Giovani keniani arruolati con l’inganno per combattere in Ucraina

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15 Febbraio 2026
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Giovani keniani arruolati con l’inganno per combattere in Ucraina

Partiti con un biglietto aereo pagato e la falsa promessa di un lavoro ben retribuito, abbastanza per aiutare le famiglie rimaste a casa e di iniziare una nuova vita. Arrivati in Russia, il contratto cambia lingua e contenuto: in cirillico, senza spiegazioni e spesso sotto minaccia, firmano quella che si trasforma in una condanna. Arruolamento e trasferimento al fronte ucraino. Sembra di essere catapultati nelle atmosfere kafkiane. Ma purtroppo non è letteratura: i protagonisti di questa storia sono giovani ragazzi e uomini kenyoti attirati con l’inganno a combattere una guerra che non è loro.

È la nuova rotta della guerra che parte dall’Africa orientale e, passando per l’inganno, finisce in Ucraina.

Il reclutamento invisibile

Secondo diverse fonti, i giovani kenyoti vengono agganciati tramite annunci sui social media, intermediari locali e gruppi online che promettono impieghi nell’edilizia e nella logistica, con salari superiori alla media. Nelle periferie di Nairobi, dove disoccupazione e vulnerabilità economica e sociale sono una condizione diffusa, quella promessa si trasforma facilmente in un’occasione imperdibile per molti.

Diversi sono i decessi già confermati e molti altri risultano dispersi. Alcuni hanno lanciato appelli video chiedendo il rimpatrio.

Il ministro degli esteri keniano Musalia Mudavadi ha definito la pratica “inaccettabile” e ha annunciato iniziative diplomatiche per far luce sulla questione e fermare il reclutamento. Nairobi si muove così su un crinale delicato: i rapporti con una potenza come la Russia non sono semplici da gestire, soprattutto considerando che, negli ultimi anni, il Cremlino ha intensificato notevolmente la propria presenza politica ed economica nel continente. “Possiamo confermare l’esistenza di un meccanismo volto a reclutare illegalmente cittadini africani, tra cui molti keniani, per trasformarli in combattenti di una guerra che non li riguarda” ha dichiarato il Principal Secretary del Ministero degli Esteri keniano Abraham Korir Sing’Oei.

Il conflitto all’alba del suo quarto anno

Il conflitto in Ucraina, che nei prossimi giorni entrerà nel suo quarto anno, si conferma ulteriormente molto più di un conflitto localizzato. Non si può parlare propriamente di “mercenari” vista l’inconsapevolezza del destino che attende giovani come David Kuloba, ventiduenne del Kenya morto in Ucraina.

Mosca – che già ha fatto ricorso a enormi mobilitazioni interne – con il reclutamento ingannevole di questi giovani africani inserisce un nuovo tassello in quella macchina della guerra che sembra sempre più in crisi. Una soluzione inenarrabilmente pragmatica che risponde alla carenza di uomini del Cremlino che, secondo il segretario generale della NATO Mark Rutte, si trova in una situazione sul campo molto più complessa di quanto non faccia trasparire dalla sua propaganda.

«Invece di percepire i russi come un orso possente, dobbiamo comprendere che si stanno muovendo attraverso l’Ucraina con la velocità di una lumaca da giardino» ha detto Rutte nel suo intervento alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. “Non dobbiamo cadere nella trappola della propaganda russa”.

Secondo i dati riportati, sarebbero infatti oltre sessantamila le perdite russe solo negli ultimi due mesi; un costo altissimo che non si traduce in vantaggio strategico sul campo.

Kaja Kallas, Alto rappresentante Ue, nel suo intervento a Monaco è stata lapidaria: “Russia non è una superpotenza”. La sua analisi è chiara e sottolinea come oggi Mosca si trovi in forte difficoltà. L’obiettivo sarebbe dunque quello di “ottenere più risultati al tavolo delle trattative di quanti ne abbia ottenuti sul campo di battaglia”.

La globalizzazione della guerra

E mentre è atteso un nuovo ciclo di negoziati tra USA, Russia e Ucraina per la prossima settimana, il rischio è che il caso dei giovani Keniani venga assorbito nel flusso ordinario della cronaca quotidiana di guerra. Una nota a margine di un conflitto più grande che in pochi leggeranno. Eppure, proprio questa “nota a margine” racconta qualcosa di importante: la globalizzazione della guerra che si mischia e sfrutta, ancora una volta, la fragilità di chi è in cerca di un futuro migliore.