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Le stanze di Verdi contro spaccio e degrado

Piazza Verdi e zona universitaria, vent’anni del Comitato che non molla

di Maria Elena Mele

Bologna – “Dio c’è” è una delle tante scritte che ci capita di leggere sui muri dei palazzi, sui cartelli o indicazioni stradali, ma anche su insegne e saracinesche. La frase, utilizzata sopratutto negli anni Settanta, più che ad una constatazione uman-religiosa faceva, e fa, riferimento alla presenza di uno spacciatore in quell’area, quartiere o zona della città. L’acronimo “Droga In Offerta, Costi Economici” svolgeva, e svolge, la stessa funzione che oggi può avere uno scambio di chat tra pusher e consumatore abituale di sostanze stupefacenti. Fino a qualche anno fa l’incontro tra le due parti avveniva grazie ad un simbolo o un tag, per usare un linguaggio adatto al presente. E’ ancora così oppure, oggi, i social sono diventati, loro malgrado, il mezzo utilizzato per fare le richieste di droga e soddisfarle? Sembra che la rottamazione nel mondo dello spaccio non sia stata del tutto avviata. Evoluzione sì, ma nessuna rivoluzione che annulli la modalità utilizzata in passato. A Bologna ne sono convinti i membri del Comitato Piazza Verdi che, dal 2000, portano avanti con pazienza e passione, una campagna di lotta al degrado nella zona universitaria e strade limitrofe. Fra le tante iniziative promosse c’è anche la pulizia dei muri dai graffiti e dalle scritte. Tra questi i famosi tag che offrono ai “clienti” indicazioni su dove acquistare la droga e l’orario giusto per lo scambio senza essere “pizzicati” dalle forze dell’ordine.

Via del Guasto, via Petroni, via Belle Arti e via Antonio Bertoloni, solo per citare alcune, sono le strade della cittadella universitaria bolognese frequentate dallo spacciatore di turno segno, purtroppo, che nella zona è particolarmente “significativo” lo spaccio/consumo di droga, dalla più “leggera”, marijuana, a quelle più “pesanti” come eroina o cocaina. Un giro contrastato dai Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia locale e Guardia di Finanza i quali, nel corso degli anni, hanno eseguito diversi blitz o operazioni anti-droga, ma nonostante ciò l’attività non hai smesso di esistere.

“La situazione della zona universitaria a fine anni Novanta era complessa – ricorda Otello Ciavatti – c’erano cumuli di siringhe per strada o in piazza, presenze abbastanza inquietanti di spacciatori oppure di persone che iniziarono a dormire sotto i portici”. “Si stava creando un affollamento di cittadini che vivevano un forte disagio perché dipendenti dall’alcol o dalla droga”, prosegue il presidente del Comitato Piazza Verdi. Per cercare di evitare un declino (quasi) inevitabile, i residenti della zona, sostenuti dall’allora sindaco di Bologna Walter Vitali, coinvolsero gli studenti e i cittadini e diedero vita ad alcune iniziative culturali, un modo di “riempire con qualcosa di bello gli spazi occupati dalla attività illegale”, sottolinea ancora Otello Ciavatti. Nascono in quegli anni il Comitato Piazza Verdi e l’Associazione Giardini del Guasto che prende il nome dalla strada che separa il Teatro Comunale dall’Università. Furono organizzati i primi dibattiti, gli incontri con studenti degli Istituti delle Scuole superiori bolognesi, con le Scuole di ballo o i gruppi musicali legati al Conservatorio cittadino o al Teatro Comunale. Una intera comunità che si è mossa all’unisono per ricreare una armonia civile in una zona che all’epoca era ogni giorno al centro della cronaca nera cittadina. E’ nato così il primo progetto chiamato “Essere e città” che ancora oggi viene programmato dalle due associazioni. “Abbiamo proposto tanti eventi tra i quali alcuni davvero significativi, prosegue Ciavatti, come ad esempio il primo concerto di musica classica dell’Orchestra Senzaspine (https://www.senzaspine.com) che suonò la 5^ Sinfonia di Beethoven”. Nelle parole del presidente si percepisce un pizzico di orgoglio per l’intuizione avuta e sviluppata con il tempo. Le iniziative culturali che, stagione dopo stagione, venivano promosse facevano da corollario all’attività portata avanti dal Comitato perché se il palcoscenico non è pulito tutta l’opera ne risente.

