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Case a 1 euro, dall’Abruzzo al Giappone

Per ripopolare borghi e campagne

di Simone Cataldo

Migliaia di piccoli borghi, in Italia, hanno dovuto (e devono) far fronte allo spopolamento ed è per questo che molti di essi si sono attivati concretamente per richiamare gente. Potrebbe questa essere la via che va a premiare la sostenibilità?

A partire dal XXI secolo molti sono stati gli enti e le associazioni private che hanno organizzato dei veri e propri itinerari turistici, che potessero permettere al turista di visitare luoghi dal fascino storico, artistico e culturale. A prender quota è stata la sostenibilità, senza dubbio argomento di dibattiti e riflessioni in ogni angolo del mondo. In tal senso, le azioni di ripopolamento da parte di questi Comuni potrebbero incentivare ancor di più il processo del marketing integrato avviato pochi decenni fa per premiare sostenibilità, produzione agroalimentare a km 0 e non solo.

Case al costo di 1 euro

Avrete sicuramente sentito parlare dei Comuni del nostro Paese i quali cedono gli immobili al costo di 1 €. Insomma, sembra un taglio netto con il passato, rispetto a civiltà che hanno vissuto con lo scopo di creare comunità laddove mancavano. Ma il processo storico ha ad un certo punto dimenticato il vivere nei piccoli borghi. Basti pensare al numero enorme di giovani che, intenti nel proseguire il proprio percorso di studi in una università, prediligono i grandi centri, quelli in cui spesso si può toccare con mano un’innovazione mai conosciuta precedentemente.

Ed è così che prende quota il mercato delle case a 1€ oppure il fattore dei “comuni a rischio scomparsa” ovvero, quei centri di ridotte dimensioni che seppur facendo parte del nostro patrimonio artistico e culturale si ritrovano in una fase di spopolamento, nonostante dal canto loro possano offrire una vita di qualità anche fuori dai confini metropolitani. 

Ollai, Sambuca, Bormida, Santo Stefano di Sessanio

Qualcuno ha appunto deciso di vendere gli immobili a 1€, come Ollai in Sardegna e Sambuca in Sicilia che dopo qualche ora avevano ricevuto oltre 40 mila richieste. Altri Comuni, invece, hanno concesso dei particolari sconti sull’affitto: vedi il borgo di Bormida, in Liguria, che permette di affittare una casa ad un costo che non superi i 120 € mensili. Sempre a Bormida, chi invece volesse acquistare una casa riceverebbe un bonus “d’ingresso” nel borgo di 2 mila euro.

L’iniziativa più significativa arriva però dall’Abruzzo e per le sue particolarità e caratteristiche è stata ripresa in tutto il mondo, anche dalla CNN e dal New York Times. Stiamo parlando del Comune di Santo Stefano di Sessanio che a partire dallo scorso anno, permette a gente che provenga da tutta l’Unione Europea di affittare un alloggio per tre anni totalmente a spese del Comune. Come se ciò non bastasse, a chi arriva in questo Comune è offerta la possibilità di aprire un’attività partendo da una base di 20 mila euro offerti dal Comune a fondo perduto. Insomma, affitto pagato e possibilità di guadagnare, lavorando grazie al borgo. Risale, invece, allo scorso 28 febbraio l’iniziativa della Calabria relativa allo spopolamento dei suoi piccoli centri. Difatti, i massimi rappresentanti della Regione, grazie ai fondi del Recovery Plan, hanno avanzato la possibilità di incentivare soggetti dai 18 ai 40 anni d’età, i quali sono disposti a spostare la loro residenza in uno dei borghi calabresi. Secondo i proponenti dell’iniziativa, anche in questo caso, si tratterebbe di una mossa vincente per aiutare l’economia calabrese con il turismo post-covid e per aiutare i giovani calabresi che vogliono avviare delle attività.

