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Arcuri e l’arte del gran camaleonte di Stato

Si costituirà parte civile nell’affaire mascherine?

“I politici passano, ma i funzionari restano”, è una delle frasi più sussurrate nei corridoi dei ministeri per rimarcare il grande potere di chi conosce come funzionano le cose. Non è un funzionario di Stato in senso tradizionale, occhiali e vocazione secchiona, no, lui, Domenico Arcuri, ha più del manager calabro-international, accoppiata che sa di genuino e allo stesso tempo di mondo. Passaggio alla scuola militare Nunziatella che forgia il carattere, laurea alla Luiss che aggiunge un elegante background intellettuale, così meglio di chiunque altro arriva ad incarnare il vero potere: tessere relazioni e non aver timore di firmare atti per togliere le castagne dal fuoco, almeno formalmente. Il gran commis ideale. Non a caso è il boiardo di Stato più longevo della storia d’Italia, secondo solo a Giuseppe Bono (Fincantieri dal 2002). 

Come amministratore delegato di Invitalia – l’Agenzia del Ministero dell’Economia che gestisce gli affari veri – ha visto passare 7 diversi Presidenti del Consiglio dei Ministri, attraversando indenne dal 2007: il secondo governo Prodi, il quarto governo Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e i due governi Conte. Ricopre uno dei ruoli maggiormente strategici che gli ha consentito di entrare nei consigli di amministrazione più importanti o singolari delle varie partecipate da Invitalia1, persino la Treccani enciclopedia che ha visto nel 2015 un’iniezione di denaro fresco per 3,5 milioni da parte dell’Agenzia. 

Domenico Francesco Arcuri nasce nel 1963 a Melito di Porto Salvo2 (Reggio Calabria), il Comune che è il più a sud di tutta la Calabria e di tutta l’Italia continentale.

Carriera fulminante: in Iri negli anni Ottanta, come neolaureato molto promettente; poi nel settore della consulenza aziendale privata, in Pars del gruppo Arthur Andersen, fino alla Deloitte, una delle più grandi società di consulenza aziendale. 

A capo di Invitalia, cassaforte del Ministero Economia

Ed ecco che approda tredici anni fa ad Invitalia, il braccio operativo e anche una delle principali “cassaforti” del Ministero dell’Economia, che da proprio Statuto non persegue utili. Una curiosità: persino la lettera con cui si concedono i soldi alle aziende, in questo periodo di difficoltà, come mutui garantiti dallo Stato, reca l’intestazione di Invitalia.

Arcuri ha gestito crisi aziendali importantissime, con alterni successi. In particolare, molto negativo il caso della Fiat di Termini Imerese. In attesa di giudizio o, meglio di bonifica, Bagnoli per cui, come sottolinea il rapporto della Corte dei Conti del novembre 2020, in un triennio sono stati assegnati 442,7 milioni di euro di cui 87,5 effettivamente erogati per i piani di bonifica3. Infine, all’orizzonte prossimo, tra tantissime nubi, figura l’ex Ilva.

Commissario straordinario 

A queste faccende si intreccia quella che è un’indubbia straordinaria promozione per Arcuri: la nomina a Commissario per l’emergenza Covid. La decisione viene assunta con il decreto legge “Cura Italia”4 che definisce i poteri di un profilo che non ha ancora un nome e un cognome. L’art. 122 spiana un’autostrada. Risulta evidente come in quel momento apparisse enorme il problema delle mascherine tanto che queste guadagnano il comma 1-bis dell’articolo dedicato al commissario straordinario: “al fine di assicurare il più ampio accesso da parte della popolazione alle mascherine facciali di tipo chirurgico, ritenute beni essenziali per fronteggiare l’emergenza, il Commissario può stipulare appositi protocolli con le associazioni di categoria delle imprese distributrici al fine di disciplinare i prezzi massimi di vendita al dettaglio i rapporti economici necessari ad assicurare l’effettiva fornitura e distribuzione di beni, ivi incluse le misure idonee a ristorare gli aderenti dell’eventuale differenza rispetto ai prezzi di acquisto, ferma restando la facoltà di cessione diretta, da parte del Commissario, ad un prezzo non superiore di quello di acquisto”. Il Commissario può decidere la requisizione di beni mobili e immobili (comma 4), opera fino alla scadenza dello stato di emergenza. 

In relazione ai contratti per l’acquisto di beni non si applica il controllo contabile e amministrativo5 e “tutti tali atti sono altresì sottratti al controllo della Corte dei Conti (comma 8). Un unicum. Si può spendere, vista l’emergenza pandemia, senza controllo di spesa. Si può persino aprire un conto corrente bancario per “consentire la celere regolazione delle transazioni che richiedono il pagamento immediato o anticipato delle forniture, anche senza garanzia” (comma 9). Un potere di manovra a maglie molto molto lasche.

Questo è il Commissario straordinario senza un volto, almeno fino a quando, il giorno successivo, il 18 marzo 2020, con il decreto a firma del Presidente del Consiglio, si designa Domenico Arcuri.

