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Vaccinarsi all’estero: il caso della Serbia

di Roberta Caiano

Tra polemiche e incertezze il clima pandemico si sta surriscaldando ancor di più con il tema caldo dei vaccini. Tutti i Paesi del mondo, tra cui l’Italia, stanno mettendo in atto un piano per fare in modo che quanto prima l’intera popolazione veda inocularsi l’antidoto anti-Covid. L’obiettivo principale, infatti, è di far ripartire nel breve tempo possibile il tessuto economico-sociale globale e riaprire la maggior parte delle attività. Un cono di luce particolare è puntato sul turismo. In questo senso, l’Unione Europea sta procedendo per l’attuazione del Green Pass Covid, il passaporto vaccinale che può così permettere la libera circolazione in un contesto di maggiore sicurezza anti-contagio. 

C’è da dire, però, che in molti altri Paesi la campagna di vaccinazione procede a gonfie vele e la possibilità di vaccinarsi all’estero si sta estendendo. Cuba ed Emirati Arabi sono i primi territori ad aver permesso che il siero anti-Coronavirus potesse essere somministrato anche ai turisti. Fino a poco tempo fa c’era anche la Serbia ad aggiungersi all’elenco, ma recentemente ha deciso di fare un dietrofront sulle vaccinazioni ai turisti e ai non residenti sul territorio balcanico. Per quanto riguarda il nostro Paese, a San Marino le vaccinazioni avanzano a ritmo spedito, sebbene le regole di somministrazione siano più rigide. Secondo gli ultimi dati raccolti da Our World in Data, uno dei maggiori siti di pubblicazioni scientifiche, dall’inizio della campagna di immunizzazione sono state somministrate quasi 800 milioni di dosi di vaccino in 150 Stati. In questa classifica, dove le differenze sono notevoli, l’Italia compare tra le eccellenze solo attraverso il nome della citata San Marino con oltre 9mila persone che hanno ricevuto almeno la prima dose del vaccino, pari ad una percentuale del 27% della popolazione totale. Questo senz’altro è dovuto anche alla fornitura di oltre 37mila dosi del siero russo Sputnik. Ma, oltre al territorio sammarinese, in testa agli Stati con il più alto numero di vaccinati troviamo: Israele, Gran Bretagna, Gibilterra, Malta, Bhutan, Seychelles, Isole Cayman, Stati Uniti, Cile, Bahrain, Monaco e la Serbia. Quest’ultima, in particolare, ha suscitato particolari attenzioni. 


La Serbia, che non fa parte dell’Unione Europea, ha scelto autonomamente quali vaccini acquistare e somministrare alla propria popolazione. Infatti, è possibile scegliere quale siero farsi inoculare tra quelli approvati dal Paese, ovvero AstraZeneca, Moderna, Pfizer, il russo Sputinik e il cinese Sinopharm, questi ultimi non ancora approvati dall’Ue. Dopo il Regno Unito, la Serbia è la seconda in Europa con un quarto della popolazione che ha già ricevuto la prima dose, anche se la percentuale scende al 17% se si guarda chi ha ricevuto anche la seconda. L’obiettivo preposto dal governo serbo è quello di arrivare a fine maggio con un dato di oltre 2,8 milioni di vaccinati e a 2,2 milioni di seconde dosi, per arrivare a fine giugno con oltre tre milioni di vaccinati e di seconde dosi. Con 7 milioni di abitanti nel totale, prevalentemente composti da giovani, vaccinare prima le fasce d’età più a rischio non ha richiesto grandi sforzi, per questo le dosi sono in abbondanza ed è stato possibile attirare anche cittadini delle popolazioni limitrofe, compresi i rifugiati. Infatti, per prenotarsi la vaccino basta segnalarsi al portale digitale eUprava, dove ci sono indicazioni sulla data, ora, luogo in cui avverrà la vaccinazione e il tipo di siero scelto tra quelli disponibili. Ovviamente il sistema di amministrazione online è in serbo ed è necessario avere anche un numero di telefono serbo; si tratta di una richiesta di adesione che permette di entrare in una lista di attesa. Questo però ha incoraggiato anche molti cittadini del Nord Italia ad usufruire del servizio, non necessitando di nessun permesso di soggiorno ed essendo completamente gratuito arrivando ad attirare oltre 22mila stranieri sul territorio serbo. Qualche giorno fa, dopo il grande flusso, è arrivata una battuta d’arresto. La premier serba Ana Brnabić ha dichiarato che, al momento, il governo preferirebbe concentrare i propri sforzi nell’immunizzazione dei propri cittadini e arrivare in tempo all’obiettivo prefissato per l’estate. Situata in un luogo strategico della zona balcanica, ed essendosi procurata i vaccini sia di origine Occidentale che Orientale, non è da escludere che la Serbia decida di riprendere a vaccinare anche i turisti in futuro. La “diplomazia del vaccino”, com’è stata definita, potrebbe così sfruttare l’occasione per aggiudicarsi presto il titolo di Stato Covid-free e accelerare il proprio turismo interno.