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Il “mio” medico di famiglia scossa

La riforma del sistema ne prevede la riduzione, ma soprattutto ne snatura il ruolo

di Daniela Lo Conte

Hanno dimostrato a pieno, ammesso che ce ne fosse bisogno, il grande valore che rivestono per le persone e per le comunità. E, non a caso, li chiamiamo dottori di famiglia e non medici di medicina generale. Una telefonata, un messaggio, persino una videochiamata, fino alla visita domiciliare che vale oro, e anche di più, se possibile, in tempi di pandemia. Si sono presi cura di chi aveva bisogno in condizioni molto difficili. Lo facevano prima del Covid e continueranno a farlo. “Il mio medico mi ha detto”, così ci esprimiamo quando riferiamo del nostro stato di salute: in quel “mio” c’è tutta l’importanza di questa relazione medico-paziente e, spesso, medico-persona. Eppure, ora, questo valore sembra essere messo in discussione. C’è un sistema al bivio.

Dei 42 mila medici di medicina generale, “la maggior parte ha oltre 25 anni di servizio alle spalle, per cui si stima che il 50% andrà in pensione entro cinque anni, al ritmo di oltre 4 mila l’anno”1. Nei prossimi cinque anni, potrebbero restare senza medico di base 14 milioni di italiani.

Chi è il medico di famiglia

“È un laureato in medicina e chirurgia, ma non deve avere necessariamente una precisa specializzazione universitaria: deve invece aver superato il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale. Non è un dipendente delle Aziende Sanitarie (Asl), ma un professionista che presta i suoi servizi in base a uno specifico Accordo Collettivo: lavora cioè “in convenzione” con il Sistema Sanitario Nazionale, di cui è la principale figura di collegamento con il cittadino”.

“L’accordo collettivo prevede che ciascun medico assista al massimo 1500 pazienti; sono comunque previste eccezioni e così, anche se in media a livello nazionale ognuno ha un carico potenziale di circa 1200 assistiti, poco più del 30% ha un bacino di oltre 1500 assistiti, mentre altri seguono meno di 650 assistiti e sono compatibili con un incarico di 24 ore settimanali nel Servizio di continuità assistenziale, l’ex Guardia medica notturna e festiva.””2. Ogni cittadino può decidere in ogni momento di cambiare dottore se non soddisfa più le sue esigenze, così anche il medico può ricusare l’assistito. Questa regola ci dice una cosa importante: è formalmente sancito un rapporto di fiducia e di rispetto reciproco tra il medico di famiglia e il paziente. 

A ciò va aggiunto un dato oggettivo, conseguenza di un’accresciuta complessità sociale: la flessibilità del medico di famiglia ha consentito di adattarsi al progressivo aumento del carico di lavoro in assistenza primaria, quasi raddoppiato nel decennio 2007-20173. La medicina di famiglia ha assicurato un’efficiente cura delle cronicità4

La situazione attuale dei medici di medicina generale

Dallo studio presentato dalla Federazione dei medici (Fimmg), nel gennaio 2021, emerge che nel 2030 l’80% dei medici di assistenza primaria ora in servizio avrà maturato i requisiti pensionistici minimi e che, dall’altra parte, i posti messi a bando hanno molto meno attrattiva retributiva degli importi corrisposti ai corsisti della borsa di studio specialistica5. Vengono riferite anche le criticità specifiche, regione per regione. In Friuli Venezia Giulia c’è un’intera generazione di medici di famiglia che sta andando in pensione, cosa che preoccupa molto, anche alla luce del ruolo dei medici di base nella campagna vaccinazioni; in Emilia-Romagna sono stati messi a bando 155 nuovi posti, di cui 74 sono rimasti vuoti6; nelle Marche i pensionamenti stanno portando a una stima di 335 medici di base mancanti, da qui a cinque anni, tant’è vero che già a marzo di quest’anno all’Asur Area Vasta 3 mancano trenta professionisti; in Piemonte, a inizio 2020, la carenza dei medici di famiglia avrebbe lasciati scoperti 70 mila cittadini; in Calabria sono presenti Comuni senza medico, vedi San Giovanni in Fiore (4 mila abitanti).

Ecco cosa prevede la riforma della sanità territoriale finanziata con il Recovery Fund

Meno medici di famiglia e più infermieri per le strutture territoriali, è quanto programmato per il futuro. Vediamo cosa prevede il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la revisione dell’assistenza territoriale, per la quale dal Recovery Fund verranno attinti 7 miliardi di euro, dal 2022 al 2026. Dopodiché, dal 2027, bisognerà trovare 1,3 miliardi annui aggiuntivi per mantenere il sistema riformato. 

