Emanuele Manfredo, Autore presso La Redazione https://www.laredazione.net/author/emanuele-manfredo/ Giornale digitale di inchieste, attualità, approfondimenti e fotogiornalismo Sun, 26 Apr 2026 17:27:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.3 https://www.laredazione.net/wp-content/uploads/2021/06/cropped-Laredazione.net-Logo-32x32.png Emanuele Manfredo, Autore presso La Redazione https://www.laredazione.net/author/emanuele-manfredo/ 32 32 Venezuela: transizione democratica o “Chavismo senza Maduro”? https://www.laredazione.net/venezuela-transizione-democratica-o-chavismo-senza-maduro/ Sun, 26 Apr 2026 17:27:26 +0000 https://www.laredazione.net/?p=11874 A quasi quattro mesi dall’operazione Absolute Resolve e dall’uscita di scena di Nicolás Maduro, il Venezuela non sta attraversando una democratizzazione lineare, bensì una complessa fase […]

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A quasi quattro mesi dall’operazione Absolute Resolve e dall’uscita di scena di Nicolás Maduro, il Venezuela non sta attraversando una democratizzazione lineare, bensì una complessa fase di riassetto egemonico. Guidato ad interim da Delcy Rodríguez verso le elezioni del 3 agosto 2026, il Paese sperimenta una timida ripresa macroeconomica trainata dalla rinegoziazione delle rendite petrolifere, ma la democrazia resta un miraggio intrappolato tra pratiche di cattura dello Stato, censura strutturale e un’emergenza umanitaria sistematicamente silenziata dalla narrativa ufficiale. Le strade di Caracas offrono oggi una facciata di normalizzazione istituzionale apparentemente perfetta. L’iconografia onnipresente dell’ex leader sta svanendo dai muri della capitale, lasciando il posto a una narrazione internazionale rassicurante che prefigura una transizione pacifica verso le urne. Eppure, decostruendo la superficie di questa Pax Venezolana, emerge il tentativo di consolidare una resilienza autoritaria: non stiamo assistendo allo smantellamento del regime, ma alla sua mutazione in un chavismo tecnocratico, depurato dagli eccessi personalistici per compiacere le cancellerie occidentali e sbloccare i mercati energetici globali. Per comprendere l’entità di questa mutazione, abbiamo incrociato le valutazioni del diritto internazionale e le indagini sul campo con i dati grezzi elaborati dalle agenzie delle Nazioni Unite e internazionali.

Propaganda de Nicolás Maduro para la campaña presidencial de 2013, a pocos meses de la muerte de Chávez. “Por amor a Chávez, Maduro Presidente”Copyright: Creative Commons Zero

Nella narrazione dominante, il crollo di Maduro avrebbe dovuto innescare un effetto domino sull’intero apparato statale; la realtà effettiva, tuttavia, è quella di un’élite burocratica e militare che tenta di razionalizzare il proprio controllo.

“Non percepisco una vera rottura con il passato, ma non credo nemmeno che la transizione verso un chavismo senza Maduro sia già consolidata,” spiega Rafael Osío Cabrices, direttore di Caracas Chronicles. Secondo l’analista, il clan Rodríguez sta orchestrando una cooptazione strategica per riorganizzare un nuovo chavismo su misura in vista delle elezioni, aggregando fazioni precedentemente emarginate per arginare una crisi di legittimità impossibile da curare con mere riforme cosmetiche. Sotto il profilo istituzionale, l’assunzione dei poteri da parte di Delcy Rodríguez ha garantito una continuità formale, ma le asimmetrie elettorali non sono state sanate e l’impalcatura legale della repressione è intatta.

“Il lavoro quotidiano dei media è cambiato solo nel senso che oggi sembra meno pericoloso inviare reporter per le strade,” continua Osío Cabrices, confermando che le leggi liberticide restano in vigore e che lo Stato di polizia non è stato smantellato, mantenendo le istituzioni asservite all’esecutivo.

Banner at demonstrations and protests against Chavismo and Nicolas Maduro government Copyright: Creative Commons Zero

Giustizia transazionale: l’’amnistia come arma geopolitica Il vero banco di prova di questa presunta apertura è la Legge di Amnistia approvata lo scorso 19 febbraio 2026, che si configura non come uno strumento di giustizia transizionale, ma come un’arma di Realpolitik. L’apertura delle celle del famigerato carcere di El Helicoide, secondo i dati della ONG Foro Penal, è avvenuta seguendo una logica transazionale: le scarcerazioni procedono col contagocce e rimangono vincolate a misure cautelari progettate per mantenere le inabilitazioni politiche dei leader dell’opposizione, impedendo loro di candidarsi. Come sottolinea Osío Cabrices, questa amnistia asimmetrica è stata concepita dal chavismo per “perdonare a se stesso le proprie atrocità”, decidendo unilateralmente chi graziare e chi escludere, come nel caso di María Corina Machado. Questa strategia viola palesemente la giurisprudenza della Corte Interamericana dei Diritti Umani, trasformando le liberazioni in una performance diplomatica volta ad allentare le sanzioni statunitensi piuttosto che a ripristinare lo stato di diritto.

