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La solitudine degli accumulatori seriali, il fenomeno ancora ignorato

di Roberta Caiano

Vestiti, mobili, rifiuti, sacchetti, libri sono soltanto alcuni degli oggetti che riempiono gli appartamenti degli accumulatori seriali. Il disturbo da accumulo, clinicamente chiamato con il nome di Hoarding Disorder, era prima conosciuto con il termine di disposofobia in quanto collegato ad altri tipi di disturbi come quello ossessivo-compulsivo (DoC) o anche il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità (OCPD). Soltanto in seguito, infatti, è stata definita come una patologia a sé stante e riguarda l’accumulo di ogni tipo di bene, dagli oggetti agli animali. Se questo fenomeno inizialmente poteva essere riconducibile ad uno stile di vita bizzarro, con il tempo la comunità scientifica si è affacciata a questa problematica testandone la gravità patologica.

Da sempre, negli ultimi decenni ancor di più, la televisione e il mondo dello spettacolo portano alla luce delle problematiche della realtà quotidiana spesso sopite e nascoste. E’ il caso di “Sepolti in casa”, lo storico programma mandato in onda in Italia nel 2010 sul canale Real Time che all’epoca riscosse un enorme successo. Da quel momento, il disturbo da accumulo è divenuto un argomento al centro di molti dibattiti, sia all’interno che all’esterno della realtà televisiva, scoprendo così che dietro questa patologia si celano storie, persone e racconti di vita quotidiana che hanno bisogno di essere messe al centro non solo dell’opinione pubblica ma anche degli esperti i quali possono fungere da aiuto concreto per coloro che ne soffrono. Infatti, per quanto il fenomeno sia stato messo spesso sotto le luci della ribalta è in realtà ancora ignorato ma molto più frequente di quanto si possa pensare. Uno degli aspetti più importanti e più preoccupanti di chi soffre questa malattia, oltre a quello psicologico e sociale, è soprattutto quello igienico. In questo senso, gli accumulatori seriali attraverso l’acquisizione di ogni tipo di beni e l’incapacità di liberarsene rappresentano un vero e proprio rischio per la salute pubblica. Tendono, difatti, a privarsi di ambienti quotidiani e sviluppano la loro vita in situazioni igieniche invivibili, sia per loro che per la società. 

Di questo ne abbiamo parlato con Giovanni Armando Costa, Tecnico della Prevenzione del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’ATS (Agenzia tutela della salute, ex Asl) di Milano. A servizio dell’azienda sanitaria lombarda dal 1996, soltanto dal 2010 Giovanni è venuto a contatto con la realtà degli accumulatori seriali occupandosene con cura e dedizione. Il tecnico, infatti, ci racconta che in questo settore ci si confronta con persone e realtà ogni volta differenti, con gradi di difficoltà e gravità che richiedono sensibilità e attenzione: “Quando ci vengono segnalati casi da disturbo di accumulo possono presentarsi due tipi di comportamento non appena arriviamo sul luogo: o conciliante o di respingimento. Per fare in modo che queste persone aprano la porta della loro quotidianità, bisogna assumere un atteggiamento empatico e far capire che siamo lì per aiutarli e non per arrecargli un danno”, spiega Giovanni. “La possibilità di entrare in questi appartamenti si gioca nei primi minuti di conversazione. Se ci si dimostra invadenti, non è facile ottenere l’accesso. Piuttosto è più opportuno avere un atteggiamento accondiscendente chiedendo se serve qualcosa in casa e se ha bisogno di aiuto”. Difatti la problematica in cui possono incappare gli specialisti e il personale addetto in questo campo è proprio il rifiuto ad aprire, anche se la persona è dentro casa. La situazione che vede protagonisti gli accumulatori seriali, infatti, prevede l’obbligatorietà da parte del personale sanitario di agire ai fini di pericolo per l’ordine pubblico. In campo entrano anche altri esperti quali assistenti sociali, centri psicosociali, medici di base che aiuteranno la persona nel percorso di riabilitazione sebbene purtroppo una ricaduta nell’accumulare compulsivamente oggetti non è così scontata. Si passa così all’azione, spesso anche attraverso ordinanze contingibili di sgombero se l’accumulatore non collabora, igienizzando, sanificando l’intero ambiente e gettando tutti i rifiuti e gli oggetti contaminati.  

In quest’ottica uno dei fattori più importanti che bisogna prendere in considerazione nelle persone che soffrono di questo disturbo è la solitudine, la chiusura totale al mondo esterno e la difficoltà a farsi aiutare. Tendono a tagliare rapporti con amici, parenti e familiari per non rendere pubblica la loro situazione e aggirare l’argomento. Infatti, in ballo c’è anche il tema della lontananza dai propri cari, i quali hanno più difficoltà a rendersi conto della condizione in cui i loro affetti versano. Lo stereotipo più tipico che si ha in mente nell’immaginario collettivo è che il fenomeno riguardi principalmente gli anziani, ma come ci conferma il Tecnico della Prevenzione non è sempre così: “Mi capita frequentemente di incontrare anche persone colte, come giornalisti o docenti universitari, lavoratori di ogni ambito che escono e non danno alcun segnale che possa far pensare di avere la casa ridotta in questo modo. Quasi tutti quello che ho conosciuto non sono giovanissimi, ma neanche con un’età particolarmente adulta. A volte, infatti, può capitare che ci siano persone di 40-50 anni che vivono da soli o con genitori anziani i quali hanno difficoltà ad arginare il fenomeno, cosa che invece è più probabile che accada se i primi avvertimenti vengono acquietati in età meno matura”.

