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Calcio italiano, dal Pisa russo-americano alle tante squadre dei fondi statunitensi

Mezza serie A, club di B e C sono di proprietà straniera

di Paolo Trapani 

C’era una volta in Italia, negli anni ’80 del secolo scorso, il campionato di calcio più bello del mondo. Calciatori di tutte le nazioni facevano a gara per venire a giocare negli stadi del Belpaese. Maradona, Zico, Falcao, Platini, Junior, Socrates, Careca, Gullit, Van Basten, Matthaeus, solo per fare alcuni nomi, si misuravano sui nostri campi di calcio. 

Oggi tutto è cambiato, il football è quasi esclusivamente industria, dove sentimenti collettivi e passioni popolari del pubblico sono usati come meri strumenti di commercializzazione e di marketing. E non è un caso che decine di club, di tutte le serie, dalla A a quelle minori, siano in mano a proprietà straniere. Sono sempre meno gli imprenditori e i gruppi industriali italiani che riescono a reggere la concorrenza globale e a guidare le società sportive.

A Pisa si parla russo-americano

Fa discutere da tempo il caso Pisa, con il club della città della torre pendente che dal 2021 ha visto fare il suo ingresso nell’assetto societario al multimilionario Alexander Knaster, passaporto Usa ma nato a Mosca, con un passato alla guida dell’Alfa Bank, la principale banca d’affari russa. 

Il suo patrimonio personale è stimato intorno ai 2,2 miliardi di dollari ed è tra i 400 uomini più ricchi al mondo, secondo l’ultima stima di Forbes. 

Con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, Giuseppe Corrado, presidente della squadra toscana, ha sottolineato: «Knaster è un cittadino americano, me lo ha ripetuto più volte. È nato in Russia ma è venuto via quando aveva 14 anni e come tutti coloro che sono dentro lo sport non può essere allineato ad azioni belligeranti». Una precisazione necessaria, viste le misure draconiane varate nei confronti degli oligarchi russi vicini a Putin e gli attacchi ai loro immensi patrimoni economici. 

Geografia calcistica

Più in generale, guardando la geografia calcistica di casa nostra, sono sopratutto i fondi americani a farla da padrona. Squadre come la Roma, l’Atalanta, il Genoa, il Milan e anche la Fiorentina fanno riferimento ad aziende, imprenditori o trust statunitensi. 

Le recenti vendite di Genoa e Atalanta 

Prima del caso Pisa avevano fatto scalpore le vendite di Genoa e Atalanta, passate entrambe nelle mani di due diversi fondi americani  (“777 Partners” per i rossoblù e partnership di Percassi con Bain Capital di Stephen Pagliuca per gli orobici). 

Ma al di là dei casi più recenti, l’elenco delle conquiste straniere sulle proprietà dei club di football è lungo e viene da lontano. Non c’è più da sorprendersi: le due milanesi, Inter e Milan che oggi si contendono lo scudetto, sono in mano a Suning e alla famiglia Zhang (i primi) e di proprietà del Fondo Elliot i secondi.  

Con loro, anche altre squadre come Bologna, Venezia, Fiorentina, Roma sono state cedute dagli italiani agli stranieri. E l’invasione dall’estero domina anche nelle serie minori, dalla Spal al Como, dal Padova al Cesena.

C’erano una volta gli imprenditori-tifosi di casa nostra 

Appena 15-20 anni fa, in tempi che sembrano lontanissimi, i capitani di industria nostrani, da Massimo Moratti a Silvio Berlusconi, da Franco Sensi a Sergio Cragnotti, detenevano i club di cui erano prima di tutto tifosi ed investivano centinaia di  milioni di euro per accaparrarsi i giocatori più forti. 

L’Italia oggi è una succursale straniera e il livello tecnico del nostro calcio è ai minimi termini, come dimostrano la seconda mancata qualificazione consecutiva ai mondiali e il vuoto di vittorie della Champions League, il cui ultimo trionfo di un club italiano risale al 2010.