2026 Gift to President Donald Trump of the Nobel Peace Prize medal awarded to Maria Corina Machado at the White House Oval Office on 15 January. This file is a work of an employee of the Executive Office of the President of the United States, taken or made as part of that person’s official duties. As a work of the U.S. federal government, it is in the public domain.

Il paradosso umanitario: macroeconomia estrattiva e privazione sociale

Se la transizione politica appare congelata, la parziale liberalizzazione economica maschera profonde disuguaglianze strutturali. L’infusione di capitali derivante dai nuovi accordi petroliferi genera “dividendi invisibili” che non riescono a penetrare il tessuto sociale. I rapporti internazionali descrivono un panorama di perdurante deprivazione: l’estensione del Piano di Risposta Umanitaria 2026 dell’ONU (OCHA) certifica che 5,5 milioni di venezuelani necessitano ancora di assistenza vitale , richiedendo uno sforzo finanziario di 632 milioni di dollari , ma le agenzie sono riuscite a raggiungere sul campo solo 582.000 persone. A confermare l’inefficacia delle politiche redistributive statali intervengono i dati di HumVenezuela per il 2024-2025, i quali rivelano che ben l’87% delle donne e delle adolescenti è tuttora costretto ad acquistare cibo meno preferito o di scarto per arginare l’indigenza, mentre il 60,5% incontra gravissime difficoltà nell’accesso ai presidi ospedalieri. In questo vuoto di welfare, organizzazioni come il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) agiscono da supplenti dello Stato, dovendo assistere 235.224 cittadini per le cure mediche primarie e riabilitare le infrastrutture idriche per 75.652 persone.

Il veto della diaspora: la sfiducia popolare come indicatore politico

Questa paralisi sistemica si riflette specularmente nelle dinamiche della diaspora, che rappresenta oggi il termometro più affidabile della sfiducia popolare verso l’attuale establishment. I dati dell’UNHCR evidenziano che su un bacino stimato a fine 2025 in 6,9 milioni di venezuelani rifugiati in America Latina e nei Caraibi , una schiacciante maggioranza del 65% non ha alcuna intenzione di fare ritorno in patria. Le motivazioni che inibiscono il rimpatrio smontano la narrazione governativa di un Paese pacificato: il 58% dei migranti confessa di avere il terrore di rientrare , indicando come ostacoli insormontabili la disoccupazione cronica (22%) , l’insicurezza generalizzata (22%) e l’insicurezza alimentare (16%). La diaspora pone condizionalità inequivocabili: l’85% subordina il ritorno a una reale rinascita del mercato del lavoro e l’83% a una transizione politica effettiva. A quasi due mesi da Absolute Resolve, il Venezuela scivola dunque verso la legittimazione di una nuova autocrazia ibrida: economicamente più vitale e diplomaticamente tollerata, ma fondata su un saldo controllo sociale. Mentre l’economia estrattiva riparte, la reale emancipazione democratica del popolo venezuelano rischia di trasformarsi nel danno collaterale di una spregiudicata normalizzazione geopolitica.

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Haiti, un viaggio tra i bambini reclutati e abusati https://www.laredazione.net/haiti-un-viaggio-tra-i-bambini-reclutati-e-abusati/ Fri, 31 Oct 2025 13:30:11 +0000 https://www.laredazione.net/?p=10957 La crisi umanitaria ad Haiti rappresenta oggi una delle più gravi e dimenticate al mondo. Nel 2025 circa 6 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, […]

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La crisi umanitaria ad Haiti rappresenta oggi una delle più gravi e dimenticate al mondo. Nel 2025 circa 6 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, tra cui 3,3 milioni di bambini (Unicef).

Nella capitale Port-au-Prince, oltre l’80% del territorio urbano è sotto l’influenza diretta o indiretta dei gruppi armati, come riportano le Nazioni Unite. Il controllo delle vie di accesso e dei quartieri ha paralizzato la vita civile, ostacolando la distribuzione di beni e aiuti.

