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La classifica delle Università conferma il gap tra Nord e Sud

L’Ateneo di Bologna si conferma in vetta

di Roberta Caiano

Il gap tra Nord e Sud Italia aumenta. Sono tanti i settori in cui le opposte parti della nostra Penisola sembrano correre a due velocità, ma negli ultimi anni uno dei più importanti fattori di divisione è rappresentato dall’università e dalla difficoltà dei giovani di trovare lavoro dopo la laurea. A testimoniare questo divario sono i recenti dati rilasciati dal Censis, l’istituto di ricerca socio-economica italiano, relativi alla classifica dei mega, grandi, medi e piccoli atenei statali (e non). La graduatoria, infatti, compara i vari atenei dividendoli in gruppi omogenei per dimensioni. Sono numerosi i parametri di valutazione riguardanti le strutture disponibili, i servizi erogati, il livello di internazionalizzazione, la capacità di comunicazione 2.0 e l’occupabilità degli studenti. Nonostante molte università del Sud stiano aumentando il punteggio nella qualità dei servizi offerti e nelle contrazioni dei valori degli indicatori borse e altre attività in favore degli studenti, soprattutto per ciò che concerne i mega atenei a posizionarsi tra i primi posti della classifica troviamo per la maggiore quelli del Centro-Nord. Difatti, rispetto ai dati degli anni precedenti tra i mega atenei statali, ossia quelli con oltre 40mila iscritti, le prime quattro posizioni restano tendenzialmente stabili vedendo l’Università di Bologna in testa con un punteggio complessivo pari a 91,8, inseguita come gli scorsi anni dall’Università di Padova, con un punteggio pari a 88,7. Seguono, scambiandosi le posizioni della precedente annualità, La Sapienza di Roma, che con 85,5 punti sale dal quarto al terzo posto, e l’Università di Firenze, che retrocede dal terzo al quarto, riportando il valore complessivo di 85. Un altro ateneo toscano rimane stabile nella sua posizione classificandosi quinto, ovvero l’Università di Pisa con un punteggio di 84,8, cui segue Università di Torino, che si riprende una posizione in graduatoria con un punteggio pari a 82,8. Al settimo posto, invece, troviamo l’Università di Palermo, una new entry passata dai grandi ai mega atenei statali, che con 82,7 di punteggio totale si posiziona prima della Statale di Milano con 81,8 punti. Mentre ad altri mega atenei del Sud non è toccata la stessa sorte: infatti, l’Università di Napoli Federico II si classifica all’ultimo posto preceduta dall’Università di Bari in penultima posizione.

Per quanto riguarda invece i grandi atenei, ovvero quelli con un numero di iscritti compreso tra 20mila e 40mila, si conferma alla prima posizione l’Università di Perugia totalizzando un punteggio di 93,3.  L’Università umbra ha riportato ottime performance per quello che riguarda la comunicazione, i servizi digitali forniti agli studenti e l’internazionalizzazione anche abbassa la media il livello di occupazione dei laureati. Continuando, alle sue spalle sul podio troviamo l’Università di Salerno che passa dall’ottavo al secondo posto con un punteggio di 91,8 incrementando di 17 punti l’indicatore relativo alle borse e altri servizi in favore degli studenti, di 5 quello dell’occupabilità, di 4 quello della comunicazione e dei servizi digitali e di 2 quello dell’internazionalizzazione, mentre resta invariato il valore dell’indicatore delle strutture e si riduce di un’unità quello dei servizi. Subito dopo troviamo l’università di Pavia che con un punteggio di 91,2 che scivola di una posizione a causa soprattutto della riduzione di tre punti dell’indicatore delle borse e altri servizi in favore degli studenti. Fuori dal podio, in quarta posizione rimane stabile l’Università della Calabria con un punteggio complessivo di 90,2 seguita a ruota dall’Università di Venezia Ca’ Foscari con un punteggio di 89,7, che quest’anno compie un salto che dai medi la porta al quinto posto tra i grandi atenei statali. Perde invece di tre posizioni l’Università di Parma classificandosi sesta con 88,5 punti, a cui segue dall’Università Milano Bicocca in settima posizione con un punteggio di 88,0. All’ottavo posto, a pari merito con 86,7 punti si collocano l’Università di Cagliari, che perde tre posizioni rispetto allo scorso anno, soprattutto per la contrazione di 17 punti dell’indicatore comunicazione e servizi digitali, non compensata dagli incrementi degli indicatori internazionalizzazione occupabilità e servizi, e l’Università di Modena e Reggio Emilia, che scende di una posizione. Mentre al nono posto troviamo l’Università di Verona che invece risale di due posizioni piazzandosi al nono posto riportando incrementi positivi per tutte le altre famiglie di indicatori, ad eccezione dell’indicatore delle strutture. Altro nuovo ingresso tra i grandi atenei statali è rappresentato dall’Università di Bergamo, anch’essa proveniente dal gruppo dei medi, che con il punteggio di 83,7 si colloca in tredicesima posizione. Chiudono la classifica dei grandi atenei statali, l’Università di Messina che si classifica ultima con 76,5 punti, preceduta in penultima posizione dall’università di Chieti e Pescara con 78,3 punti e la terzultima Università di Catania con un punteggio di 78,5, quest’ultima proveniente dal gruppo dei mega atenei statali quest’anno occupato dal compagno ateneo siciliano di Palermo. 

