“Giustizia per Giovanni, che si svolga il processo è un diritto di civiltà”, a chiederlo è il padre del giovane ciclista morto dopo una caduta
22 Febbraio 2021
Clubhouse, il nuovo social con stanze ad invito
25 Febbraio 2021

In ginocchio il turismo, con 4 milioni di addetti rappresentava il 13% del PIL

Il grido di dolore degli operatori: non servono solo sussidi, ma programmazione

di Paolo Trapani 

C’era una volta il Belpaese con i suoi milioni di turisti. Le immagini delle processioni di visitatori, in fila dinanzi ai nostri monumenti o in coda per scoprire le nostre bellezze, sono un vago ricordo e le città fantasma sono probabilmente tra le immagini più tristi e desolanti nel tempo della crisi pandemica.

Oltre 200 milioni di presenze in meno, quasi 14 miliardi di euro bruciati, 90% di calo del fatturato. Il bilancio del turismo in Italia, dopo un anno di Covid, è devastante. Uno dei primi settori economici in Italia è di fatto fermo al palo da 12 mesi e la stragrande parte degli alberghi è chiusa. Si calcola infatti che 9 strutture ricettive su 10 non stanno lavorando e nel nostro Paese dagli ultimi censimenti sono circa 30mila le realtà operanti nell’incoming. I numeri parlano insomma da soli ed evidenziano un’Italia turistica distrutta, divenuta l’ombra di se stessa, rispetto alle folle straordinarie che la venivano a scoprire ed ammirare prima del febbraio 2020. Gli effetti sulla vita reale sono drammatici: il turismo infatti prima della pandemia rappresentava il 13% del Pil nazionale ed occupava oltre 4 milioni di addetti.

Sul tavolo del governo Draghi appena insediato è sicuramente questa una delle priorità e non a caso il nuovo Premier ha annunciato il ripristino del Ministero ad hoc per il settore turistico, a capo del quale ha designato un esponente della Lega di Salvini. Non sarà una missione facile, anche perché la chiave di volta è riaprire gli aeroporti e tutte le rotte dei viaggiatori che in Italia vengono soprattutto da continenti come Usa e Cina. Turisti numerosi e ricchi, vogliosi di spendere per vivere la bella vita all’italiana. 

Naturalmente fino a quando la campagna vaccinale non raggiungerà numeri importanti e fino a quando la popolazione non sarà al sicuro, sarà quasi impossibile rivedere nel Belpaese nutrite comitive di turisti e visitatori. E a soffrire oltre al comparto turistico diretto è anche il suo enorme indotto.

Le previsioni più ottimistiche puntano sul 2022 come l’anno del rilancio, segno evidente che per almeno altri dodici mesi ci sarà da soffrire. E ci sarà da fare la conta dei mancati introiti e dei disoccupati in aumento. Le città d’arte italiane sono tra le più colpite così come a subire le maggiori perdite sono le grandi mete ambite dai turisti per scoprire le mille bellezze naturalistiche, paesaggistiche e storico-culturali dell’Italia. 

Le azioni da mettere in atto per sostenere un settore così importante e così colpito non sono ancora chiare. Tutti guardano al Recovery Plan, ma dalle bozze finora ipotizzate pochissime sarebbero le risorse per il turismo. Gli operatori chiedono a gran voce agevolazioni fiscali così da ridurre al minimo i costi fissi delle strutture e del personale, ma finora non si è visto molto, a parte il palliativo dei ristori. Si naviga a vista insomma, ma se c’è un comparto che richiede investimenti e programmazione questo è sicuramente il turismo. È impossibile immaginare una ripresa della nostra economia reale senza il rilancio del settore dell’accoglienza e dell’incoming. 

Roberto Mendone, Product Manager di viaggiuniversitari.it, lancia un grido di dolore al nuovo governo: “Chiediamo sostegno economico e chiarezza normativa. La nostra categoria è stata la prima ad affrontare l’impatto devastante del virus. Mentre in Italia ancora si riteneva il Covid ‘una semplice influenza’, noi eravamo alle prese con le cancellazioni di mesi di lavoro per ciò che accadeva nei mercati asiatici. Non chiediamo solo ristori, in qualità di imprenditori per noi è determinante avere un quadro normativo chiaro e ben definito. Fare turismo significa programmare con mesi di anticipo, quindi abbiamo bisogno di conoscere per tempo – ad esempio – protocolli per gli aeroporti di arrivo e di partenza, nelle strutture ricettive, nei musei per poter offrire la stessa chiarezza ai nostri turisti”.