Lorena Papini, Autore presso La Redazione https://www.laredazione.net/author/lorena-papini/ Giornale digitale di inchieste, attualità, approfondimenti e fotogiornalismo Thu, 19 Mar 2026 17:04:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://www.laredazione.net/wp-content/uploads/2021/06/cropped-Laredazione.net-Logo-32x32.png Lorena Papini, Autore presso La Redazione https://www.laredazione.net/author/lorena-papini/ 32 32 Ultima Generazione, rischiano 5 anni gli attivisti blocca-traffico https://www.laredazione.net/ultima-generazione-rischiano-5-anni-gli-attivisti-blocca-traffico/ Wed, 29 Nov 2023 17:30:09 +0000 https://www.laredazione.net/?p=9106 Bologna- Rinviata al 7 dicembre l’udienza in cui si deciderà se condannare i rappresentanti di Ultima Generazione che hanno interrotto la circolazione stradale a Bologna poche […]

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Bologna- Rinviata al 7 dicembre l’udienza in cui si deciderà se condannare i rappresentanti di Ultima Generazione che hanno interrotto la circolazione stradale a Bologna poche settimane fa. Sono due capi-scout e un’illustratrice e rischiano fino a 5 anni di carcere. Vediamo perché. Abbiamo intervistato T., uno dei portavoce di Ultima Generazione.

Il 3 novembre scorso uscivano dal Tribunale di Bologna tre attivisti del gruppo ecologista Ultima Generazione, con due divieti di dimora in città e un obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Conseguenze pesanti, alle quali tuttavia gli attivisti di Ultima Generazione non sono nuovi, a causa delle loro azioni eclatanti di “disobbedienza civile”; azioni tanto preoccupanti da aver spinto il deputato leghista Gianangelo Bof a presentare una proposta di legge per contrastare “le intemperanze di sedicenti attivisti ambientalisti ed ecologisti che impediscono, con il proprio corpo, l’ordinata circolazione stradale”.

Un “programma di proteste” serrato

Silvia, Mida ed Ettore, i tre protagonisti della vicenda di Bologna, sono stati processati per direttissima con le accuse di violenza privata aggravata e danneggiamento, poiché il giorno precedente (2 novembre) avevano condotto un blocco di protesta alla tangenziale della città. Una decina di attivisti e attiviste avevano bloccato la tangenziale della città, tra le uscite Fiera e via Stalingrado, sedendosi sulla carreggiata, e, in due casi, cementando le mani alla stessa. L’udienza si è conclusa con due divieti di dimora e un obbligo di firma. “Quello che lascia senza fiato -commenta T.- è che il giorno in cui in cui sono stati arrestati, c’è stata l’alluvione in Toscana, con l’allagamento a Campi Bisenzio, San Piero a Fonti e Quarrata, nella zona di Pistoia; e abbastanza interessante vedere come l’attenzione di chi può fare qualcosa si rivolga verso chi sta cercando di inquadrare il problema piuttosto che verso il problema.”

La protesta di Bologna, in ogni caso, non è l’unica. Come ci informa T., “Noi eravamo a Bologna all’interno di quello che è stato finora il nostro programma autunnale: abbiamo portato azioni in diverse città d’Italia, partendo da Milano, Torino, Padova, Verona, poi siamo scesi a Bologna. In questi ultimi giorni ci sono state diverse azioni in Sicilia e a Cagliari. Insomma, stiamo continuando a muoverci, e in quella settimana abbiamo deciso di fermarci su Bologna”. “Nel momento in cui abbiamo iniziato questo percorso di resistenza sapevamo benissimo che saremmo finiti in bocca alla repressione, era assolutamente nel conto. La disobbedienza civile ti mette davanti alle conseguenze delle tue azioni, anche a livello penale”. “Abbiamo un lungo tour autunnale di processi; tra poco ci sarà il processo per l’azione agli Uffizi in primavera, poi ci sarà l’ultima seduta per l’azione al Senato, e così via con una fila di processi (…), a cui risponderemo sempre con la nostra presenza”.