Invece, per ciò che concerne la classifica dei medi atenei statali, ovvero quelli con un numero di iscritti da 10mila a 20mila, anche quest’anno troviamo in testa l’università di Trento con un punteggio complessivo pari a 97,3. Nello specifico ciò che garantisce all’ateneo il mantenimento della posizione di vertice è l’incremento di 16 punti dell’indicatore internazionalizzazione, a fronte delle riduzioni riportate da tutte le altre famiglie di indicatori. Con un punteggio complessivo di 94 punti, l’Università di Siena scala una posizione e si colloca al secondo posto, scavalcando l’Università di Sassari che retrocede in terza a pari merito con l’Università di Udine ottenendo un punteggio complessivo pari a 92,8. La quarta posizione è mantenuta dall’altro ateneo friulano, l’Università di Trieste, che resta quarto in classifica con un punteggio complessivo di 92. Altrettanto stabile in quinta posizione troviamo l’Università Politecnica delle Marche, sommando un punteggio pari a 91,3. Sale, invece di tre posizioni l’Università del Salento che grazie alla crescita degli indicatori servizi, internazionalizzazione e occupabilità è sesta in graduatoria per un punteggio complessivo di 87,7. Nella classifica dei medi atenei statali quest’anno c’è una novità, ovvero la presenza di due nuovi atenei provenienti dal gruppo di piccoli atenei statali: l’Università di Foggia e l’Università dell’Insubria, che si posizionano al decimo e all’undicesimo posto rispettivamente con 82,2 e 82 di punteggio complessivo. All’ultimo, penultimo e terzultimo posto chiudono la graduatoria l’Università di Napoli L’Orientale, l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro e l’Università dell’Aquila.

 Infine, nella classifica dei piccoli atenei statali, fino ai 10mila iscritti, difende la sua prima posizione l’Università di Camerino con un punteggio complessivo pari a 98,2, seguita da un altro ateneo marchigiano, l’Università di Macerata, che totalizza 86,5 punti e che per classe dimensionale non si colloca più tra i medi atenei statali. Scalano la classifica due atenei laziali, l’Università di Cassino con 84,7 punti e l’Università della Tuscia che totalizza un punteggio di 84,3 e un ateneo campano, l’Università del Sannio con 84 punti collocandosi rispettivamente al terzo, quarto e quinto posto con un incremento pressoché trasversale in tutte le famiglie di indicatori. Diversamente perdono posizioni l’Università Mediterranea di Reggio Calabria con 83,7punti, l’Università di Teramo con 83,5 punti e l’Università della Basilicata per un punteggio di 81, occupando rispettivamente la sesta, la settima e l’ottava posizione, mentre a chiudere la classifica dei piccoli atenei statali troviamo l’Università del Molise. Infine, accanto a queste classifiche troviamo anche quella speciale dei Politecnici, la quale anche quest’anno vede al timone il Politecnico di Milano con un punteggio di 93,3, seguito al secondo posto lo Iuav di Venezia con 90,3 punti e al terzo il Politecnico di Torino con 90,2 punti inseguito dal Politecnico di Bari, che chiude la classifica.

Come ulteriore testimonianza del definitivo scarto tra gli atenei del Nord, Centro e Sud Italia prendiamo in ultimo esempio la classifica dei grandi atenei non statali, ovvero quelli con un numero superiore ai 10mila iscritti, dove troviamo in prima posizione l’Università Bocconi con 96,2 punti, seguita dall’Università Cattolica per un punteggio di 80,2. Tra i medi, da 5mila ai 10mila iscritti è la Luiss a collocarsi in prima posizione, con un punteggio pari a 94,2, seguita dalla Lumsa con 85,8 punti. Tra i piccoli atenei, fino a 5mila iscritti, la Libera Università di Bolzano continua a occupare il vertice della classifica con un punteggio di 101, seguita in seconda posizione dall’Università di Roma Europea con 91,2 punti. Chiudono la graduatoria due atenei del Sud, l’Università Lum Jean Monnet con 75 punti che si piazza in ultima posizione preceduta dall’Università di Enna Kore con il punteggio di 76,2.