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1 Gennaio 2026
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Ucraina-Russia, cosa dicono i media russi

A ormai quasi quattro di guerra, in Ucraina il problema principale non è tanto la possibilità negoziale, quanto piuttosto che cosa ciascuna parte intenda davvero con “pace”. L’unica cosa certa è che, a oggi, non esiste una visione condivisa di essa. Gli obiettivi e le richieste ritenute imprescindibili dalle parti in gioco appaiono, infatti, tra loro incompatibili.

Ad agosto l’incontro storico tra Vladimir Putin e Donald Trump non ha portato a nulla di concreto, concedendo di fatto ulteriore tempo alla Russia di consolidare le proprie linee sul terreno. Oggi, sei mesi dopo, dalla Casa Bianca si continua a insistere che siamo ormai vicinissimi all’accordo definitivo, anche se i fatti – e la stessa intelligence americana – sembrano suggerire ben altro.

Conosciamo ormai bene la narrativa occidentale sul conflitto, ma sappiamo molto meno di quella russa. Per provare a capire quali siano le intenzioni di Putin, può essere utile ascoltare con più attenzione ciò che la Russia racconta a se stessa.

I media russi

Nei media russi, come TASS, RIA Novosti o Kommersant, la parola “pace” esiste, ma con un significato preciso e diverso da quello occidentale e parte dalla legittimazione dei risultati militari ottenuti finora. La  narrativa di Mosca ruota attorno a due concetti chiave. Il primo è indubbiamente che la Russia sta vincendo sul terreno e che questa realtà non possa essere ignorata dai propri avversari. Le aree occupate sono definite “zone di sicurezza russe”, veri e propri territori del Cremlino e qualsiasi accordo dovrà riconoscere questo status.

Il secondo pilastro dell’informazione russa è la convinzione che l’Occidente sia il principale ostacolo alla pace. Da un lato, i media russi raccontano di un’Ucraina che “saboterebbe le trattative per non rinunciare alla propria agenda militare, sostenuta da Stati Uniti ed Europa”, come scrive RIA Novosti, una delle principali agenzie di stampa direttamente collegate al Cremlino; dall’altro, si spingono ad attribuire la colpa del conflitto ancora in corso all’Europa, i cui leader vengono descritti come “maiali” deliberatamente intenzionati a far fallire ogni ipotesi di pace.

“La Russia non rinuncerà alla sua missione di liberare le sue terre storiche”, ha dichiarato Putin pochi giorni fa. Un’affermazione che lascia trasparire l’indisponibilità ad accettare qualunque accordo che non riconosca a Mosca il controllo effettivo dei territori occupati ma non solo; l’espressione volutamente vaga di “sue terre storiche”, apre un interrogativo cruciale: quali sono queste terre e fin dove la Russia ha intenzione di spingersi.

L’unica pace possibile in Russia sembra essere quella che cristallizza gli equilibri che si stanno delineando sul terreno ridefinendo permanentemente l’ordine politico in Europa orientale.

Dal punto di vista occidentale, la narrativa è solo relativamente più chiara.

Gran parte dell’attenzione si concentra su Donald Trump, che più volte ha parlato di possibili condizioni di pace “in cui l’Ucraina potrebbe accettare compromessi territoriali in cambio di sicurezza”.

I colloqui, che vanno avanti, si delineano sempre più proprio attorno ai temi del controllo dei territori occupati – che oggi rappresentano circa il 20% del territorio ucraino – e a quello delle garanze di sicurezza occidentali richieste da Kyiv che si formalizzerebbero, con ogni probabilità, attraverso accordi multilaterali che avrebbero l’obiettivo di impedire future offensive.

Il vantaggio strategico russo lungo la linea del fronte pone Putin, nella migliore delle ipotesi, in una posizione di chiara superiorità negoziale; nella peggiore, riduce drasticamente la sua stessa volontà di trattare. Dietro lo scambio di dichiarazioni e annunci contrastanti si nasconde un nodo più profondo: qual è oggi il perimetro realmente negoziabile? E soprattutto, chi ha l’autorità di definire i confini della pace?

La risposta, osservando le posizioni russe, è brutale nella sua semplicità. Putin non sembra interessato a una pace che non certifichi una vittoria politica e territoriale. Non necessariamente totale, ma sufficiente a dimostrare che la Russia può riscrivere gli equilibri europei senza pagarne un prezzo troppo alto.

Foto 1: “President Donald Trump partecipa a una conferenza stampa con il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Mar-a-Lago, Palm Beach, Florida, 28 dicembre 2025. Foto ufficiale della Casa Bianca di Daniel Torok, pubblico dominio.”