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Binge Watching, la scorpacciata di serie TV

Ecco i risultati dell’indagine appena realizzata da Laredazione.net

di Roberta Caiano

Da quando la pandemia da coronavirus è piombata nelle nostre vite molte nostre abitudini sono mutate, così come l’andamento delle nostre giornate. Per molti, il cambiamento è stato radicale: c’è chi ha perso il lavoro, chi lo ha inventato, chi lo ha trovato, chi ha lavorato o studiato il doppio e chi invece ha riscoperto passioni o hobby che non pensava di avere. O chi semplicemente, ha trovato più tempo per coltivarle. Il Covid è sbucato così, improvvisamente, e da un giorno all’altro si è appropriato del nostro tempo ordinario, scardinandolo. Da marzo ad oggi se da un lato sembra che il tempo sia rimasto sospeso, dall’altro siamo arrivati verso la fine di questo 2020. Come sempre accade, anche per la fine di questo anno ci prepariamo a tirare le somme di come abbiamo trascorso gli ultimi 365 giorni, anche se l’epidemia gli ha conferito un sapore decisamente diverso.

Tra tutte le attività che sono state messe sotto la lente di ingrandimento nel periodo del lockdown troviamo in pole position il binge watching, ovvero le lunghe maratone che comportano un elevato consumo della visione di film e/o serie Tv in un ridotto lasso di tempo. Il fenomeno è in realtà diffuso e studiato da tempo. Chiunque ne sia appassionato o abbia a che fare con le nuove tecnologie, sa che l’uso delle nuove piattaforme streaming ha di netto fatto decollare la visione di film e serie tv, oltre ai tradizionali canali televisivi. Ma nell’arco della pandemia, quante ore passiamo a guardare film e serie tv? I numeri prima del Covid sono aumentati, diminuiti o sono rimasti uguali? La ricerca è ostica, ma abbiamo lasciato ai posteri l’ardua sentenza. Con l’aiuto di un sondaggio somministrato agli utenti del web, Laredazione.net ha voluto analizzare come e quanto l’epidemia Covid abbia cambiato le abitudini del binge watching negli appassionati, ma anche in chi non è un maratoneta di film e/o serie Tv.

L’INDAGINE – Prendendo in esame la nostra indagine, con un campione composto per la maggioranza da lavoratori e studenti in una fascia d’età compresa tra i 18 e i 30 anni, il 45,2% delle persone passa dalle 2 alle 4 ore al giorno a guardare film o serie tv nel periodo della pandemia, mentre il 35,7 % trascorreva lo stesso lasso di tempo ma nel periodo precedente a marzo, quando l’epidemia Covid è scoppiata. L’aumento dello smart working, la diminuzione degli spostamenti per recarsi al lavoro, università o scuola e la possibilità di potersi ritagliare più tempo per le proprie passioni ha certamente indirizzato la percentuale verso un tasso di crescita maggiore, sebbene non si discosti molto dal periodo precedente alla pandemia. Infatti, il dato che può senza dubbio testimoniare come il fenomeno del binge watching, e del conseguente fattore sociale, sia in realtà precedente allo scoppio del coronavirus è quello che riguarda gli abbonamenti alle piattaforme streaming.  Il 41, 7% del campione preso in analisi possedeva già un abbonamento, a differenza del 32,1 % che lo ha effettuato nel corso del lockdown. Lo scarto potrebbe sembrare rilevante ma considerando anche che il 34,5 % utilizza lo streaming web, dunque in maniera libera senza alcun abbonamento, il 39,6 % usufruisce della piattaforma Amazon video, legato all’abbonamento del servizio Amazon Prime, e il 66,7 % si avvale di Netflix, che permette account condivisibili con più persone e soprattutto la disdetta mensile, potrebbe far riflettere sull’uso di piattaforme di intrattenimento che sono inevitabilmente collegati a fattori collaterali come appunto il tempo a disposizione e servizi satelliti. 

