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Mascherine, igiene e comunicazione: le nuove abitudini degli italiani

Ecco la fotografia dell’Istat

di Robera Caiano

La pandemia da coronavirus ha travolto il nostro Paese lo scorso anno come un fulmine a ciel sereno. Da un giorno all’altro, gli italiani si sono ritrovati a fare i conti con nuove abitudini e pratiche che hanno lasciato un segno, ormai indelebile, nel modo in cui trascorrono le giornate. Moltissimi sono gli aspetti che sono mutati dal 2020 ad oggi e, sebbene ci si aspettasse un miglioramento in questo 2021, la nuova ondata di Covid non ha fatto altro che fortificare ancora di più la nuova routine a cui ci siamo abituati. In particolar modo l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuali, come mascherine e guanti, e la cura dell’igiene, come lavarsi spesso le mani o fare uso di igienizzanti, sono diventati ormai una pratica automatica della nostra quotidianità.

 A dimostrazione di quanto l’epidemia abbia modificato i nostri usi e costumi, l’ultima indagine Istat ha evidenziato che nel periodo compreso fra il 12 dicembre 2020 e il 15 gennaio 2021 il 93,2% dei cittadini ha fatto sempre uso di mascherine nei luoghi aperti, mentre il 5,9% lo ha fatto spesso. Ma il dato che testimonierebbe ancor di più la propensione a proteggersi da un probabile contagio è quello che riguarda l’uso delle mascherine, anche in luoghi al chiuso, in presenza di persone non conviventi. Infatti l’84,0% dei cittadini durante la seconda ondata pandemia ha sentito come “naturale” l’esigenza di utilizzare questo dispositivo di protezione. L’uso della mascherina appare più diffuso che in pieno lockdown nazionale, quando ad usare la mascherina era l’89,1% della popolazione, prevalentemente per difficoltà di approvvigionamento o perché, non allontanandosi dalla propria abitazione, le persone non ne avevano necessità. Anche sulla percezione di quanto gli altri usino la mascherina, il 94,1% delle persone intervistate afferma che, in base a quanto ha potuto constatare personalmente, le linee guida relative all’utilizzo delle mascherine vengono sempre rispettate nel 72,8% dei casi e spesso nel 21,3%. In linea generale, l’utilizzo dei DPI è dunque diffuso in modo trasversale in tutta la popolazione e su tutto il territorio nazionale. A livello locale, la percezione di un utilizzo costante è più diffusa nelle regioni del Nord: l’84,2% a fronte del 68,6% nel Centro e del 59,8% nel Mezzogiorno.

Come accennato, altro elemento fondamentale è la cura dell’igiene personale e il ricorso a disinfettanti e antisettici. Fortemente raccomandate per ridurre il rischio di contagio, le principali norme di pulizia e salute fanno ormai parte anch’esse delle abitudini quotidiane a cui non possiamo più rinunciare. Durante la seconda ondata epidemica, l’azione di lavarsi spesso le mani resta molto diffusa, anche se meno frequente che durante il periodo del lockdown. Le persone hanno dichiarato di aver lavato le mani in media 8,7 volte, contro l’11,6 volte ad aprile 2020, e di averle pulite con disinfettanti, come nel tempo trascorso in totale isolamento, circa 5 volte nel giorno precedente l’intervista. Questa percentuale varia dal 15% dei 35-44enni, di cui 25,0% tra le donne in questa classe di età, al 2% degli over 75 anni. Il dato non si discosta molto da questi numeri se si fa riferimento all’uso dei disinfettanti. Infatti il 44,2 % dei cittadini, più di quattro persone su dieci, hanno riferimento di pulire le mani con un disinfettante almeno 5 volte. C’è, però, una particolarità da evidenziare nell’elenco di questi dati. La disinfezione delle mani e delle superfici, infatti, risulta essere un’abitudine igienica più diffusa nelle regioni settentrionali rispetto alle altre aree della Penisola. Il 51,3% dei residenti nel Nord hanno disinfettato le mani almeno 5 volte il giorno precedente l’intervista, a fronte del 41,2% dei cittadini del Sud-Italia e del 33,1% dei residenti nel Centro. In media, le persone hanno pulito o disinfettato 1,6 volte le superfici della cucina e dei mobili della casa. Il 22% della popolazione ha effettuato questa pratica almeno tre volte, con quote più alte tra le donne con una percentuale del 33,6%, e la fascia d’età tra i 35 e i 44 anni sfiora il 43,5%.


