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Groenlandia al voto, sotto lo sguardo interessato delle potenze mondiali

Il mondo guarda all’isola verde. Appena 56 mila abitanti, ma ricca di giacimenti 

di Paolo Trapani 

56mila abitanti appena, l’80% del territorio coperto dal ghiaccio, un’isola enorme e lontana ma oggi al centro dell’attenzione mondiale. Parliamo della Groenlandia, l’isola più grande al mondo che amministrativamente è un territorio della Danimarca diviso in cinque comuni: Avanaata, Kujalleq, Qeqqata, Qeqertalik e Sermersooq. 

Il capo di Stato della Groenlandia è il sovrano della Danimarca, ma l’isola dal 2009 ha grande autonomia: ad esempio non aderisce all’Unione europea.

La Groenlandia sogna da tempo l’indipendenza totale dal governo danese, ma stavolta le elezioni politiche sono oggetto di grande attenzione delle superpotenze mondiali come Cina, Usa e Russia. Oltre alla pesca, infatti, che da sempre è il motore dell’economia locale, da qualche anno l’attenzione si è focalizzata sulle riserve minerarie. Il progressivo scioglimento dei ghiacciai, infatti, potrebbe consentire in futuro maggiori possibilità di scavo ed estrazione. L’accesso ai giacimenti, e a possibili nuove fonti di energia, sta inevitabilmente scatenando l’attenzione di tutti. E così, proprio sulla possibilità di effettuare operazioni di estrazione, si gioca la campagna elettorale più importante della storia di un’isola lontanissima, grande quattro volte l’Italia e con una popolazione minima viste le difficili condizioni ambientali. 

Il tema cruciale del voto è un progetto minerario che, nel tempo, potrebbe mutare e stravolgere l’isola e la sua economia. In Groenlandia, secondo gli esperti, si troverebbe il sesto giacimento mondiale di uranio: è quindi in prospettiva uno dei più siti più importanti del pianeta. 

Da tempo un’azienda australiana (Greenland Minerals), che è sponsorizzata dai cinesi, ha ottenuto una prima licenza di esplorazione. Anche gli americani non stanno a guardare e da tempo hanno proposto alla Danimarca di partecipare alla costruzione di nuovi aeroporti. I russi infine tengono alta l’attenzione visto che ormai la rotta artica è percorribile tutto l’anno.

Inevitabilmente, sul possibile sfruttamento delle risorse dell’isola, si sono scatenate polemiche politiche, a cominciare dagli ambientalisti che temono che operazioni di scavo ed estrazione su vasta scala possano stravolgere l’habitat e l’ecosistema rimasto finora intatto. 

Da sempre, a dominare il panorama politico dell’isola, è il partito socialdemocratico, che però viene dato in difficoltà dai sondaggisti. Ad opporsi ai socialdemocratici e a battagliare strenuamente contro le estrazioni è il principale partito di opposizione, i verdi di “Inuit Ataqatigiit”. Gli ecologisti insistono molto sui rischi connessi all’estrazione e alla lavorazione dell’uranio, elemento dalle potenziali conseguenze radioattive. 

Da circa 12 anni la Groenlandia ha la piena proprietà delle riserve minerarie e ha un autogoverno, dunque coltiva ambizioni indipendentiste, proprio sull’onda del possibile utilizzo delle sue riserve nascoste. Il sogno è affrancarsi definitivamente dai danesi?

Al momento, però, l’isola e la sua piccola capitale, Nuuk, dipendono completamente dai sussidi danesi (circa 500 milioni di euro) che coprono il 30% del bilancio nazionale. Secondo alcuni calcoli, un primo sfruttamento del sito minerario, porterebbe un incremento nel bilancio della Groenlandia di circa 200 milioni di euro. 

Dunque la partita economica, politica ed ambientale è enorme ed apertissima.