La condizione dei minori è “terribile”, la violenza diffusa sta distruggendo le vite e costringendo un numero crescente di famiglie alla fuga. Si stima che un bambino su otto sia oggi sfollato all’interno del paese e, nell’arco di un anno, il numero di minori costretti ad abbandonare le proprie case sia quasi raddoppiato, raggiungendo quota 680.000 (Unicef, gennaio 2025).

Le Nazioni Unite avvertono che la perdita della casa e della comunità espone i bambini a nuovi rischi, tra cui lo sfruttamento sessuale e il reclutamento forzato da parte delle gang.

In crescita violazioni dei diritti dell’infanzia e reclutamento forzato infantile

L’istruzione è uno dei settori più gravemente colpiti. Sarebbero 1.606 scuole chiuse, di cui oltre 1.000 completamente inattive. Ciò si traduce in 243.000 studenti e 7.500 insegnanti privati dell’accesso all’istruzione (Cluster Educazione UNICEF-OCHA).

In diverse aree, gli edifici scolastici sono stati trasformati in rifugi per sfollati o in basi per gruppi armati. Nella sola Tabarre, nell’area metropolitana della capitale, 25 scuole risultano occupate e altre 32 distrutte.

La rappresentante dell’UNICEF in Haiti, Geeta Narayan, ha spiegato che i trasferimenti monetari umanitari costituiscono una componente essenziale della risposta dell’agenzia, poiché consentono alle famiglie di soddisfare i bisogni immediati e, in alcuni casi, di reinserire i bambini nel sistema scolastico.

Rose Mitha, madre di due figli sfollata da Port-au-Prince a Léogâne, racconta di aver perso tutto durante i combattimenti e di essere riuscita, grazie agli aiuti, a garantire ai propri figli un ritorno parziale alla scuola e a una quotidianità più stabile (tra le storie documentate dall’Unicef).

Il deterioramento della sicurezza ha esposto i minori haitiani a una violenza sistematica e diffusa. Il Paese registra oggi “uno dei più alti livelli di violazioni dei diritti dei bambini al mondo”, secondo l’ultimo rapporto dell’UNICEF presentato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 29 agosto 2025..

Insegnante in una scuola di Haiti
©Unicef

Nel 2024 le Nazioni Unite hanno verificato oltre 2.000 gravi violazioni contro i minori, con un incremento del 500% rispetto all’anno precedente. La tendenza si è aggravata nel 2025, con un aumento del 25% già nel primo trimestre dell’anno.

Le forme di abuso documentate includono reclutamento e utilizzo di bambini da parte dei gruppi armati, che hanno registrato un incremento di quasi 700%, oltre a un aumento del 54% delle uccisioni e mutilazioni. Le stime più recenti suggeriscono che i minori rappresentino circa la metà dei membri dei gruppi armati attivi.

Molti di loro vengono costretti a combattere o impiegati come vedette, corrieri o portatori di armi. Altri subiscono violenze sessuali sistematiche, utilizzate come strumento di terrore per controllare le comunità e punire le famiglie ritenute ostili. Nel 2024 i casi di violenza sessuale contro i bambini sono aumentati del 1.000%, e che oltre un quarto di tali episodi è attribuito a stupri di gruppo commessi da bande. La diffusione di armi più sofisticate e di ordigni esplosivi ha aggravato la letalità degli scontri urbani, aumentando il numero di vittime infantili.

Il reclutamento e la violenza sui minori avvengono in un contesto di impunità quasi totale, dove il collasso istituzionale e l’assenza di forze di sicurezza statali efficienti rendono impossibile la protezione dei civili.

Nel suo intervento al Consiglio di Sicurezza, Catherine Russell, Direttrice Generale dell’UNICEF, ha sottolineato che i bambini haitiani continuano a subire “sofferenze inimmaginabili” nel mezzo di una violenza armata brutale, evidenziando come il negato accesso umanitario da parte dei gruppi armati costituisca a sua volta una grave violazione dei diritti dell’infanzia. L’agenzia ha infatti registrato 728 episodi di negazione dell’accesso nel 2024, rispetto ai soli cinque dell’anno precedente.

Russell ha anche richiamato l’attenzione sulla vulnerabilità del personale umanitario, ricordando che nel 2025 sei operatori dell’UNICEF sono stati temporaneamente presi in ostaggio durante una missione sul campo.

Nonostante ciò, l’agenzia continua a operare sul territorio, avendo garantito nel corso dell’anno cure per 21.000 bambini affetti da malnutrizione acuta grave, assistenza sanitaria a 117.000 persone e accesso all’acqua potabile a 140.000 cittadini.

