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“L’isola” di Crotone, aeroporto a rischio chiusura

di Roberta Caiano

“Liberi di partire, liberi di tornare”. Due semplici concetti che, in realtà, per la città di Crotone rappresentano molto di più. Patria della scuola pitagorica e punto di riferimento della Magna Grecia, la città calabrese sembra che nel tempo abbia perso la sua memoria storica e si sia ridotta ad essere abbandonata al proprio destino. Infatti, nel corso degli anni, la gestione dei trasporti e dello sviluppo turistico ha subito una brusca battuta d’arresto intervallata solo da alcune conquiste da parte dei cittadini che lottano per la propria città. Tra questi troviamo il Comitato Cittadino Aeroporto di Crotone che dal 2016 si batte per i diritti dei passeggeri crotonesi, i quali si ritrovano a dover combattere con costanti chiusure dell’aviostazione e con una carente, se non del tutto assente, manutenzione delle infrastrutture ferroviarie e dei trasporti. Con l’avvento della pandemia da Coronavirus, che ormai da un anno sta modificando ogni aspetto della società, la situazione già precaria non ha fatto altro che peggiorare. Difatti negli ultimi mesi le compagnie aeree sono state costrette a ridimensionare drasticamente il proprio network, con conseguenze radicali nei principali aeroporti italiani. Un esempio è proprio la compagnia Ryanair, l’unica azienda che vola dall’Aeroporto Pitagora Sant’Anna di Crotone dal quale il 17 gennaio è partito l’ultimo volo da e per Bologna, mentre il 19 gennaio è la volta delle ultime partenze da e per Bergamo fino al 28 marzo. Uno stop che potrebbe prevedere non soltanto una sua sospensione ma una chiusura totale per mancanza di collegamenti, dato che Bologna e Bergamo sono le due uniche città che i passeggeri crotonesi possono raggiungere. 

In realtà la condizione dell’aeroscalo calabrese si muove sul filo del rasoio dal 2012, quando ci sono state le prime avvisaglie di una sua chiusura, avvenuta all’effettivo dall’ottobre del 2016 fino alla sua riapertura nel giugno del 2018 quando la gestione è stata affidata alla Sacal, Società Aeroportuale Calabrese. Nonostante i cittadini crotonesi si siano riappropriati della libera circolazione e del loro diritto alla mobilità con questa riattivazione, questi periodi sono stati altalenanti e i disagi non sono mancati. In merito anche all’ultima disfatta per l’aeroporto crotonese, siamo entrati in contatto con il presidente delComitato Cittadino Aeroporto Crotone Giuseppe Martino, il quale da tempo si batte affinché la città e gli stessi concittadini abbiano la libertà di poter viaggiare: “In tutti questi anni non ci è stata data l’occasione di incontrare l’assessore con delega sugli aeroporti, nessun confronto con la vecchia giunta, nessuno ha ritenuto importante ascoltare la nostra voce e trovare adeguate soluzioni al nostro problema – continua l’attivista crotonese  – E’ assurda la continua mancanza di volontà di gestire l’aeroporto, con una conduzione della pubblicità del tutto negativa, scoraggiando le compagnie aeree disposte a far viaggiare la nostra città e soprattutto la politica ad investire sul nostro futuro”. Attraverso la pagina Facebook del comitato, Martino cerca di sensibilizzare la popolazione e soprattutto la classe dirigente affinché Crotone non rimanga un’isola. La fascia jonica rappresenta così una realtà emarginata, del tutto estranea ad un contatto con l’esterno che non sia nella regione stessa. Il problema, infatti, non è solo l’aeroporto ma l’intera sfera delle infrastrutture che non vede manutenzioni ed investimenti dagli anni ‘90, con una linea ferroviaria attiva negli ultimi sette anni solo ed esclusivamente per spostamenti regionali. Per poter viaggiare fuori regione, è possibile farlo in treno solo se si effettua il cambio in un’altra stazione calabrese. Lo stesso vale per gli autobus, le cui compagnie che permettevano di raggiungere e arrivare a Crotone in modo diretto si sono ridotte alla sola Flixbus, sebbene le corse siano sempre ridimensionate a massimo tre volte nell’arco dell’intera settimana e con il tassativo cambio. In merito, il portavoce del Comitato non riesce a nascondere la sua indignazione: “Dalle ore 13.20 del 19 gennaio (ultimo volo prima del blocco da Crotone a Bergamo, ndr) abbiamo solo questo mezzo che ci collega al mondo. Si viveva meglio quarant’anni fa, quando avevamo una gestione decisamente migliore con treni a lunga percorrenza con destinazione diretta. Sebbene non fosse ratificato e c’era un solo binario, perlomeno la linea ferroviaria ci permetteva di viaggiare fuori regione senza cambi o scali. Ora invece, per fare un esempio, se volessimo arrivare a Milano con il solo autobus, impiegheremmo 22 ore, sempre con scalo a Roma.  Non è possibile che l’intera comunità crotonese lamenta da anni gravi problemi sulla mobilità e non si pongano in essere azioni concrete per migliorare la situazione”. 

