
Minneapolis cronaca da una città che resiste
3 Febbraio 2026Ukaleq Slettemark: atleta della Groenlandia a Milano Cortina 2026
Dopo l’intervista a Yelyzaveta Sydorko, atleta ucraina di short track, e alla fondista iraniana Samaneh Beyrami Baher, eccellenze sportive che provengono da Paesi attraversati da violenza e guerra, il nostro viaggio nello sport come lente con cui guardare il mondo, ci porta oggi più a nord, per la precisione in Groenlandia.
Abbiamo voluto chiedere a Ukaleq Slettemark, biatleta che si prepara a vivere le Olimpiadi di Milano – Cortina 2026, cosa significhi portare il peso della sua di bandiera in questo momento in cui la terra su cui è nata è oggetto di particolari mire geostrategiche.
Già campionessa mondiale junior nel 2019 e alla sua seconda Olimpiade dopo Pechino 2022, per la giovane biatleta groenlandese, gareggiare significa molto più che puntare a una medaglia: è un’occasione per rappresentare la propria terra e la propria cultura, portando la voce della Groenlandia nel mondo.
“Qualificarsi per le Olimpiadi è davvero speciale,” racconta Ukaleq. “È il palcoscenico più grande che ci sia e dimostra che posso competere con i migliori atleti al mondo. Sono sempre orgogliosa di gareggiare per la Groenlandia”. Lo sport, diventa così come spesso accade, qualcosa di più del gesto agonistico. Rappresentare una terra, una cultura troppo spesso ignorate. “Molte persone non conoscono davvero la Groenlandia,” spiega la biatleta “la vedono soprattutto come un luogo strategico, ma dimenticano che dietro ci sono persone che vivono qui”. La bellezza dei paesaggi e della natura e i valori della cultura inuit sono aspetti ai quali Ukaleq tiene moltissimo e vive con grande gioia l’onere e l’onore di rappresentare il suo popolo. Un gesto politico, nel senso più ampio del termine: esistere, farsi vedere, raccontarsi.
Una vita tra la Groenlandia e la Norvegia
Nonostante la forte vicinanza e il grande amore per la sua terra, essendo cresciuta in un ambiente senza grandi strutture per il biathlon, la sua è anche una storia di forte determinazione: per poter competere ai massimi livelli la sua vita si divide, da anni, tra la Groenlandia e la Norvegia.
“Mi sono trasferita a Lillehammer, in Norvegia, perché in Groenlandia non ci sono strutture adeguate”, in particolare non c’è un poligono di tiro. Lo sport, ci dice, le ha insegnato a “lavorare per raggiungere grandi obiettivi e scomporre questi obiettivi in parti più piccole, prestando molta attenzione ai dettagli, sviluppando concentrazione e la capacità di gestire la pressione” – forse è proprio questo il segreto per diventare un simbolo mondiale in uno sport che combina lo sci di fondo e il tiro a segno.
Recentemente, la Groenlandia ha ricevuto crescente attenzione mediatica internazionale in chiave geopolitica, in particolare a causa delle dichiarazioni del presidente Donald Trump. Come vivi personalmente questa improvvisa attenzione?
“Non siamo abituati ad avere così tanta attenzione su di noi, e ho sentito il bisogno di parlare delle questioni che stanno succedendo a livello globale. Mi sento particolarmente orgogliosa di rappresentare la Groenlandia, in questi giorni ancora di più.” E aggiunge “ovviamente sono anche orgogliosa di rappresentare la Danimarca alle prossime Olimpiadi”. Questa “doppia rappresentanza” riflette una realtà politica spesso semplificata nel dibattito pubblico: la Groenlandia è un territorio autonomo all’interno del Regno di Danimarca. Alle Olimpiadi, però, le sfumature identitarie si perdono sotto una sola bandiera, mentre restano forti per chi la vive ogni giorno.

I cambiamenti climatici e i suoi effetti concreti
Ambasciatrice per lo sviluppo sostenibile, Ukaleq parla spesso dei cambiamenti climatici ed è fortemente impegnata nella sostenibilità.
Il cambiamento climatico sta già rimodellando il tuo territorio? Sta influenzando il tuo sport e il tuo modo di allenarti?
“Sì, vediamo chiaramente i cambiamenti climatici, per esempio sta diventando sempre più difficile avere gare senza neve artificiale… sono stata a gare norvegesi dove le competizioni sono state cancellate, non era possibile allenarsi nei giorni ufficiali, e abbiamo dovuto correre come riscaldamento; alle volte sciamo quasi sull’asfalto. È qualcosa che si vede chiaramente.”
E aggiunge “non penso però che questo sia ciò che dovrebbe far sì che le persone si interessino alla sostenibilità. Gli scienziati lo dicono da anni, e molti cambiamenti che stanno avvenendo non si possono vedere direttamente. Non si percepisce l’estinzione degli animali, la scomparsa degli insetti, il rallentamento della Corrente del Golfo… sono cambiamenti importanti che influenzano gli ecosistemi e torneranno a incidere anche su di noi, è importante agire adesso”.
“È già tardi, ma penso che se tutti ci importasse di più di questo problema, non saremmo così profondamente coinvolti come lo siamo ora”. Parole che arrivano da un Artico che cambia sotto gli occhi di chi lo abita, ancora prima che nei report scientifici. Questa grande attenzione deriva, anche, da una cultura che è fortemente radicata nella natura. La vita quotidiana in Groenlandia, ci spiega Ukaleq, è basata proprio sulla convivenza uomo – habitat naturale.
“Le persone non sanno che la Groenlandia è molto diversa, prima di tutto dagli Stati Uniti, ma anche dall’Europa, nel senso che siamo poche persone su una terra enorme, e siamo ancora molto legati alla natura”. I valori tradizionali, tramandati dai tempi dei cacciatori-raccoglitori, continuano a influenzare la vita quotidiana e il modo in cui la popolazione groenlandese interagisce con l’ambiente.
“Qui nessuno possiede la terra, in Groenlandia non puoi comprare un pezzo di terra. La terra è di tutti e per tutti, ed è anche per questo che ci sembra così assurdo che qualcuno voglia comprare un Paese”
Il messaggio al mondo
Attraverso il biathlon e il suo sforzo, Ukaleq spera che il mondo veda la Groenlandia per la sua gente, la sua cultura e la sua natura. Gareggiare, ancora una volta, significa molto più che competere: è un modo per raccontare una terra bellissima, fatta di resilienza, di un legame profondo con la natura e di valori culturali unici. E per ricordare, a chi la guarda solo su una mappa e con occhi geostrategici, che non è “un pezzo di ghiaccio” qualunque, ma un luogo vivo, abitato, non in vendita e che merita di essere visto e ascoltato.