Abruzzo e Basilicata registrano il calo demografico più netto

Tornando invece alla fase iniziale, è fondamentale sottolineare come secondo alcune ricerche e dati, l’Abruzzo e la Basilicata siano le regioni con un calo demografico più significativo negli ultimi anni. La seconda vede un “abbandono” di oltre 1700 giovani nel corso dell’ultimo anno, numeri che, se sommati a natalità e morti, raggiungono una cifra in negativo pari a 4.249 soggetti. Per i primi, il calo nell’ultimo quinquennio è stato di poco meno di 30 mila residenti. Numeri da capogiro ma che, secondo il Centro Studi Cisl, hanno un filo conduttore: il mercato del lavoro. Infatti la stima nazionale prima della pandemia da covid-19 vedeva un calo del 4% al Sud Italia, mentre al Nord era aumentato di due punti percentuale. A ciò contribuisce anche la fuga all’estero o al Settentrione dei neo-laureati o di coloro che vorrebbero proseguire il percorso di studi. In ultimo, le stime vedono Abruzzo e Basilicata ad un passo, nel giro di pochi decenni, dal raggiungimento dei numeri demografici simili a quelli di oltre duecento anni fa. Insomma, numeri allarmanti che comprensibilmente comportano preoccupazioni nei territori citati, i quali, pur di evitare un rigido calo demografico, sono pronti a offrire soldi nelle tasche di qualcuno disposto a vivere in luoghi pressoché spopolati.

Che cosa succede fuori dall’Italia

Un fattore, quello della vendita di immobili a prezzi irrisori, che colpisce le regioni di Paesi con popolazione in età avanzata. Non a caso abbiamo parlato di Abruzzo e Basilicata, regioni di per sé anziane perché facenti parte del Sud Italia, caratteristica che peraltro si consolida a causa della fuga dei loro giovani. Ed è nel momento in cui le stesse amministrazioni se ne rendono conto che vengono attuati questi sistemi che incentivano l’arrivo di nuova gente e l’occupazione di edifici abbandonati. 

Le case offerte in Giappone

Ciò accade anche in Giappone, dove con un processo di concrete azioni a beneficio degli acquirenti, dal 2019 ad oggi, è aumentato il tasso di abitanti nelle zone di campagna e nelle periferie. Per facilitare tale processo le autorità locali negli ultimi anni hanno speso milioni di sovvenzioni e contributi per ristrutturazioni e restauri. In altri casi hanno, ad esempio, ceduto totalmente gratuitamente edifici e immobili, soprattutto da quando la pandemia da Covid-19 ha preso piede nel mondo, dando vita a una rete di lavoro da remoto che ha spinto le persone a trasferirsi in luoghi tranquilli ed economici per continuare le loro attività.

Una di queste cittadine di campagna prese d’assalto è stata Nagamo che, trovandosi vicino Tokyo, vive tutt’oggi un flusso positivo di nuovi residenti, rivelandosi la meta preferita dai giapponesi che si sono allontanati da Tokyo nell’ultimo quinquennio (oltre 300 mila). Il fattore vincente è la vicinanza alla grande metropoli e il fatto che, all’interno di Nagamo, vi sia il centro cittadino e anche la campagna. “Andiamo a vivere a Nagamo!”: è questo il nome del sito, messo a punto pur di attrarre la gente, sul quale si possono trovare tutti gli alloggi e gli edifici ad oggi privi di un proprietario e che si possono acquistare con un massimo di 600 €. Con questa cifra è possibile acquisire una casa con otto stanze e un giardino, mentre con qualche euro in meno – 375 – è possibile prenderne una con una camera in meno. A tutto ciò si aggiungono anche dei consistenti incentivi per restauri e ristrutturazioni: l’amministrazione può offrire sino a 500.000 yen, circa 3.700 euro, per ristrutturare le case nella parte metropolitana della città, oppure fino a 1 milione di yen, circa 7.500 euro, per sistemare una casa nelle zone più periferiche.