Da quel momento fino al 10 febbraio 2021, abbiamo 35 ordinanze di Arcuri, di cui 20 sono di nomine essenzialmente dovute per delegare gestioni a livello regionale o per organizzazione di cose e fondi. Le altre sono per mascherine, una per dire che le tabaccherie possono vendere le mascherine, un’altra per dire che le farmacie possono spacchettare con le dovute accortezze igieniche le confezioni grandi dei dispositivi di protezione; poi c’è quella per la applicazione Immuni6 e una delle più recenti è per l’utilizzo del deposito militare dell’Aeroporto di Pratica di Mare per lo stoccaggio dei vaccini. La numero 11 che è quella sulle mascherine è semplicissima, ha solo l’art. 1, tre righe: dispone che “il prezzo finale di vendita al consumo dei prodotti indicati nell’allegato 17, praticato dai rivenditori finali, non può non essere superiore, per ciascuna unità, ad € 0,50, al netto dell’imposta sul valore aggiunto”.

Affaire mascherine

Si arriva così all’annosa questione delle mascherine balzata alle cronache pochi giorni fa, con l’indagine della procura di Roma sull’affidamento da 1,25 miliardi fatto da Arcuri a 3 consorzi cinesi per l’acquisto di 800 milioni di mascherine. Le accuse ipotizzate dalla procura sono ricettazione, riciclaggio, traffico di influenze illecite in concorso e aggravato dal reato transnazionale, illeciti amministrativi in materia di responsabilità amministrativa degli enti8.

Dalle indagini è emerso che le imprese italiane che hanno fatto da intermediarie avrebbero percepito commissioni per decine di milioni, non erogate però dalla struttura del Commissario. 

I pm hanno riscontrato 1280 contatti telefonici tra Benotti (intermediario, nonché giornalista Rai in aspettativa) e il Commissario Arcuri, in tre mesi, da marzo fino a maggio 2020. A seguito di tutto ciò, Invitalia pubblica ora un comunicato in cui, in merito all’inchiesta delle mascherine, dichiara: “risulta evidente che la struttura commissariale e il Commissario Arcuri (estranei alle indagini) sono stati oggetto di illecite strumentalizzazioni da parte degli indagati affinché questi ultimi ottenessero compensi non dovuti dalle aziende produttrici. La struttura commissariale e il Commissario continueranno a fornire la più ampia collaborazione agli investigatori, Nella loro veste di parti offese hanno già richiesto ai loro legali di valutare la costituzione di parte civile in giudizio per ottenere il risarcimento del danno”. Si attende perciò esito della valutazione: costituzione di parte civile oppure no? In fondo dovrebbe essere una valutazione superflua per chi deve rappresentare gli interessi dello Stato e dei cittadini. (dlc)

1 https://www.invitalia.it/trasparenza/enti-controllati/societa-controllate

https://www.invitalia.it/trasparenza/bilancio

2Comune sciolto per la terza volta per mafia, nel 2013, per le infiltrazioni pervasive nel Palazzo comunale, da parte della cosca Iamonte, che controlla traffico di armi e sostanze stupefacenti nel basso Jonio reggino.

3 https://www.corteconti.it/Download?id=8c53e3d3-4c19-4328-83a8-3b88b974586e 

Vi sono stati ritardi e “criticità sia sotto il profilo della puntuale individuazione delle strutture da realizzarsi, sia anche sotto quello della previsione finanziaria”. Un onere enorme, a fronte del quale non si intravvede una conclusione, ossia la bonifica e la riconversione del sito di Bagnoli.

4 Decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, art. 122.

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18!vig=~art122

5 Non si applica l’art. 29 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 novembre 2010.

6Fino al 20 febbraio ha registrato in totale 11.776 persone positive dichiarate (dato bassissimo se si considera che sono praticamente i positivi di un solo giorno e non certo di mesi e mesi), per 89 mila notifiche inviate a chi è entrato in contatto con le stesse. A paragone si citano i 240 mila utenti positivi dichiarati in Germania, attraverso analoga app, un +2.080%. Solo tale dato è sufficiente per evidenziare la difficile integrazione con il sistema sanitario che dovrebbe subito caricare l’info della positività e procedere a trasmissione notifica alle persone che sono entrate in contatto.

7Indica tre tipologie precise di mascherine con le relative caratteristiche, efficienza di filtrazione batterica, pressione differenziale e pulizia microbica.

8Otto gli indagati dalla procura di Roma: l’imprenditore Andrea Vincenzo Tommasi, a capo di una della società coinvolte nell’indagine, il giornalista Mario Benotti, Antonella Appulo, Daniela Guarnieri, Jorge Edisson Solis San Andrea, Daniele Guidi, Georges Fares Khozouzam e Dayanna Andreina Solis Cedeno. Quattro le società coinvolte: la Sunsky srl, Partecipazioni Spa, Microproducts It Srl e Guernica Srl.