Si parte da una prima valutazione: ci sono troppi accessi al Pronto Soccorso che teoricamente potrebbero non esserci. Nel 2019 ci sono stati 21 milioni di accessi, il 70% risulta codice bianco o verde. Si stima che almeno 8 milioni di accessi siano assolutamente evitabili. 

La riforma punta, perciò, a ridurli, prevedendo tre pilastri: case di comunità, assistenza domiciliare e ospedali di comunità.

Le Case di comunità- Strutture in cui operano team di medici di medicina generale, pediatri, medici specialisti, infermieri; potranno ospitare anche assistenti sociali (servizi sociali rivolti a persone anziane e fragili). Sono state previste, entro la metà del 2026, 1.288 Case di comunità. In ognuna sono previsti 10 medici di medicina generale e 8 infermieri. L’investimento per la realizzazione è di 2 miliardi (dei 7 previsti nel Recovery Fund). Qui, emerge il primo nodo. I medici di famiglia si troveranno in questa nuova grande “casa”. E, perché ciò accada, dovranno diventare dipendenti della Asl o, tramite una nuova convenzione con la Asl, dovranno passare attraverso cooperative chiamate a garantire la continuità del servizio presso le Case di Comunità, diventando un profilo ibrido tra il libero professionista e il dipendente. Diversamente non si comprende come si possa garantire la continuità del servizio di 10 medici di base in una singola struttura. Facendo ancora il conto della serva, le Case di Comunità – con i dieci medici di medicina generale – dovrebbero servire mediamente 6-8 Comuni, con la relativa popolazione.

Rafforzamento dell’assistenza domiciliare- L’obiettivo è quello di arrivare ad assistere a casa il 10% degli over 65, circa 800 mila persone. Il costo è di 2,72 miliardi spalmati in cinque anni per pagare il personale8

Ospedali di comunità- È prevista la realizzazione di 381 ospedali di comunità, ossia strutture sanitarie della rete territoriale a ricovero breve e destinate a interventi sanitari a media-bassa intensità clinica e per brevi degenze. Saranno dotate di 20 posti letto (fino al massimo di 40), a gestione prevalentemente infermieristica, e saranno operative dal 2027. Questo intervento costerà 1 miliardo.

Se questo disegno della nuova rete territoriale costerà 7 miliardi fino al 2027, una volta a regime restano da finanziare 1,3 miliardi, principalmente per il personale infermieristico. 

Come saranno reperiti? Si ipotizza di alzare il Fondo sanitario nazionale di 180 milioni l’anno, ma soprattutto di risparmiare su Pronto Soccorso (con la potenziale riduzione dei 700 milioni impiegatiora per i codici bianchi e verdi)e sulla spesa per i farmaci. In particolare, sembra che il consumo attuale di farmaci sia in eccesso soprattutto per quanto riguarda cardiovascolari, antibiotici e gastrointestinali, per un valore di 329 milioni di euro.

Al di là del grande progetto e delle cifre, resta la grande riflessione di fondo, ancora più doverosa se possibile dopo la pandemia: esiste un bilancio sociale o del benessere che deve soppesare  quanto valgono la conoscenza della nostra anamnesi, il rapporto di fiducia con il medico di famiglia e la possibilità di rivolgerci a chi può comprendere immediatamente i nostri bisogni. Probabilmente è un patrimonio che vale moltissimi zeri. Ed è perciò necessario che la riflessione seria sia fatta preventivamente. A consuntivo, ossia a giochi fatti, sarebbe troppo tardi.

1Fonte: Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie, marzo 2021

2Che cosa si può chiedere (e che cosa no) al Medico di famiglia, in collaborazione con SIMG e FIMMG, Rcs 2021

3Report Health Search 2019, SIMG

4Rapporto OCSE – State of Health in Europe, 2019

5Fino al 2028 potrebbero mancare 33 mila medici di famiglia su tutto il territorio italiano, a fronte di nuovi ingressi stimati in poco più di mille l’anno, perciò la popolazione scoperta aumenterà progressivamente (dati Federazione italiana medici medicina generale). Va anche precisato che si stimano carenze importanti anche per quanto riguarda medici specialistici, come pediatri e medici dell’emergenza. 

6 https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/21_maggio_29/emilia-romagna-pensione-prima-causa-covid-grande-fuga-medici-base-05ee893e-c0c8-11eb-adb6-79a92da81fd3.shtml

7https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf pp.224-235

8Il progetto prevede anche l’attivazione di 602 centrali operative territoriali che coordino i servizi domiciliari con quelli sanitari. Altri 280 milioni. Inoltre, è previsto il potenziamento della telemedicina per un valore di 1 miliardo.