Perché tutte queste proteste?

Se le conseguenze per proteste così accese ed eclatanti sono tanto gravi, cosa spinge gli attivisti a proseguire, e non cambiare modalità?

“Figurati se io avrei mai voluto mettermi a bloccare le strade -dice T. -nessuno di noi che sta facendo quello che fa aveva questo tra i piani di vita. Silvia è un’illustratrice e una dottoranda in filologia, Mida ed Ettore sono capi-scout… ognuno di noi ha la sua storia; ma ad un certo punto si è reso conto che ci sono delle cose davanti a cui non può più far finta di niente. Ognuno di noi ha avuto il momento in cui si è messo davanti allo specchio e si è chiesto “cosa sono disposto a dare per ciò a cui tengo di più?”

E perché due capi-scout e un’illustratrice si trovano processati per direttissima, vedendosi affibbiare due divieti di dimora e un obbligo di firma?

“(…) La transizione ecologica ci sarà, il problema è come: perché ad occhio e croce, per chi in questo momento può decidere, il costo di qualche miliardo di vite vale la possibilità di mantenere tutto il proprio potere e la propria ricchezza; queste sono le cifre da qui a fine decennio, a causa della combinazione tra fallimento dei raccolti, condizioni climatiche sempre più insopportabili in una fascia ormai enorme del pianeta, le guerre e le emigrazioni di massa che ne seguiranno”.

Cosa propone Ultima Generazione?

Al momento, la richiesta principale del gruppo è un Fondo Riparazione, ovvero un fondo preventivo e permanente di 20 miliardi di euro sempre pronti ad essere spesi per ripagare i danni da calamità ed eventi climatici estremi, in modo da fornire supporto immediato ai territori e alle vittime, tramite processi partecipativi, agili e poco burocratizzati. I fondi, secondo gli attivisti, dovrebbero essere ottenuti “livellando le ingiustizie sociali”, ovvero tramite “extra-profitti delle industrie fossili, taglio totale dei sussidi pubblici ai combustibili fossili, taglio degli stipendi dei manager delle industrie energivore partecipate dallo stato, taglio degli stipendi della classe politica, taglio delle spese militari”.

Questa richiesta deriva, per Ultima Generazione, da una necessità di riconoscere delle responsabilità politiche nella situazione attuale. “20 miliardi è una cifra ragguardevole -riconosce T.- ma ragionandoci quei soldi si trovano, e non rappresenta solo la possibilità di aiutare chi nei prossimi anni avrà problemi (e saranno tante persone), ma una presa d’atto da parte del Governo. L’istituzione di quel fondo, anche di meno di 20 miliardi, è una presa d’atto del fatto che la nuova realtà è questa, in cui succede un evento catastrofico ogni mese. È questo che noi vorremmo dal Governo: e invece continuiamo a far finta che non stia succedendo niente, e questo è preoccupante”. 

Ultima Generazione e tutti gli altri: una rete

Ultima Generazione non è certo l’unica realtà a puntare il dito contro questi problemi: “Siamo in dialogo costante con tutte le altre realtà che si occupano di ecologismo in Italia e non solo, con partiti dentro e fuori dal Parlamento. Fosse anche perché o ci salviamo tutti insieme o non si salva nessuno”. Il movimento fa anche parte della rete A22, che comprende una decina di movimenti in diversi Paesi, che condividono, in linea di massima, le stesse idee e le stesse modalità d’azione. “Questo è il momento in cui è assolutamente necessario riprovare a fare questo passo avanti tutti insieme, dal più piccolo centro sociale di provincia ai Fridays for Future, ai sindacati federali; che ci sia un risveglio di orgoglio, per provare a cambiare le cose. (…) L’alternativa è lasciare che qualcun altro decida per noi il nostro futuro, e in questo momento qualcuno sta progettando il nostro futuro in un pianeta di almeno due gradi più caldo”.

