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Rifiuti, malattie e tumori: come si muore nella Terra dei fuochi

Arriva lo studio voluto da Procura di Napoli Nord e dall’Istituto Superiore Sanità

di Roberta Caiano

Tumori alla mammella, asma, leucemie e malformazioni congenite tra le principali malattie che colpiscono le zone a cavallo tra la provincia di Napoli e Caserta. Che la Terra dei fuochi sia da anni al centro dei principali dibattiti su rifiuti tossici, discariche illegali e come questi siano la principale causa di patologie e tumori in quei luoghi non è più solo una supposizione ma trova fondamento nella scienza. Lo studio realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, in accordo con la Procura di Napoli Nord, ha infatti confermato che esiste una “relazione causale o di concausa tra la presenza di siti di rifiuti incontrollati” e l’insorgenza di malattie e tumori che per decenni hanno causato vittime. L’analisi che è appena stata presentata ha rilevato criticità relative all’impatto dei rifiuti sulla salute, nell’area che comprende l’Agro Aversano, in provincia di Caserta, e alcuni Comuni dell’area a nord di Napoli, vicina al Casertano. Il Rapporto conclusivo è stato presentato alla presenza del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Napoli, Luigi Riello, e del Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, il quale ha dichiarato che l’indagine ha evidenziato delle criticità relative all’impatto dei rifiuti sulla salute. Questo conferma la necessità di sviluppare un sistema di sorveglianza epidemiologica integrata con dati ambientali nell’intera area della Regione Campania e in particolare nelle province Caserta e Napoli”. Inoltre, ha aggiunto che “il presente accordo rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra enti ed istituzioni con ruoli e funzioni diverse. Per tutte le azioni di prevenzione e bonifica, condivise con le Autorità e le popolazioni coinvolte, l’Istituto è pronto a collaborare con le Autorità e le Istituzioni locali e regionali”.

L’indagine, in realtà, è partita da un accordo stipulato nel giugno del 2016 proprio tra la Procura di Napoli Nord e l’Istituto Superiore di Sanità, la cui collaborazione scientifica si è posta come obiettivo lo scambio di dati e informazioni elaborati da una sorveglianza epidemiologica sulla popolazione di quest’area, da anni martoriata da sversamenti illegali, terreni inquinati e roghi tossici. Gli esperti hanno puntato un cono di luce soprattutto sugli eccessi della mortalità, sull’incidenza tumorale e sull’ospedalizzazione per diverse patologie derivanti da agenti inquinanti. In questo modo, è stato così possibile delineare e illustrare una mappa dei siti di smaltimento dei rifiuti presenti sul territorio di competenza di Napoli Nord, evidenziando le aree nelle quali le attività illegali hanno un impatto, ormai non più solo per ipotesi, sulla salute dei cittadini. Il report ha subito mobilitato comitati e associazioni che da anni si battono per venire a conoscenza della verità e per fare in modo che questo fenomeno venga arginato affinché le centinaia di vittime degli ultimi anni non continuino a crescere a dismisura. In particolar modo, tra queste troviamo tantissimi bambini e giovanissimi che si trovano a lottare con il “mostro” ma spesso pagano con la vita. Sui social sono numerose le testimonianze di genitori e cittadini che per anni hanno chiesto chiarezza e luce, soprattutto per fare in modo che dopo la prova scientifica di un nesso tra tumori e rifiuti possa davvero cambiare qualcosa per gli abitanti della Terra dei fuochi.