L’altra regola anti-contagio che continua ad essere rispettata ai fini di proteggersi ed evitare di essere infettati dal virus è quella del distanziamento sociale. Infatti la stragrande maggioranza della popolazione, arrivando addirittura al 90%, riesce ancora a mantenere il metro di distanza dalle persone come durante il primo lockdown. Infatti il distanziamento fisico di almeno un metro viene rispettato per almeno nove cittadini su 10. Questa tendenza è stata notata soprattutto nelle regioni del Nord, dove la norma è considerata rispettata sempre dal 78,7% dei cittadini, a fronte del 57,7% del Centro e del 51,3% del Mezzogiorno. Anche il divieto di assembramenti è stato rispettato secondo l’87,8% della popolazione.

Ancora più diffusa, riguardando il 95,1% della popolazione, è la percezione del rispetto degli orari di chiusura dei locali pubblici, senza significative differenze territoriali contrariamente alle altre norme. In merito, il report ha difatti evidenziato che l’86,4 % dei cittadini ha evitato di frequentare bar, ristoranti, pizzerie e il 69,8% di andare a cena o a pranzo a casa di parenti o amici. Solo il 10,5% non ha modificato i propri comportamenti, quota che sale al 17,1% tra i 18 e i 24 anni evidenziando la particolare situazione giovanile nell’avere difficoltà a non socializzare dopo periodi di restrizioni e lockdown. In ogni caso, l’87,2% della popolazione ha affermato di essere uscita meno spesso rispetto a prima della pandemia. Anche se la quota delle persone che sono uscite è comunque aumentata in rapporto pieno lockdown di marzo 2020. Gli uomini sono usciti più delle donne, con un dato del 66% a fronte del 51,2%, mentre rispetto all’età sono soprattutto gli adulti, in particolare la fascia compresa tra i 45 e i 54 anni, a essere usciti più numerosi. Quote più basse si registrano invece tra gli anziani.  Come è intuibile, gli occupati sono la categoria che è uscita di più, oltre 7 su 10, mentre tra casalinghe, studenti e ritirati dal lavoro sono uscite poco più di 4 persone su 10. Del resto chi è uscito lo ha fatto principalmente per lavoro (44,5%) o per fare la spesa (35,0%). Infatti va sottolineato che non solo si esce di meno, ma si è molto attenti anche a ridurre il rischio di contagio in caso di uscite. 

L’ultimo, ma non meno importante, aspetto è quello che riguarda l’informazione. Soprattutto nel periodo della pandemia si è, infatti, avvertita l’esigenza di ricercare notizie attraverso la mole di media a disposizione. La televisione si conferma anche per l’emergenza sanitaria il mezzo di informazione più frequentemente utilizzato dalle persone per informarsi, scelto dal 91,4% degli italiani. A seguire ci sono i giornali a quota 37,6%, i social media con il 22,2% e i contatti con gli operatori sanitari al 18,2%. In particolar modo questi ultimi, insieme ai giornali, sono risultati essere una fonte informativa a cui si ricorre più spesso nelle regioni del Nord rispetto alle altre zone del Sud o del Centro Italia. I social network, però, si posizionano al secondo posto come fonte informativa primaria soprattutto tra i giovani, indicati dal 46,8% dei 18-24enni contro il 6,5% di chi ha tra i 65 e i 74 anni di età. Un focus spetta soprattutto ai vip e agli influencer, il quale occupano una posizione non trascurabile tra gli under25 i quali li utilizzano come fonte di informazione nel 12,8% dei casi.