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Congedo mestruale, ecco cosa ha deciso il liceo di Ravenna https://www.laredazione.net/congedo-mestruale-ecco-cosa-ha-deciso-il-liceo-di-ravenna/ https://www.laredazione.net/congedo-mestruale-ecco-cosa-ha-deciso-il-liceo-di-ravenna/#respond Sun, 26 Feb 2023 09:00:11 +0000 https://www.laredazione.net/?p=7967 Anche nei licei di Bologna se ne sta discutendo, si sono incontrati i rappresentanti del Sabin, Minghetti, Fermi, Copernico, Laura Bassi e Galvani.

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Anche nei licei di Bologna se ne sta discutendo, si sono incontrati i rappresentanti del Sabin, Minghetti, Fermi, Copernico, Laura Bassi e Galvani.

Il liceo artistico di Ravenna “Nervi-Severini” aveva fatto discutere per la decisione di inserire un congedo mestruale per le ragazze con dismenorrea certificata, eppure sembra che gli studenti italiani non aspettassero altro che un’apertura per farsi sentire. A un mese circa dall’adozione a Ravenna, molte scuole ne stanno dibattendo, e qualcuno si organizza anche in forma di rete tra più istituti. Facciamo quindi il punto del dibattito sul congedo mestruale nelle scuole italiane.

La proposta del Nervi-Severini di Ravenna

Al Liceo Nervi-Severini, il percorso per l’adozione della misura è partito dal basso. Per la precisione a sviluppare la proposta è stata una studentessa, Chiara P., che soffre della condizione medica in questione, al punto che dichiara di perdere dal primo anno “almeno un giorno al mese di scuola per questo motivo. (…) Non riesco neppure a stare seduta e sento dolore anche solo tenendo i jeans stretti. Ed è un fastidio costante che non passa con le medicine”. La studentessa si è dunque informata su iniziative analoghe, ha organizzato un’indagine anonima all’interno della scuola, e, avendo ottenuto riscontri positivi, ha portato la problematica all’attenzione del preside. Gianluca Dradi, preside del liceo, si dimostra molto disponibile, si ragiona sulla proposta, e si arriva presto alla soluzione, che viene adottata alla fine di dicembre 2022.

La frequenza alla scuola secondaria di secondo grado è regolata dall’ articolo 14, comma 7, del Regolamento di coordinamento delle norme per la valutazione degli alunni di cui al DPR 22 giugno 2009, n. 122, che impone, per la validità dell’anno scolastico, la frequenza obbligatoria di almeno i tre quarti dell’orario personalizzato. È prevista anche, però, la possibilità per le scuole di individuare delle eccezionali e documentate deroghe a questa quota massima di assenze. Il provvedimento del liceo di Ravenna, dunque, si avvale di quest’ultima possibilità, inserendo due giorni al mese di assenza giustificata al di fuori del 25% massimo per la promozione; questa misura sarà applicabile alle ragazze dietro presentazione di una certificazione medica della propria condizione di dismenorrea. Il certificato medico avrà validità annuale.  

Le iniziative degli studenti e il caso di Bologna

Dal Nervi-Severini le manifestazioni si sono estese a tutta l’Italia. Per tutto il mese di gennaio svariati licei hanno condotto manifestazioni ed iniziative ma soprattutto tante, tantissime discussioni per l’introduzione di misure analoghe; è di pochi giorni fa la notizia che il congedo mestruale è stato approvato anche per il liceo classico Albertelli di Roma. A Roma e provincia, l’azione era stata portata avanti da una rete studentesca, la Rete degli Studenti Medi, con l’ambizione che venisse estesa su tutto il territorio nazionale.