L’altro dato che può dare man forte a questo filo rosso della ricerca è quello relativo al periodo tra giugno e settembre, quando il lockdown è terminato e sono cominciate le relative aperture tra viaggi, vacanze e ferie. Infatti, anche in questo caso il 42,2 % delle persone ha passato più di un’ora a guardare serie Tv e/o film. Ma i dati più interessanti riguardano proprio le uscite prima e dopo l’isolamento forzato. Se prima della pandemia il 63,1 % delle persone non rinunciava ad un’uscita per guardare serie tv o film, dopo la pandemia il 58.3 % preferisce stare a casa, complici vari fattori tra cui le restrizioni, la bassa carica sociale e aggregativa e una buona dose di timore per la diffusione del virus. Ma, tenendo conto che il 24,1 % delle persone ha coltivato altri hobby dallo scoppio del Covid-19, possiamo dedurre che la pandemia non abbia aumentato l’uso delle piattaforme di intrattenimento ma, eventualmente, solo “rafforzato”.

A supporto del sondaggio interno, ci vengono in aiuti anche alcuni dati recuperati dalla piattaforma web Tv Time collegata all’applicazione Tiii.me, in cui ogni singolo individuo può calcolare il tempo che ha passato a guardare serie Tv in base alla loro durata in giorni, ore e minuti, che testimoniano come il cosiddetto “isolamento sociale” sia un fenomeno che la pandemia non ha aumentato ma che era sotto soglia di attenzione anche prima. I così chiamati ‘binge report’ del sito Tv Time valutano il rating, ovvero la percentuale stimata degli spettatori sintonizzati su un programma in media in un minuto, in base ad ogni singola serie Tv. Il report viene spesso stilato ogni settimana, anche in base all’uscita di nuove serie Tv o di nuovi episodi guardati dagli utenti che registrano i propri dati con la lista dei telefilm visti. Infatti, il rating calcolato ogni sette giorni per le nuove uscite o nuovi episodi da gennaio a dicembre 2020 si aggira in media intorno al 2.01, senza avere particolari sbalzi nel periodo della pandemia. Gli unici picchi di crescita si sono verificati proprio in occasione dell’uscita di nuove serie Tv o nuovi episodi/stagioni.

Se prendiamo in considerazione i dati rilasciati nel 2019 da Netflix, la più grande e famosa piattaforma streaming di prodotti di intrattenimento a pagamento, e li compariamo con quelli del 2020 aggiornati all’1 dicembre, possiamo notare come il numero degli spettatori non sia in realtà mutato di molto sebbene a fine 2019 gli abbonamenti ammontavano a 158,3 milioni, mentre quest’anno superano i 195 milioni. Se lo scorso anno la serie Tv in testa alla classifica, Stranger Things, vantava 64 milioni di spettatori, quest’anno la quarta stagione de La Casa di Carta ne ha contati 65. Bisogna, però, specificare che la società ha chiarito che le valutazioni si basano sugli abbonati che hanno visto almeno il 70% delle serie Tv indicate nella classifica delle più viste. In questo senso, un altro tassello da inserire nel puzzle di questa ricostruzione è quello che riguarda la variabile della fidelizzazione degli spettatori a determinate serie Tv, come nel caso de La Casa di Carta, o al passaparola di nuove uscite che riscuotono talmente tanto successo da attirare nuovi utenti e/o spettatori. Oltre che la crescita di piattaforme streaming che nel periodo della pandemia hanno offerto contenuti gratuiti per i mesi del lockdown. 

Un esempio è dato dalla serie Tv Grey’s Anatomy, con ben 17 stagioni alle spalle, e This Is Us che continuano ad essere tra le più viste in assoluto con milioni di telespettatori negli Stati Uniti e nel mondo, e in ultima La Regina degli scacchi, uscita nell’ottobre 2020 raggiungendo in una sola settimana un rating del 2.5. Ancora, se ci avvaliamo dell’applicazione Tiii.me, possiamo calcolare che per guardare una stagione de La casa di carta, considerata la serie tv più vista di quest’anno in assoluto, ci vogliono 18 ore e 5 minuti mentre La Regina degli scacchi, alla sua prima stagione, conta in tutto 7 ore di attenzione. Dunque, l’indagine non può vertere solo sul calcolo delle ore passate davanti ad uno schermo durante la pandemia, ma a tutte le variabili dipendenti che ne derivano andando così a testimoniare che il fenomeno del binge watching è direttamente proporzionale alla crescita di intrattenimento che le piattaforme propongono. Nel complesso, infatti, la fotografia dell’analisi condotta si potrebbe racchiudere nei dati riguardanti quanto tempo gli spettatori passano a guardare film o serie Tv in un mese: il 32,1% tutti i giorni, il 34,5% una o più volte a settimana e il 33,3 % quando c’è una specifica serie Tv o film che seguiamo o che ci interessa.

