Minneapolis cronaca da una città che resiste

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31 Gennaio 2026
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Minneapolis cronaca da una città che resiste

Minneapolis si è trovata suo malgrado a diventare un laboratorio della politica federale di repressione: l’Operazione Metro Surge, lanciata dall’amministrazione Trump, ha portato oltre 3000 agenti nelle strade della città e dei suoi sobborghi, ufficialmente per indagare su frodi miliardarie legate ai servizi sociali dello stato, con quasi 80 incriminazioni. In realtà, il dispiegamento si è tradotto in arresti indiscriminati, violenza e intimidazione diretta contro immigrati latini, hmong e residenti vulnerabili. 

Le azioni dell’ICE

Tra il 7 e il 24 gennaio l’intervento ha dato seguito al suo bilancio più grave: due cittadini americani uccisi da forze federali distinte, in circostanze diverse ma all’interno dello stesso clima operativo. Il 7 gennaio è stata Renee Good, 37 anni, ad essere colpita a morte da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) mentre si trovava nella propria auto, su una strada innevata nel sud della metropoli. L’episodio, ripreso e diffuso rapidamente sui social, ha innescato le prime proteste di massa e trasformato la presenza militarizzata in un catalizzatore di tensione permanente.

Le azioni dell’U.S. Border Patrol

Diciassette giorni dopo, il 24 gennaio, è stato Alex Jeffrey Pretti, anche lui 37enne, infermiere registrato presso il Minneapolis VA Health Care System, a perdere la vita sotto i colpi dell’U.S. Border Patrol a meno di 1600 chilometri dal Karmel Mall. Questo ente, come l’ICE, dipende dal Dipartimento per la Sicurezza Interna, ma opera con catene di comando e regole d’ingaggio differenti.

Undici giorni prima di essere assassinato Pretti, era stato coinvolto in un alterco documentato e diffuso dalle forze dell’ordine. Le immagini mostrano l’uomo urlare contro i funzionari e, in un momento di tensione, prendere a calci il fanale posteriore del loro SUV, spezzandone il vetro posteriore e facendolo cadere.

A causa degli scontri, la città è rimasta praticamente senza protezione diretta: la polizia locale è stata marginalizzata, lasciando la gestione delle violenze alle forze federali, spesso equipaggiate come unità militari. Incidenti legati a caricatori lasciati cadere, scivolamenti su marciapiedi ghiacciati e manovre rischiose dei mezzi militari hanno sottolineato l’impreparazione operativa e l’uso della forza come mezzo di potere, più che enforcement regolamentare.

In questo contesto, la comunità somala della metropoli insediatasi negli anni ’90 ha assunto una rilevanza centrale. Trump aveva promesso di fermare i flussi di rifugiati nello Stato, in riunioni interne, aveva definito il gruppo “spazzatura”. L’arrivo di Edward Jacob Lang, attivista politico di estrema destra beneficiario della grazia presidenziale, dopo la rivolta del 6 gennaio 2021, con una marcia provocatoria contro il gruppo etnico, avevaesacerbato il conflitto. 

Anche Gregory Bovino, alto funzionario della Border Patrol recentemente rimosso e sostituito da Tom Homan, si era contraddistinto per l’uso indiscriminato della forza governativa. Le sue azioni incarnavano la spettacolarizzazione della violenza e l’arbitrio operativo sul territorio: aveva fatto ricorso a granate fumogene contro i manifestanti e adottato tattiche che avevano rapidamente reso evidente il rischio della sua presenza.

La reazione delle comunità cittadine, come la chiesa Dios Habla Hoy

Di fronte a questa pressione, costante e stratificata i cittadini hanno quindi deciso di reagire in maniera coordinata. Gruppi di quartiere, reti scolastiche e organizzazioni religiose, in particolare la chiesa Dios Habla Hoy, hanno organizzato distribuzione di cibo, trasporto sicuro per bambini e sorveglianza dei centri urbani. Negli ultimi giorni, oltre 34.000 residenti nello stato hanno deciso di registrarsi come “osservatori” volontari per monitorare e documentare le attività degli agenti federali presenti unendosi all’appello del governatore Tim Walz che aveva definito l’operazione come un’“occupazione”.

“Portate sempre con voi il telefono. E se vedete l’ICE nel vostro quartiere, tiratelo fuori eregistrate.”

Il sindaco Jacob Frey, pur criticato in passato per la gestione delle proteste seguite alla morte di George Floyd, ha protetto i suoi concittadini coordinando discrezionalmente la polizia, pronta a intervenire in caso di violenze dirette, come nel caso della contromanifestazione contro Lang.

La contestazione attraverso la musica: Bruce Springsteen e “Streets of Minneapolis”

Le dimostrazioni e la resistenza civica in Minnesota hanno assunto forme inedite: oltre ai tradizionali cortei e alle reti di sorveglianza digitale per monitorare l’operato delle agenzie, la mobilitazione si è espressa anche attraverso la cultura e la musica. Il leggendario musicista Bruce Springsteen ha scritto e pubblicato in tempi rapidissimi il brano di contestazione “Streets of Minneapolis”, dedicato alla comunità ferita dalla crisi e in particolare ai due statunitensi uccisi, Alex Pretti e Renée Good.

Il brano, nato nel pieno della controversia è caratterizzato da un testo diretto che denuncia l’uso della forza e le politiche di Washington. “The Boss” ha poi suonato la canzone sul palco del celebre locale First Avenue durante il recente concerto di solidarietà e raccolta fondi organizzato da Tom Morello (dei Rage Against the Machine), trasformando il momento musicale in un atto di insurrezione oltre che di memoria condivisa.

Foto fb Città di Minneapolis