In linea generale dunque, come ci racconta Giovanni, gli accumulatori seriali non escono, si estraniano dal mondo esterno e vengono allo scoperto solo attraverso le segnalazioni del vicinato che vengono attirati dai cattivi odori e/o da situazioni igieniche molto precarie. “Ciò che passa inosservato, ma è l’aspetto che più preoccupa, è che l’accumulo di tanti oggetti è un rischio per la salute pubblica. Se non si possono disinfettare gli ambienti dove tutto è pieno, dai mobili ricoperti di polvere all’accumulo di carta, giornali, oggetti di ogni tipo, spazzatura il pericolo igienico cresce. – spiega il Tecnico- Aumentano infestanti come insetti e roditori che si riversano ovunque. Spesso proliferano e l’impossibilità di pulire e sanificare fa sì che le condizioni igieniche diventino sempre più precarie con il rischio di provocare principi di incendio, fuoriuscite di gas, infiltrazioni d’acqua. Problematiche che inevitabilmente si riversano anche negli appartamenti vicini”. Infatti, come specifica lo stesso Costa, molti di questi oggetti non hanno un ordine cronologico o sensato, ma spesso gli accumulatori riescono a procurarseli avendo disponibilità economiche o attraverso regali che provengono da amici e conoscenti, i quali il più delle volte ignorano totalmente la loro condizione problematica. O, ancora, riescono a reperirli frugando nei cassonetti della spazzatura saccheggiando così oggetti già igienicamente contaminati. A volte c’è l’accentuazione per il collezionismo, quindi accumulano determinati prodotti in base alla loro passione. Ma altre volte sono accumulati in maniera tale da non rendere agibile neanche l’entrata in casa. Sono molte, infatti, le persone che dormono in strada, garage o condominio perché gli oggetti hanno riempito ogni singolo spazio della casa. 

Inoltre, quando l’accumulo di oggetti diventa tale da impedire l’accesso anche ai servizi igienici primari, ciò provoca non solo condizioni igieniche invivibili ma anche infiltrazioni, problematiche sulle tubature e impianti della casa che non vengono alimentati correttamente incorrendo in danni e pericoli di incolumità davvero ingenti. Basta anche un solo soggetto accumulatore che fuma e il rischio di incendiare la casa, soprattutto se si possiedono oggetti e prodotti infiammabili, e di conseguenza l’interno condominio o vicinato aumenta. “Spesso gli stessi vigili del fuoco scoprono queste realtà e le segnalano alle autorità competenti, tra cui noi tecnici della prevenzione addetti in questo settore”, commenta Giovanni. “Il più grande problema di queste persone è la negazione di avere un problema, hanno consapevolezza della situazione irregolare in cui si trovano ma cercano di nasconderlo. Spesso e volentieri adottano strategie per non mostrare la loro condizioni, tra cui il tenere le finestre chiuse. Il primo motivo principale è l’impossibilità di aprirle per la tanta roba accumulata che le ostruisce, l’altro è per non far vedere all’esterno la loro condizione”. 

Ma come si arriva a questo punto? Come ci spiega Giovanni stesso, spesso queste persone sono vittime di esperienze traumatiche da cui difficilmente riescono a riprendersi, infilandosi così nel tunnel del disturbo da accumulo e nella solitudine totale, quali un cambio di vita radicale come il pensionamento o la morte di persone vicine o care. “Nella mia attività in questo campo che ormai dura da più di dieci anni, mi è capitato di incontrare una madre che aveva perso il figlio e per attutire la mancanza ha cominciato ad accumulare scarpe e vestiti fino all’inverosimile o, al contrario, la perdita dei genitori, separazioni coniugali e sentimenti di passività e rassegnazione nei confronti di tutto ciò che è la vita reale all’infuori delle mura domestiche”.  I casi che lo specialista incontra ogni anno viaggiano su una media di 200-300, un numero sconvolgente se si considera che si fa riferimento alla sola città metropolitana di Milano. La pandemia da Covid-19 di certo non ha aiutato, fermando anche questo settore. Soltanto a maggio del 2020 sono ripresi i sopralluoghi, prendendo in carica tutte le segnalazioni che nel frattempo non hanno smesso di giungere all’azienda sanitaria. In quest’ottica, il coronavirus non ha impedito agli accumulatori di continuare nella loro pratica, ma neanche agli esperti che continuano nella loro attività e ricettività. Per questo motivo è ancora più importante segnalare se si notano situazioni o condizioni anomale, soprattutto in vista del periodo storico che stiamo vivendo e che spesso non scuote il torpore di chi soffre di questo disturbo. “Prevenire queste situazioni è molto difficile, perchè bisogna esserne a conoscenza e spesso le condizioni vengono poste alla luce del sole troppo tardi. E’ invece importante segnalare, per ottenere l’efficacia dell’intervento e dell’aiuto”, conclude Giovanni.

Per le segnalazioni a cui i cittadini della città metropolitana di Milano possono rivolgersi è attiva la linea telefonica chiamando allo 02857870 o inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica infoaccumulatori@ats-milano.it