IL FENOMENO BINGE WATCHING – Nell’immaginario collettivo, l’avvento delle nuove tecnologie e dei nuovi device digitali è stato il motore che ha dato il via al loro utilizzo in modo spropositato e/o smoderato. La stessa fruibilità su piattaforme web e streaming di film, serie Tv, telefilm e qualunque cosa riguardi il watching tv è visto come una possibile “minaccia” per la condizione sociale o psicologica. In particolare, i nuovi dispositivi come smartphone, tablet, smart tv con le relative piattaforme social hanno scardinato l’assetto spazio-temporale sia nei più giovani che negli adulti. Quando è scoppiata la pandemia, in relazione a questo filo logico, si temeva un ‘allarme sociale’ soprattutto per bambini e adolescenti che hanno trascorso molto più tempo in casa senza poter avere rapporti sociali fisici. Ma come testimonia la nostra indagine, non è del tutto così. Infatti, uno dei quesiti che ha senza dubbio fatto luce sul tema dell’isolamento e delle condizioni sociali pregresse dell’individuo è quello relativo al sentirsi più o meno soli prima e dopo la pandemia. Quasi a parimerito, il 45,2 % non si sente solo al contrario del 41,7 % che invece risente più della solitudine, con un margine del 13,1 % che si sentiva già solo prima della pandemia.

Sebbene non siano stati ancora pubblicati in merito dati scientifici da parte di studiosi ed esperti sul fenomeno binge watching nel periodo del coronavirus, abbiamo chiesto alla dottoressa Paola Fusco, psicologa ed esperta di Dsa, Bes e difficoltà di apprendimento, di spiegarci nel dettaglio come si sviluppa, in cosa consiste e quanto sia cambiato da quando è scoppiato il Covid questo fenomeno. “Del fenomeno binge watching si inizia già a parlarne nel 2013, anno in cui il termine è stato definito ufficialmente dall’Oxford Dictionarie. Bisogna specificare che non è ancora dichiarata come dipendenza, ma un fenomeno che sta iniziando a diffondersi. Sicuramente, però, si può dire che questo fenomeno si incrocia con una dipendenza già acclarata da diversi studi scientifici, ossia quella da internet”. 


“Secondo alcune ricerche – ci spiega – il binge watching è collegato al bisogno di gratificazione e al bisogno di piacere fine a sé stesso, mentre per altri studi è collegato al sensation seeking, ovvero la ricerca di sensazioni particolarmente forti. Questo si verifica, nello specifico, in chi guarda serie Tv, le quali sono strutturate in modo tale che lo spettatore sia incollato allo schermo per sapere la fine della storyline trattata nel corso della serie”. In questo senso, gli stessi sceneggiatori negli ultimi anni hanno sviluppato le serie tv strutturandole in questa direzione: “Questo, infatti, fa sì che ci siano dei continui colpi di scena finali con lo scopo di mantenere viva la soglia d’attenzione e aumentino la sensation seeking”. Inoltre, la chiusura totale ha imposto una riorganizzazione tale della famiglia e dei singoli adulti che ha impegnato gli stessi ad impostare una routine nuova o ad adempiere a tutti gli obblighi previsti, tale da utilizzare i dispositivi a disposizione o il meno possibile o di utilizzarli come svago generico, non impegnandosi cognitivamente nella visione compulsiva tipica dei binge watching. Dunque, questo fenomeno si può dire che non sia propriamente aumentato o rafforzato dalla pandemia in corso ma che, come racconta la dottoressa Fusco, “chi era già particolarmente incline a questo fenomeno ha continuato a praticarlo, facilitato anche dall’aumento dello smart working e della didattica a distanza, mentre chi non lo era nella maggior parte dei casi è molto improbabile che possa far parte della percentuale delle persone che praticano binge watching in maniera assidua”.