Tra i beneficiari di questi programmi vi è Jean Robert, un adolescente di 15 anni smobilitato da un gruppo armato nella zona di Cité Soleil nel 2024. Attraverso il Protocollo per la liberazione dei bambini associati ai gruppi armati, promosso dal Governo haitiano e dall’UNICEF, il ragazzo ha potuto accedere a un percorso di riabilitazione e reinserimento scolastico.

Oggi frequenta una scuola comunitaria a Croix-des-Bouquets, dove racconta di voler diventare insegnante “per aiutare altri bambini a non finire nelle gang”.  

Il nuovo Programma di prevenzione e riabilitazione contro il reclutamento di bambini e giovani, lanciato nel luglio 2025, rappresenta un passo concreto per proteggere i minori dal coinvolgimento nella violenza e restituire loro opportunità educative e di sostegno psicosociale.  

Russell ha infine affermato che “la pace e la ricostruzione del Paese non potranno essere raggiunte se i bambini continueranno a vivere nella paura e nella privazione”.

Haiti, il sistema sanitario e la crescente violenza di genere

La crisi ha profondamente compromesso anche il sistema sanitario nazionale. Dalla riemersione del colera nel 2022, sono stati segnalati oltre 87.000 casi sospetti fino al 2025.

Le strutture mediche operano con carenze estreme di personale, farmaci e dispositivi di sicurezza. Gli insediamenti di sfollati, sovraffollati e privi di servizi igienici adeguati, costituiscono un terreno fertile per epidemie e malnutrizione acuta infantile.

Il 94% delle donne e delle ragazze vive in aree ad alto rischio di violenza di genere. L’insicurezza generalizzata limita l’accesso ai servizi di salute e protezione, lasciando la popolazione femminile particolarmente esposta a episodi di violenza sessuale e sfruttamento (Rapporti ONU-OCHA).

Ad Haiti in corso paralisi economica e insicurezza alimentare

L’espansione del controllo armato ha paralizzato i trasporti e ostacolato il commercio. Sono 5,7 milioni gli haitiani che si trovano oggi in condizione di insicurezza alimentare acuta (fase IPC 3 o superiore), mentre 8.400 persone sono già in stato di carestia estrema (fase IPC 5).

Una risposta umanitaria in grave difficoltà

L’inflazione, stabilmente intorno al 30%, ha ridotto drasticamente il potere d’acquisto e aggravato la crisi economica. La siccità primaverile del 2025, seguita da gravi inondazioni a settembre, ha distrutto raccolti e infrastrutture agricole, tra cui il ponte di Trois-Rivières.

Un contadino della regione di Artibonite ha descritto la difficoltà di trasportare i prodotti agricoli a causa delle strade bloccate e dell’aumento costante dei costi del carburante. Anche quando riescono a vendere i propri beni, ha riferito, i ricavi non bastano a garantire il fabbisogno alimentare minimo. (Intervistato dall’OCHA nel luglio 2025).

A giugno 2025, il Piano di Risposta Umanitaria per Haiti, valutato in totale 908 milioni di dollari, risultava finanziato solo per l’8%.

Con la sospensione dei voli commerciali a causa dell’insicurezza, il Servizio Aereo Umanitario delle Nazioni Unite (UNHAS) è rimasto l’unico collegamento per l’ingresso di personale e piccoli carichi di aiuti, ma anche questa attività rischia di essere interrotta in assenza di ulteriori 3,9 milioni di dollari di finanziamento.

Ulrika Richardson, Coordinatrice Umanitaria delle Nazioni Unite per Haiti, ha espresso preoccupazione per il fatto che le famiglie già colpite dalla povertà e dalla violenza rischiano di non ricevere assistenza nelle fasi più critiche. Ha inoltre sollecitato un intervento tempestivo della comunità internazionale, sottolineando che ogni ritardo potrebbe avere conseguenze irreversibili.

La crisi haitiana rappresenta  un intreccio di emergenze di varie tipologie:politiche, economiche, climatiche e umanitarie, che colpiscono in particolare le categorie più fragili e deboli come i bambini e le donne.

I dati delle Nazioni Unite e le testimonianze raccolte sul campo descrivono un paese intrappolato in un ciclo di violenza sistematica in cui i diritti fondamentali all’istruzione, alla sicurezza e alla salute vengono irrimediabilmente compromessi.

Ogni ritardo nell’intervento internazionale comporta costi umani incalcolabili. Proteggere i bambini di Haiti significa salvaguardare la possibilità stessa di un futuro per l’intera nazione e per le successive generazioni. Fonte Unicef

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