Neanche il riconoscimento della continuità territoriale ottenuto nel 2002, il quale ha certificato il grave stato di disagio che i cittadini crotonesi vivono a causa delle carenze delle infrastrutture di trasporto, ha contribuito al miglioramento della condizione del territorio. Gli investimenti non sono stati adeguati e/o all’altezza per risolvere queste mancanze, così come è mancato un vero e proprio cronoprogramma che possa permettere la realizzazione di quelle infrastrutture tali da ridimensionare drasticamente il problema. Come ci racconta Martino: “Da Crotone negli anni ‘70 andavamo ovunque nel mondo, c’erano grossi poli industriali e turistici. Era parte dell’Italia. Aldo Davanzali, proprietario della compagnia Itavia, avviò in città il primo vero insediamento turistico–alberghiero, il Costa Tiziana Hotel. Ma percorrendo le sorti del caso Ustica, con il fallimento della compagnia, anche Crotone colò a picco non riuscendo a sbocciare dal punto di vista economico ed industriale”.  Ma, come possiamo notare anche dalla testimonianza di Martino, negli ultimi decenni diverse infrastrutture sono state abbandonate e/o gestite in maniera precaria aggravando e condizionando negativamente anche la vita sociale dell’intero territorio. Le sorti della città diventano sempre più preoccupanti e instabili, allontanando progressivamente Crotone dal resto della penisola. “Nel 2021 abbiamo la fascia jonica completamente non allineata con le strutture moderne, ma soprattutto pericolosa nei periodi di maltempo.  I treni sono delle ‘littorine’, viaggiano a diesel lungo un solo binario non elettrificato e su una linea ferroviaria che risale al 1875racconta il presidente del Comitato –  L’alternativa è la SS 106, unica statale sulla fascia jonica, risalente anch’essa ai tempi del 1928, e rimasta inalterata senza una reale manutenzione e ammodernamento. Abbiamo assistito inermi al suo declassamento sistematico: ha subito solo degli interventi di messa in sicurezza volti al fine di ridurre la velocità di percorrenza. Oggi, per percorrere 100 chilometri nel tratto crotonese della ss 106 sono necessarie circa due ore rispettando il codice della strada.  Quando le situazioni meteorologiche prevedono alluvioni e grave maltempo, entrambe le soluzioni di trasporto non reggono e vengono chiuse, isolando totalmente la città”. Infatti, la linea ferroviaria jonica è in corso di elettrificazione ed i lavori dovrebbero finire entro quest’anno. 

Ma ciò che più preoccupa è proprio l’aeroporto, l’unico mezzo che permette di raggiungere le destinazioni fuori regione in maniera diretta. Anche in questo le difficoltà non sono mancate. L’aeroporto Pitagora Sant’Anna è situato 15 chilometri a sud della città del capoluogo calabrese, lungo la Strada Statale 106 Jonica in direzione di Catanzaro. Per un periodo, i collegamenti via autobus tra il centro città e l’aviostazione sono stati interrotti e reinseriti solamente da settembre, lasciando a piedi centinaia di passeggeri. L’unico mezzo disponibile era l’autonoleggio, rendendo però ancora più faticoso il percorso verso la città. “Per la Costituzione italiana ed europea il diritto alla libera circolazione, uno dei principi cardini dell’Europa, è sacrosanto e nessuno si rende conto che ci stanno togliendo un diritto costituzionale. Questa legge per noi crotonesi non vale – racconta Martino – Per questo abbiamo indetto una petizione con raccolta di firme affinchè Crotone sia trattata al pari delle altre città, con uguale dignità nel rispetto dei suoi cittadini”. 