La Terra dei fuochi – La denominazione di Terra dei fuochi risale a più di vent’anni fa con riferimento alla zona della Campania estesa tra la provincia di Napoli Nord e Caserta in relazione al sotterramento di rifiuti tossici e speciali e al conseguente rogo con un impatto inquinante e deleterio per la salute della popolazione locale. L’espressione apparve per la prima volta nel 2003 nel Rapporto Ecomafie curato da Legambiente, creando così un primo allarme per la pericolosità del fenomeno. Soltanto nel 2014 l’Istituto Superiore di Sanitàrende effettiva la situazione epidemiologica nei 55 Comuni, definiti dalla Legge 6/2014 come Terra dei Fuochi. I rapporti dell’ISS 15/27 definiscono il quadro epidemiologico della popolazione in oggetto “caratterizzato da una serie di eccessi della mortalità, dellincidenza tumorale e dellospedalizzazione per diverse patologie, che ammettono fra i loro fattori di rischio accertati o sospetti lesposizione a inquinanti emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e di combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani. Si osservano in particolare eccessi di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori e eccessi di tumori del sistema nervoso centrale, questi ultimi anche nella fascia 0-14 anni”. Infatti lo studio dell’incidenza dei tumori nella Terra dei Fuochi è stato inizialmente svolto nell’ambito della collaborazione tra ISS e Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM) grazie al contributo del Registro Tumori della ASL Na3 Sud. Successivamente, nel 2016 arriva l’accordo tra la Procura di Napoli Nord e l’Istituto Superiore di Sanità il cui studio ha portato al risultato che conosciamo oggi.

I dati dell’analisi, in base agli studi sull’andamento del rischio sanitario in funzione dei valori dell’indicatore di rischio da rifiuti stimato per ogni Comune (IRC) all’interno dell’area indagata, delineano un maggior rischio per alcune patologie nei comuni maggiormente impattati da siti di rifiuti. Infatti, in alcuni dei comuni oggetto dell’indagine, sono presenti eccessi di specifiche patologie. Dai dati emerge che la mortalità e l’incidenza per tumore della mammella è significativamente maggiore tra le donne dei Comuni inclusi nella terza e quarta classe dell’indicatore di esposizione a rifiuti rispetto ai comuni della prima classe, meno impattati dai rifiuti, così come per quanto riguarda l’ospedalizzazione per l’asma o la prevalenza di malformazioni congenite. Nei ragazzi fino ai 19 anni, ad esempio, l’incidenza di leucemie e i ricoverati per asma aumentano in modo esponenziale passando dai Comuni della Classe 1 a quelli delle Classi successive di IRC. Lo studio dell’ISS va quindi a confermare ciò che la comunità locale pensa ormai da anni, ovvero che nell’insorgenza di queste malattie ci sia un possibile ruolo causale e/o concausale dei siti di rifiuti, in particolar modo quelli incontrollati e illegali con conseguenti roghi e combustioni.

Il territorio analizzato comprende 38 Comuni con una superficie totale di 426 chilometri quadrati ed è interessato dalla presenza di 2.767 siti di smaltimento controllato o abusivo di rifiuti, anche pericolosi, in 653 dei quali risultano anche avere avuto luogo combustioni illegali, i cosiddetti ‘roghi tossici’. In questi luoghi 354.845 abitanti, ovvero il 37% della popolazione, risiedono entro 100 metri da almeno un sito, ma spesso anche da più di uno. Questo, ovviamente, causa una esposizione a fonti pericolose e un’elevata densità di emissioni chimiche in tutta l’area. La mappa distingue così i 38 Comuni in analisi in quattro classi in base ai fattori di rischio crescenti partendo dal livello 1, i meno esposti a cause inquinanti, fino ad arrivare a livello 4 indicata come soglia massima di esposizione.  Per Caserta, la classe IRC dei Comuni vede al primo livello Carinaro, Cesa, Frignano, Parete, San Cipriano D’Aversa, San Marcellino, Succivo, Teverola, Trentola Ducenta, Villa Di Briano, Villa Literno, Casapesenna. Nei territori di Napoli Nord invece troviamo Arzano, Calvizzano, Casavatore, Frattamaggiore, Frattaminore, Grumo Nevano, Marano di Napoli, Sant’Antimo. Al secondo livello di esposizione nel Casertano ci sono i Comuni di Aversa, Casal di Principe, Casaluce, Gricignano d’Aversa, Lusciano, Orta di Atella, Sant’Arpino. Mentre a Napoli troviamo Afragola, Casandrino, Crispano e Qualiano. Cardito, Casoria, Melito di Napoli, Mugnano di Napoli e Villaricca si trovano al terzo livello, mentre gli unici Comuni di Napoli a trovarsi al quarto livello sono Caivano e Giugliano in Campania.