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Intolleranze, prodotti “senza” e stereotipi: come cambiano le abitudini alimentari degli italiani

di Roberta Caiano

L’avvento della pandemia ha scosso il mondo in ogni ambito, a partire dalle nostre routine. Un esempio tra tutti è testimoniato dalle abitudini alimentari, oggetto di studio del 33esimo rapporto Italia dell’Eurispes, istituto di ricerca degli italiani che opera nel campo della ricerca politica, economica e sociale. Per l’analisi campionaria del 2021, l’Eurispes ha associato il concetto di futuro, indicato come parola chiave, per “sottolineare la costruzione degli scenari futuri al di là di una semplice proiezione della situazione presente”. Infatti, lo stesso presidente dell’Istituto, Gian Maria Fara, ha evidenziato quanto la pandemia abbia messo in discussione “valori, interessi, scelte, etiche, priorità e prospettive”.

Nell’ultimo biennio sono aumentati i vegetariani

In questo senso, l’indagine sugli stili alimentari ha aperto le porte ad una serie di valutazioni che riguardano in senso ampio l’andamento dello stile di vita quotidiano e gastronomico dei cittadini. Durante il periodo del lockdown, ad esempio, costretti a trascorrere la maggior parte del tempo in casa, sui social abbiamo assistito ad un exploit di scatti e immagini riguardanti il cibo fatto in casa e la voglia degli italiani di rimettersi in pari, dopo aver stravolto le proprie abitudini alimentari. Nonostante l’epidemia Covid, però, la trasformazione di alcuni aspetti dello stile di vista culinario era già in stato avanzato e i dati dell’indagine Eurispes lo confermano. In linea generale, l’analisi vede principalmente dei requisiti stabili come il numero di vegetariani e un regime alimentare tradizionale abbracciato dall’85,2% degli intervistati. Tra coloro che mangiano seguendo i precetti di un regime alimentare tradizionale troviamo l’86,6% dei maschi e l’83,8% delle femmine, cui si aggiunge il 6% di uomini e il 7,3% di donne che, dopo aver provato a sposare un’alimentazione alternativa, priva di cibi contenenti carni animali hanno deciso, per scelta o per necessità, di cambiare tipologia di alimentazione. Infatti, il resto della popolazione si divide tra il 6,6% di coloro che affermano di non essere attualmente vegetariani ma di esserlo stati in passato: il 5,8% che fa sapere di essere vegetariano e il 2,4% di quanti aderiscono ad uno stile alimentare in linea con i precetti vegani. Unificando le risposte delle persone vegetariane e vegane, nell’arco temporale che va dal 2014 ad oggi, possiamo notare come negli ultimi due anni i valori si attestano a livelli superiori rispetto alla media del periodo considerato con una percentuale del 7,5%, rispettivamente all’8,9% nel 2020 e all’8,2% nell’anno in corso. A scegliere un’alimentazione vegetariana sono in misura maggiore le donne con un dato del 6,9% contro il 4,7% degli uomini, mentre se prendiamo in esame i vegani, gli aderenti sono in misura leggermente maggiore maschi con una percentuale del 2,7% contro il 2% delle donne. 

Perché siamo vegetariani e vegani?

Un dato interessante riguarda la scelta di vita alimentare intrapresa: per il 23,1% di quanti si sono dichiarati vegetariani o vegani inseriscono questo stile culinario in una più estesa filosofia di vita, che non si esaurisce nell’amore verso gli animali ma comprende una volontà di prendersi cura del mondo in cui viviamo. Mentre per il 21,3% la decisione si configura come salutista e per il 20,7% come rispettosa nei confronti degli animali. Le altre motivazioni che si configurano come scelta principale alla base della pratica vegetariana riguardano la tutela dell’ambiente che comprende l’11,2% dei cittadini, la voglia di sperimentare nuovi stili alimentari al 9,5% e la convinzione di sacrificare quantità di cibo in favore della qualità, mangiando meno e meglio per un 5,9%. Gli uomini, in misura maggiore rispetto alle donne, affermano di essere vegetariani o vegani per filosofia di vita e perché fa bene alla salute: entrambe le risposte sono state indicate come prescelte da un quarto del campione maschile contro il 21,5% delle donne a proposito della scelta alimentare inserita in una più ampia concezione di vita e dal 18,3% delle donne che vede nei regimi alimentari privi di carni o derivati animali la chiave del benessere. Le donne hanno accordato, al contrario, maggiori favori alle altre risposte sulla ragione alla base della scelta di essere vegetariane o vegane: il 22,6% sceglie la dieta in base al rispetto che nutre per gli animali, mentre l’11,8% lo fa aderendo a ideali vicini alla tutela dell’ambiente, il 6,5% conta di mangiare meno e meglio e il 9,7% (vicino al 9,2% degli uomini) è incuriosito da questa pratica alimentare, vista come nuova frontiera da sperimentare.

Diete light

Ma nello specifico di alcuni cambiamenti nella routine alimentare ci sono delle variazioni che meritano particolare attenzione, come quello riguardante le diete light’ e l’uso degli integratori. Difatti, le cosiddette diete “senza” sono in continua diffusione. Se osserviamo nel dettaglio le percentuali, possiamo notare che il 31,4% degli italiani predilige prodotti senza zucchero, senza grassi aggiunti, senza luso di antibiotici e così via, mentre il 23,5% sceglie prodotti che presentano al loro interno l’aggiunta di vitamine, minerali o altri nutrimenti. 

Gli integratori

Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo il 17,1% della popolazione che segue un’alimentazione arricchita regolarmente da integratori. Segue un’alimentazione che predilige prodotti senza zuccheri e grassi aggiunti il 34,4% delle donne contro il 28,3% degli uomini, mentre il 25,5% delle donne rispetta una dieta che predilige l’acquisto di prodotti arricchiti con Omega 3, ecc. contro il 21,5% degli uomini. Ma ciò su cui vale la pena gettare un cono di luce sono i numeri relativi agli allergeni o che provocano intolleranze alimentari. Da un lato il 17% sceglie prodotti privi di lattosio, dall’altro il 13,8% quelli privi di glutine. Sceglie prodotti senza lattosio il 20,1% delle donne contro il 13,8% degli uomini, arricchiti con integratori il 19,3% delle donne contro il 14,8% degli uomini e senza glutine il 15,2% delle donne contro il 12,3% degli uomini. Questi ultimi dati, infatti, sono un segno significativo di quanto siano in crescita gli stereotipi e le intolleranze o allergie relative al cibo. 

Ristorazione e agroalimentare si orientano verso il “senza”

L’appellativo “senza” è diventato ormai un intercalare nel linguaggio gastronomico, rappresentando un nuovo modo di approcciarsi al cibo mantenendo un distacco che possa permettere il totale controllo di ciò che mangiamo senza scaturire in un abuso. Anche se, dall’altro punto di vista, le intolleranze e le allergie alimentari sono così in aumento che la tendenza diventa una necessità. In quest’ottica, ciò ha fatto sì che a risentirne non sono più soltanto le abitudini alimentari personali, ma anche quelle del mondo della ristorazione, che sempre più spesso deve adeguarsi a pietanze che richiedono preparazioni dedicate onde evitare contaminazioni. Le stesse aziende agroalimentari e i grandi brand si stanno mettendo in pari con prodotti senza glutine, lattosio o nichel per l’aumento della richiesta, creando così non solo nuovi stili alimentari, ma anche nuove cucine sperimentali.