Tuttavia, reti di studenti sono in via di creazione in altre realtà, arrivando ad attirare l’attenzione di alcune forze politiche: a Bologna, ad esempio, il 21 gennaio si è tenuto un incontro tra i rappresentanti dei licei Sabin, Minghetti, Fermi, Copernico, Laura Bassi e Galvani, con la partecipazione della già citata Chiara P. e di Giorgia Mazzanti, co-coordinatrice del capitolo bolognese di Volt Europa, il partito progressista paneuropeo. “Una proposta coraggiosa e necessaria. – ha dichiarato Mazzanti – Per questo abbiamo pensato che fosse necessario parlarne anche con gli studenti e le studentesse delle scuole della nostra città”. L’entusiasmo per l’iniziativa sembra essere alto tra i ragazzi: “Questo incontro mi ha lasciato un bellissimo messaggio di possibile futura unione tra le scuole di Bologna. – ha raccontato Chiara del Liceo Laura Bassi – La testimonianza di Chiara P. è stata interessantissima e mi ha fatto capire che, nonostante le istituzioni spesso facciano di tutto per andare contro agli studenti e le loro idee innovative e progressiste, se ci si mette di impegno, queste iniziative si possono portare davvero nelle nostre scuole”. All’incontro ha partecipato anche Caterina, che, soffrendo di dismenorrea, ha potuto portare la sua personale esperienza ai ragazzi: “Penso sia molto utile la proposta del congedo mestruale – ha riferito – non la conoscevo prima e mi ha fatto piacere saperne di più, visto che io soffro molto durante il ciclo”. E continua “durante l’ultima verifica che ho fatto ero piegata dal dolore, quindi sarei contenta se anche la mia scuola facesse qualcosa per aiutare chi sta male come me”.

Il dibattito pubblico in Italia e in Europa sul tema

In Unione europea l’unico Stato fornito di legislazione sul congedo mestruale è la Spagna, che ha approvato il 16 Febbraio la legge relativa. A chi soffre di disturbi legati a mestruazioni dolorose il medico ha la facoltà di accordare dei giorni di astensione dal lavoro, che saranno presi in carico dalla Sicurezza sociale. Gli altri Paesi si affidano ai singoli datori di lavoro, che possono prevedere simili misure come policy interne, ma il dibattito sembra essere avviato ovunque, soprattutto in seguito all’esempio spagnolo.

Di recente, anche in Italia il dibattito è uscito dalle scuole per entrare in Parlamento. L’Alleanza Verdi-Sinistra ha presentato infatti una proposta di legge sul congedo mestruale in Italia, depositata il 21 febbraio a prima firma della deputata Elisabetta Piccolotti. La proposta prevede un meccanismo di congedo scolastico simile a quello già adottato dai licei Nervi-Severini e Albertoni, ma viene anche esteso al mondo del lavoro, con due giorni di congedo retribuiti al 100%. Il ddl è integrato da un articolo sull’accesso alla contraccezione gratuita in farmacia dietro prescrizione medica, per motivi legati a disturbi da ciclo mestruale. Non si tratta del primo tentativo in Italia di adottare misure in merito: un ddl era già stato presentato nel 2016, senza successo. Chissà che la spinta proveniente dai licei non sia stata l’elemento giusto per far percepire la necessità di un simile intervento.

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Torino-Lione: tante divergenze su un’opera di unione https://www.laredazione.net/torino-lione-tante-divergenze-su-unopera-di-unione/ Sat, 13 Mar 2021 18:53:00 +0000 https://www.laredazione.net/?p=3082 Il supercantiere della TAV Torino-Lione è tornato a far parlare di sé negli scorsi mesi per due vicende successive: la richiesta del governo Conte di destinare alla conclusione dell’opera parte dei fondi del Next Generation EU, e l’analisi della Corte dei Conti dell’Unione Europea, che sulla sostenibilità della stessa opera si è mostrata assai scettica

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di Lorena Papini

Il supercantiere della TAV Torino-Lione è tornato a far parlare di sé negli scorsi mesi per due vicende successive: la richiesta del governo Conte di destinare alla conclusione dell’opera parte dei fondi del Next Generation EU, e l’analisi della Corte dei Conti dell’Unione Europea, che sulla sostenibilità della stessa opera si è mostrata assai scettica. Alla voce della Corte dei Conti si unisce inoltre quella, meno conosciuta in Italia ma certamente non meno importante per il completamento della linea ferroviaria, quella del Sindaco di Lione, del partito dei Verdi e manifestamente ostile all’opera per la sua scarsa sostenibilità ambientale. D’altra parte, c’è anche da considerare per l’Italia il costo che avrebbe la sola interruzione dei lavori.

