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Il Portico, 50 chilometri di democrazia

Terra di tutti, ora anche cornice di bellezza collettiva social, con il “Bosco diffuso di Bologna”

di Maria Elena Mele

Proteggono, parlano e ascoltano. Sono una parte vivente, integrante e ospitante della città, di Bologna. Stiamo parlando dei Portici. Scriverli con la P maiuscola non è una licenza giornalistica, ma un dovere per una struttura architettonica che è un unicum al mondo, tanto che l’amministrazione comunale lavora per farli diventare patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Un riconoscimento, quasi, doveroso per i 53 km di percorso che si snodano sia nel centro che nella periferia della città medioevale.

Basti pensare che il solo portico di San Luca, il più lungo del mondo, misura 3.796 metri e ha 666 arcate. Parte dall’Arco Bonaccorsi a Porta Saragozza continua su per il Colle della Guardia fino ad arrivare al Santuario della Madonna di San Luca. Un percorso che tutti i giorni è sfidato da pellegrini che salgono in rigorosa preghiera, da persone che approfittano di una camminata al coperto e dall’apertura alla città, o dai più temerari che nonostante la ripida salita fanno di corsa i quasi 4 km.

I CALDI “OMBRELLI” DELLA CITTÀ’

C’è vita sotto i Portici di Bologna sia durante il giorno che al calare della sera: è alto il via vai di persone che vi transitano per fare shopping o per spostarsi da un capo all’altro della città. Proteggono dalla pioggia e offrono riposo ai tanti homeless che privi di una casa si scelgono, nei Portici, un punto “al coperto” quasi fosse un abbraccio che li protegge dalle insidie meteorologiche.

La singolarità del tracciato non è l’unico aspetto che caratterizza i Portici di Bologna. La struttura, infatti, rappresenta la dimensione sociale della città in cui, nel prolungamento dello stesso arco, vivono attività commerciali, uffici e privati cittadini sotto l’egida del Governo locale. Un insieme di protagonisti che con il tempo ha raggiunto quell’armonia necessaria anche ad una convivenza tra più attori. Il matrimonio non sempre è stato facile, le incomprensioni non sono mancate. Il livello degli attriti, però, non è paragonabile al celebre film “La guerra dei Roses” diretto nel 1989 da Danny DeVito, ma per sanare certe diversità il Comune di Bologna ha redatto un regolamento che definisce le linee guida della convivenza sociale. I primi provvedimenti sono rintracciabili nel 1288, quando gli Statuti di Bologna, chiarirono l’obbligo di “costruzione e manutenzione del portico da parte dei suoi cittadini e la sua natura giuridica di “proprietà privata a uso pubblico”. Per i bolognesi la necessità di prendersi cura dei propri Portici non è quindi una novità, quanto piuttosto “una responsabilità lasciata ai singoli proprietari guidati dal coordinamento dell’amministrazione locale” si legge nella brochure realizzata ad hoc per cittadini e turisti.

LA TASSA “PORTICI” E LE REGOLE

L’appunto del passato ha portato al regolamento del presente che fa vestire al bolognese, in quanto proprietario, gli abiti da protagonista e non semplice comparsa. A lui spetta prendersi cura della sua porzione di portico e se lo vuole abbellire, magari con alcune aiuole non può farlo, semplicemente, posandole al di fuori del portone di casa, ma burocrazia vuole che invii la domanda all’apposito ufficio comunale e che, sopratutto, rispetti i canoni di grandezza e larghezza, della stessa aiuola, previsti dal provvedimento. Nessun impedimento, però le fioriere non posso essere più di due e in alcuni casi non devono avere le dimensioni superiori a 0,50 mq cadauna. Ogni bolognese, di nascita o acquisito, è tenuto a garantire, anche in presenza di eventuali deroghe, uno spazio per il transito pedonale non inferiore a 150 centimetri nelle aree del centro storico (territorio compreso all’interno dei viali di circonvallazione) e 200 centimetri nelle rimanenti aree e, soprattutto, le fioriere devono essere mantenute in buone condizioni. La partecipazione attiva per contribuire alla bellezza della città non è limitata alla cura delle piante. Le stesse, infatti, occupano uno spazio pubblico del portico – ed è qui che emerge la natura giuridica sopra citata. Il regolamento disciplinato prevede il pagamento di una tassa o, come indica l’amministrazione, “l’applicazione di un canone” che varia nella sua temporalità ed è diviso a seconda delle categorie che rispecchiano la durata dell’occupazione del suolo pubblico e l’area dentro e fuori dai viali cittadini. Se si risiede in centro e c’è l’intenzione di ammirare un sempre verde tutto l’anno allora la tariffa è di 69,73 euro per metro quadrato o metro lineare. Se, invece, l’occupazione è temporanea, tenuto conto degli stessi parametri di voluminosità della fioriera, il costo è 0,74 euro al giorno. In periferia non cambiano le regole, ma i costi: per una occupazione permanente la tariffa annua è di 30,99 euro, se è temporanea il canone giornaliero è di 0,31 euro. Ai commercianti viene applicata la stessa cifra, ma con una maggiorazione dello 0,70 se l’occupazione è permanente (riguarda le attività commerciali e di somministrazione di alimenti e bevande o ad esse funzionali a carattere stagionale risultante dalla licenza come ad esempio i gelatai). Se l’occupazione prevede dei passi carrabili la maggiorazione è 0,74 in centro città, 1 euro in periferia. Il codice Ateco (che è il sistema di classificazione delle attività economiche) influisce anche sui portici perché, se l’occupazione temporanea riguarda operai del settore edile o interventi inerenti a servizi pubblici a rete, il costo è pari a 1,20.

PORTICO 2.0, IL BOSCO DIFFUSO 

Nonostante la “tassa Portici” non mancano le iniziative promosse per restituirne l’originalità. In passato, infatti, il verde delle piante e i colori dei fiori abbellivano alcuni tratti di “marciapiede coperto” e hanno fatto da cornice donando a Bologna una bellezza rara. Una peculiarità che si è persa nel tempo. Da qualche anno l’intenzione dei cittadini, riuniti anche in associazioni, è quella di restituire la stessa armonia. Una delle attività più recenti è svolta da un gruppo nato sui social network che si chiama “Il bosco diffuso di Bologna” che ha l’ambizione di coinvolgere tanti proprietari quanti sono i Portici per riattivare quel “polmone verde” che tanto ci sta bene sotto i Portici. La sfida è alta, quanto la passione degli “amministratori del gruppo” che pur di non lasciare nulla di intentato si sono affiancati ad un’altra realtà cittadina per dar maggior spinta e forza all’iniziativa (www.facebook.com/groups/ilboscodiffuso).

Il regolamento comunale, infine, prevede che si rispettino le norme contenute nel Codice della Strada in modo da non creare “intralcio alla circolazione di veicoli e pedoni”. Auto? Tranquilli ancora non si è vista una autovettura che ha transitato sotto l’arcata medioevale. E allora? La specifica è necessaria perché in alcuni tratti i portici proseguono nonostante l’intersezione tra due strade, come succede, ad esempio, in via Saragozza o lungo i portici di San Luca. Per questo è necessario che le aiuole o altri oggetti decorativi non invadano la strada e permettano a tutti di circolare siano essi pedoni, runner o automobilisti.