Il disagio sociale, per Ciavatti, era anche visivo perché i muri erano (e sono) praticamente privi di spazi liberi con i “tag” degli spacciatori che, volutamente, si confondono con altri simboli di protesta e di contestazione. Frasi di rabbia o di un amore che non c’è più o, semplicemente, espressioni di un’arte personale e personalizzata. “Quelle scritte non sono street art, ma segni indistinti che imbruttiscono i muri dei palazzi e le colonne dei portici” (questi ultimi sotto osservazione da parte della commissione istituita dall’Unesco per proclamarli patrimonio dell’Umanità), lamenta Otello Ciavatti diventato negli anni un riferimento per i residenti della zona e un interlocutore valido per l’amministrazione comunale. Egli non manca di contribuire alla pulizia dei muri da quei richiami all’illegalità, promuovendo giornate mirate e realizzate insieme al quartiere Santo Stefano, attualmente “governato” dalla presidente Rosa Amorevole. Le armi di Ciavatti sono il raschietto, il pennello ed il colore. Manate di tinta per cercare di eliminare tracce vecchie e nuove. “Insieme si può” è il moto che ci permettiamo di attribuire al presidente del Comitato Piazza Verdi e ai gruppi di persone che si alternano e lo aiutano nell’impresa.

“La deturpazione dello spazio pubblico è una caratteristica di Bologna di questi ultimi anni”, ci racconta al telefono Ciavatti, e tra gli “obiettivi che come Comitato ci poniamo è quello di rispolverare la bellezza di quella fetta di Quartiere attraverso la cultura”.

Una cultura che non trascura nulla e guarda la persona a 360 gradi, per questo non è sembrato strano che l’attività del Comitato sfociasse nella gestione, dal 2016, di uno piccolo spazio che si trova sul lato opposto al Teatro Comunale. E’ l’ex ufficio dei vigili,  diventato “Le stanze di Verdi”, all’interno del quale si trovano due toilette pubbliche (utili, pulite e dal costo irrisorio) e, soprattutto, un punto informativo e uno sportello di assistenza. Lo scopo è offrire informazioni turistiche; distribuire materiale informativo sul Comunale, Pinacoteca, Belle Arti e Università; mettere a disposizione, per la consultazione, libri su Bologna, guide, mappe; assistere persone in stato di disagio. “Non siamo militari, non siamo vigili, ma solo volontari che vogliono dare l’esempio di come rapportarsi in modo non conflittuale tra le varie anime che vivono la piazza. Non abbiamo problemi con nessuno e collaboriamo con tutti” rispose Otello Ciavatti ai giornalisti che gli fecero le domande all’epoca dell’apertura dello spazio.

Una attività che negli anni si è consolidata tanto che nel 2020 “Le Stanze di Verdi” sono diventate un sinonimo di libri, vestiario, comunicazione e solidarietà. Basti pensare che lo scorso anno sono stati diffusi 1680 libri a studenti, docenti universitari, famiglie. “Sono state consegnate 15 coperte, 30 giubbotti, 50 pantaloni, 35 maglioni di lana, 50 camicie e decine di altri indumenti minori alle persone che ne avevano bisogno. Abbiamo realizzato 22 iniziative culturali tra concerti di musica classica, dibattiti e libri” conclude Otello Ciavatti.

Di strada in 20 anni ne è stata fatta e al posto dei cumuli di siringhe ora ci sono montagne di avvenimenti che, certo, non hanno cancellato del tutto la microcriminalità nella zona, ma la presenza della società attiva, giorno dopo giorno, semina cultura e bellezza. Se son fiori, fioriranno e in Piazza Verdi si vedono già i germogli.