Quattro voci divise su un’opera che dovrebbe servire a stringere i rapporti commerciali tra Italia e Francia, dunque. Ma anche un’opera che farebbe parte di una rete di infrastrutture commerciali più grande, che lega (o legherà, quando finalmente sarà conclusa) l’Est dell’Europa con il sud-ovest, operazione necessaria per ampliare il mercato unico europeo stimolando le economie dell’Est. Sarebbe dunque interessante capire la direzione che infine prenderà questo cantiere che da tempo si trascina tra ritardi e problemi, se verso un abbandono totale o verso la sua conclusione.

Le puntate precedenti 

L’idea della TAV Torino-Lione nasce nell’ambito del progetto del Corridoio Mediterraneo, un’imponente rete infrastrutturale che, partendo dall’Ungheria e terminando in Spagna, dovrebbe collegare l’Est e l’Ovest dell’Europa: il progetto era stato concepito nel 2010, e, sostenuto da fondi europei, avrebbe dovuto articolarsi in accordi bilaterali tra gli Stati coinvolti. Ad oggi, gran parte dei tronconi sono stati completati, e il progetto dovrebbe concludersi nel 2030, con la conclusione dei lavori sulla Torino-Lione e sulla Divaca- Ljubljana-Zagreb-Budapest.

Gli accordi sulla Torino-Lione, annunciata nel 2011, erano stati poi ratificati dalla Francia nel 2013 e dall’Italia nel 2014. I primi problemi erano sorti immediatamente, con la formazione del movimento No-TAV, un gruppo ad oggi ancora attivo, che contesta dell’opera soprattutto la scarsa sostenibilità ambientale a fronte di un guadagno scarso (la via del Frejus, anch’essa su rotaia, era stata da poco rinnovata), in particolare in Val di Susa. Nel Febbraio del 2019, per chiudere il dialogo e dare il nulla osta alla compagnia responsabile dei lavori, Telt, era stata pubblicata un’analisi costi-benefici; essa risultò prevedere la mancanza di guadagni fino al 2030 e perdite per circa 7 miliardi di euro, ma, dal momento che tutte le parti in causa rimasero ferme sulle proprie opinioni, il Presidente del Consiglio dell’epoca, Conte, ne richiese un supplemento, che, prendendo in considerazione non il solo troncone Torino-Lione, ma l’opera complessiva, dimezzò la previsione delle perdite, e soprattutto evidenziò come i costi di un’eventuale interruzione avrebbero superato quelli della conclusione dei lavori.

Il dibattito politico nel 2019 cadde nel nulla, e i lavori procedono da allora a rilento. Ma non sembra esserci neanche una volontà chiara ed univoca di portare avanti la discussione e concluderla una volta per tutte.

Una nuova voce: la Corte dei Conti

Il 16 Giugno 2020 la Corte dei Conti, nel quadro di una valutazione dei progetti finanziati dalla Commissione Europea, pubblica un documento, in cui espone alcune critiche contro svariati supercantieri in tutta Europa, tra i quali, appunto, la TAV. Le critiche sono su più ordini: innanzitutto, a causa delle azioni legali intentate contro la TAV, i cantieri sono in ritardo sui tempi, dal momento che la data di consegna era già slittata dal 2015 al 2030, ed è ora possibile che slitti di nuovo di alcuni anni (anche se la Telt nega quest’ipotesi); viene presa in esame poi la questione dei costi, che dall’inizio dei lavori sono cresciuti di circa l’85 per cento, passando da una stima originaria di 5,2 miliardi di euro a 9,6 miliardi di euro; vi sono anche delle preoccupazioni sulle previsioni del traffico di merci e passeggeri, calcolate in 24 milioni di tonnellate all’anno nel 2035 contro le 3 milioni attuali, ma che, secondo i detrattori dell’opera, sarebbero enormemente

sovrastimate; infine, la Corte prende in considerazione i benefici ambientali, avvertendo che, se i livelli di traffico si mantengono in linea con le stime, occorreranno comunque 25anni per compensare la sola CO2 emessa durante i lavori di costruzione.