In un documento stilato dal Comitato Cittadino Aeroporto Crotone si può infatti leggere che “l’aeroporto costituisce l’unica ‘infrastruttura capace di rispondere alle necessità di mobilità del territorio e quindi indispensabile al tessuto sociale ed economico calabrese. Si rileva, inoltre, come il bacino primario di utenza dell’aeroporto include numerose località turistiche nelle province di Crotone, Catanzaro e Cosenza. Lo sviluppo di collegamenti nazionali e internazionali da/per l’aeroporto è, pertanto, fondamentale anche per lo sviluppo economico e turistico del territorio”. La situazione Covid di certo non ha favorito il miglioramento delle condizioni di mobilità dei crotonesi, ma c’è da chiedersi come mai in tutti questi anni non si sia trovata una soluzione per fare in modo che i cittadini potessero avere la libertà di viaggiare, muoversi e spostarsi senza subire, al contrario, continue chiusure e isolamento. A questa domanda ci ha risposto Martino: “Il Covid è una scusa. Mentre da Lamezia Terme i voli sono programmati in maniera sistematica, il nostro scalo non viene proposto. A dicembre del 2018, l’allora ministro dei trasporti e delle infrastrutture Danilo Toninelli ha indetto un bando per le compagnie aeree che si sarebbero proposte di offrire voli da Crotone per Roma per una somma di 13 milioni di euro. Il bando evidentemente non è stato per nulla accattivante, perché nessuna compagnia ha partecipato – spiega il cittadino crotonese – Per questo la Ryanair è l’unica compagnia che adesso effettua i voli e solo per le tratte di Bologna e Bergamo. L’aeroporto di Crotone è a servizio della politica solo e soltanto come slogan elettorale, ma nel concreto noi viviamo sempre più un disagio nell’invisibilità totale”. Attualmente la gestione dell’aeroporto è in mano alla Sacal, che detiene anche l’aeroporto di Reggio Calabria e Lamezia Terme, ma per Martino non hanno interesse nell’investire nella città di Crotone:  “In due anni, dal 2018, nel bilancio la società ha dichiarato di aver speso soltanto 35mila euro per Crotone. Secondo l’ultimo Masterplan ai fini della conformità urbanistica redatto dall’Enac, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, per l’aeroporto di Lamezia Terme prevede un importo delle opere di 195,5 milioni entro il 2027. Questo a discapito del nostro aeroporto, che è così a rischio collasso e chiusura definitiva. Inoltre, Sibari ha avanzato la richiesta di aprire un aeroporto e questa potrebbe essere un’ulteriore palla da cogliere al balzo per rendere vani gli sforzi di investire su Crotone”. Per Martino, infatti, la situazione non cambierà neanche dopo la pandemia: “Nessuno ha previsto alcuna soluzione per essere collegati al mondo, anzi per noi cittadini della fascia jonica non è previsto alcun futuro visto poiché le infrastrutture non verranno ammodernate neppure con il Recovery Fund – continua – In tanti anni la politica ha fatto solo slogan elettorali puntuali ad ogni campagna mentre si è dimenticata di fare progetti che ora sarebbero stati cantierabili”. Secondo il Comitato, si troverà mai una soluzione? “Crotone potrebbe essere identificata come un vero e proprio caso studio in cui creare un innovativo sistema di trasporti intermodale. Il punto di partenza dovrebbe essere la realizzazione di infrastrutture di trasporti e la creazione di una facoltà universitaria fondata sul turismo, in cui si elaborino idee pronte da mettere in pratica localmente, permettendo così la nostra terra di ritornare ad essere la culla di civiltà al centro del mediterraneo”.