internazionali finiscono sulle nostre tavole e nelle nostre toilette. Questi due prodotti hanno registrato rincari fino al 50% in […]

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Ecco come la guerra e le relazioni internazionali finiscono sulle nostre tavole e nelle nostre toilette. Questi due prodotti hanno registrato rincari fino al 50% in due anni, tra i motivi il conflitto in Ucraina, la crisi nel canale di Suez e gli incendi delle foreste in Nord America. Vediamo cosa accade.

Sono tutte e due bianche ed entrambe regine, una è regina della tavola, l’altra del rotolo. Sono sua maestà la mozzarella e sua maestà la carta igienica. Il titolo regale è meritato sul campo anche per i rincari che hanno registrato. Entrambe in soli due anni sono aumentate del 30-40% e, per questo, sempre più spesso speriamo di trovarle relegate nell’angolo delle Cenerentola: il settore delle offerte. 

Abbiamo condotto una semplice analisi e, non soltanto dei prezzi, ma delle ragioni che ne fanno due prodotti sempre più costosi. Per scoprire che le due candide regine sono sovrane di guerre, incendi e grandi affari. 

La mozzarella, perché costa sempre più 

È il formaggio (sì sì, è un latticino, ma nell’export lo possiamo mettere sulla bilancia dei formaggi) più venduto dall’Italia agli altri Paesi, sia in termini di volumi che di valore. Anche più del Parmigiano reggiano. Si tratta di 390 tonnellate per un valore alla produzione di 2,8 miliardi annui. Il rincari costanti non rallentano gli acquisti, in particolare delle mozzarelle di latte vaccino. Non le mettiamo nel carrello – mediamente- a meno di 10-12 euro al chilogrammo, a volte si trova anche qualche prodotto più economico ma occhio agli ingredienti.

Mozzarella, i vari tipi

La mozzarella di latte vaccino si dice che abbia questo costo perché per produrne un chilogrammo è necessario usare 7-8 litri di latte fresco. Sull’etichetta devono essere indicati solo: latte, fermenti lattici, caglio e sale. Eppure spesso acquistiamo come mozzarella prodotti che sono frutto di semilavorati, cioè sostanza già lavorata: una cagliata conservata ossia non da latte fresco. Si tratta di prodotti importati dall’estero a bassissimo costo, da Paesi in cui il costo del latte è inferiore e dove è possibile usare latte in polvere. Sull’etichetta a ben guardare troveremo la presenza di correttori come acido citrico o lattico.

La carta igienica, perché costa sempre di più 

Per la carta igienica i rincari registrati nell’ultimo biennio sono: “una confezione da 4 rotoli costava in media in Italia 1,74 euro nel 2021, mentre oggi, per la stessa confezione, si spendono mediamente 2,51 euro, con un aumento esattamente del +44,2%”, Centro di formazione e ricerca sui consumi (crc). Poi può capitare che i rotoli diventino sempre più piccoli, meno strappi rispetto ai canonici 500 e più corti, meno veli, per quello che si chiama il fenomeno dello shrinkflation.

Su questa lievitazione dei costi più che un paniere dei prezzi, c’è un paniere di ragioni.

Negli ultimi gli incendi di varie foreste nel Nord America e in Canada avrebbe indotto questi Paesi a evitare le esportazioni del legno destinato alla cellulosa per la carta igienica. A ciò si aggiunge la guerra in Ucraina che avrebbe causato l’impossibilità di importare il legname dalla Russia (cosa che l’Italia faceva prima dell’aggressione all’Ucraina), per non parlare dei rincari dei costi energetici. Inoltre, nel paniere va messa la complessa circolazione delle navi nel canale di Suez. Infine, il forte ricorso agli acquisiti online che avrebbe assorbito molta materia prima (cellulosa) per il packaging (scatole, scatoline e pacchi e pacchetti vari), sottraendola al mercato.

Bolzano è la città dove costa di più (3,40 quattro rotoli, fonte: Crc) e Grosseto la seconda più cara, nonostante il triangolo di produzione di questo prodotto sia proprio in Toscana. Tra Lucca e Pistoia sono attive 325 aziende produttrici di carta igienica che complessivamente generano l’80% del prodotto.

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Commissario per la siccità nel “cuore” d’Italia https://www.laredazione.net/commissario-per-la-siccita-nel-cuore-ditalia/ Tue, 08 Oct 2024 15:02:24 +0000 https://www.laredazione.net/?p=9919 Arriva il Commissario per la siccità, in Umbria, per studiare come tenere in vita il lago Trasimeno. Potrebbe essere il Tevere, nei momenti di abbondanza delle […]

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Arriva il Commissario per la siccità, in Umbria, per studiare come tenere in vita il lago Trasimeno. Potrebbe essere il Tevere, nei momenti di abbondanza delle sue acque, ad alimentare il lago.

Non è uno scherzo, anche se potrebbe sembrare. Mentre alcune regioni italiane sono interessate da maltempo ed esondazioni, nel cuore del Paese viene nominato un Commissario per la siccità. 

Fresco di nomina il Commissario Nazionale per la siccità presso il Lago Trasimeno fa il suo primo sopralluogo “per valutare possibili interventi di contrasto alla siccità che ha colpito il bacino”. Innanzitutto si è proceduto all’ispezione del punto in cui la condotta proveniente dalla diga di Montedoglio potrebbe intercettare un piccolo ruscello affluente del Lago Trasimeno. Bisognerà indagare sulla qualità delle acque di Montedoglio e verificare la loro compatibilità con quelle del Lago Trasimeno. Il 15 ottobre è previsto un incontro tra Regioni Umbria e Toscana per  un accordo di programma proprio per la gestione della diga di Montedoglio. “Si ipotizza di utilizzare fino a 10 milioni di metri cubi d’acqua durante i periodi di abbondanza del Tevere per alimentare il lago. Questo potrebbe permettere un innalzamento del livello del Trasimeno di circa 10 cm all’anno, anche in caso di scarse precipitazioni”.

https://www.regione.umbria.it/dettaglionotizie/-/asset_publisher/lU1Y2yh4H8pu/content/primo-sopralluogo-del-commissario-nazionale-per-la-siccita-al-lago-trasimeno-soluzioni-per-combattere-il-calo-del-livello-delle-acque?read_more=true

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