Una valutazione insomma che evidenzia con completezza le criticità dei lavori, ma che tuttavia non è un’analisi costi-benefici: non è stata infatti elaborata per prendere posizione sul proseguimento o sull’interruzione dell’opera, ma per indicare alla Commissione i problemi di queste prime fasi dei lavori e cercare di evitare sprechi ulteriori nelle successive. In alcuni casi, la Commissione ha persino risposto alle critiche. Peraltro, la Corte non ha risparmiato osservazioni nemmeno all’analisi costi-benefici del 2019, su cui si è basata per ottenere alcuni dati e previsioni sui lavori, evidenziando le critiche mosse alla metodologia e la mancata validazione da parte della Francia.

Dall’altro lato del traforo: il Sindaco di Lione

All’altro capo della linea, a Lione, a fine Giugno 2020 viene eletto sindaco Grégory Doucet, dei Verdi, che non tarda a far conoscere la sua posizione in merito all’infrastruttura in un’intervista rilasciata a La Stampa. Il sindaco punta a rafforzare il trasporto su rotaia non tramite la costruzione di una nuova linea, ma con il rafforzamento di quelle già presenti, e quindi qualifica la TAV come progetto dannoso, da fermare. Opinione, peraltro, condivisa dalla sua collega torinese Chiara Appendino, del Movimento 5 Stelle.

Ovviamente né l’uno né l’altro sindaco hanno potere decisionale in merito all’opera, che è materia dei governi centrali, tuttavia Doucet afferma di voler esprimere la sua opinione in quanto guida della sua città. La risposta di De Micheli, fino a poche settimane fa a capo del Ministero delle Infrastrutture, comunque, sembra non lasciare spazio ad ulteriori discussioni a livello locale: “Il cantiere sta andando avanti e noi, a breve, consentiremo a tutti i sindaci, anche a quelli che hanno votato contro Tav, di potere accedere ai finanziamenti di compensazione ambientale”. Per adesso, dunque, non sembra esserci possibilità di apertura per bloccare l’opera.

Il Recovery Fund

L’ultimo balzo della TAV agli onori della cronaca si è avuto nell’ultimo trimestre 2020, con le discussioni sulla destinazione dei fondi del Recovery Plan, tra cui figura, appunto, la linea Torino-Lione “ed opere connesse”. Rimane da vedere se effettivamente il milione di euro ulteriori richiesti dal Governo verranno accordati, e se quindi si riuscirà a premere sull’acceleratore di quest’opera che, ad ascoltare i suoi detrattori, rischia di diventare obsoleta prima ancora di vedere l’inaugurazione.

• Testo in italiano del documento della Corte dei Conti: https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR20_10/SR_Transport_Flagship_Infrastructures_ IT.pdf

• Progetto Corridoio Mediterraneo: https://www.mit.gov.it/node/5335

• Affermazioni del sindaco di Lione: https://www.open.online/2020/07/01/nuovo-sindaco-lione-tav- torino-inutile-sbagliata-progetto-va-fermato/#:~:text=Gr%C3%A9gory%20Doucet%2C %2046%20anni%2C%20%C3%A8,il%20nervo%20scoperto%20della%20Tav .

• Risposta di De Micheli: https://www.lastampa.it/torino/2020/07/01/news/tav-il-ministro-de- micheli-replica-al-sindaco-di-lione-il-cantiere-va-avanti-serve-1.39031456

• Bozza Recovery Plan al 12 Gennaio: https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR20_10/SR_Transport_Flagship_Infrastructures_ IT.pdf#page=94

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