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Smart drinking e intossicazioni alcoliche acute di adolescenti: le mutazioni del bere

Con il virus muta anche il modo di bere. Il lavorare da casa e l’isolamento sono stati accompagnati dallo smart drinking. Il 42,34% delle persone beve di più dall’inizio del lockdown1. Chi è in Smart working a casa ha aggiunto il consumo di alcolici a pranzo (inesistenti nei luoghi di lavoro) a quelli abituali della sera, raddoppiando come minimo l’apporto usuale. “Un aumento del consumo di alcol sin dall’inizio dell’epidemia da coronavirus è l’indicatore degli orientamenti della popolazione che in molti casi sembra avere abbandonato l’happy hour per bere con gli amici durante gli incontri online. Non proprio la stessa cosa, specie se ad aumentare la criticità, si è innestato il fenomeno delle neknomination, in cui si fa a gara su chi beve alla goccia una bottiglia di alcolico in videochat o registrando l’atto temerario” (Rapporto 2020 Istituto Superiore dì Sanità). “Tra i canali di vendita crescono più gli e-commerce delle cantine (+425%) che i siti e-commerce del settore (+143%) e la grande distribuzione si conferma il canale di riferimento per il 36,73% in più degli acquirenti”. In tutti gli Stati europei le vendite su questi canali ha visto una crescita a tre cifre. 

Nel Rapporto viene segnalato anche il problema della grande “bufala” che si è diffusa circa gli effetti benefici ed igienizzanti dell’alcol contro il virus, tanto da assurgerlo ad alleato del sistema immunitario. “L’alcol più venduto in questo periodo non ha né igienizzato né disinfettato il cavo orale di possibili vittime della disinformazione avviata da associazioni enologiche di categoria e di cantine di grappe e persino da primari supermercati alimentari. Sui social e sul web sono riprese a circolare le più improbabili fake news di presunti e mai verificati benefici del consumo di vino, rilanciando ancora una volta la bufala del resveratolo, una molecola dalle mille vite, sempre volutamente ed erroneamente indicata come “protettiva” della salute”, si è trovato costretto a sottolineare il professor Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol. 

Adolescenti e alcol 

Si registra, inoltre, una notevole impennata degli accessi per intossicazione alcolica acuta grave di adolescenti nei Pronto Soccorso. Il dato è evidenziato dalla ricerca pubblicata sulla rivista Journal Adolescent Health, una delle maggiori del settore2. “Senza tema di voler eccessivamente semplificare – afferma il professore Egidio Barbi, Direttore della Clinica Pediatrica del Burlo -, l’impatto di salute di questa piccola epidemia in termini di ricoveri e gravità di patologia è stato, per la fascia adolescenziale, di gran lunga maggiore dell’impatto del Covid stesso. In altri termini – chiarisce – i nostri ragazzi hanno rischiato più la vita per questo che per il Covid. Il significato di questo fenomeno è certamente correlabile alle difficoltà emotive e relazionali create dal lockdown, che hanno probabilmente favorito un “rimbalzo” di comportamenti a rischio da liberazione dalle restrizioni. Ciononostante, il livello di incremento del numero di accessi e della loro gravità testimonia di una incapacità di controllo e di messa in pericolo reale che non può essere sottostimata». Le motivazioni? «I nostri ragazzi e le loro famiglie – evidenzia il dottor Giuseppe Abbracciavento della Neuropsichiatra del Burlo – hanno reinventato la convivenza in una condizione forzata che talvolta ha esasperato dinamiche conflittuali nel nucleo, altre volte ha invece facilitato una maggiore condivisione del tempo e un miglior riconoscimento dei bisogni dei ragazzi da parte dei loro genitori. Questo non è stato, però, sufficiente ai ragazzi nel meglio adattarsi alla fase subito successiva alla chiusura. Gli eccessi caratterizzano il periodo dell’adolescenza, sono una componente di genio che, tuttavia, è inevitabilmente accompagnata a una limitata capacità di auto-modulazione. Il lungo periodo di chiusura con un limitato accesso a esperienze di messa alla prova nella vita reale, con i pari, con i compiti evolutivi talvolta anche molto faticosi, ha portato a una ricerca di sensazioni ed emozioni intense, aprendo o riaprendo così la strada all’uso di sostanze psicoattive. La maggior parte di questi ragazzi infatti già prima del lockdown aveva avuto contatti con le sostanze psicoattive o con comportamenti a rischio».

Questo è un po’ il day after del lockdown che va ad accentuare i dati già negativi dell’ultimo Rapporto dell’Istituto Superiore Sanità, relativo al 2019. In Italia vi sono 8 milioni e mezzo di consumatori a rischio, tra questi sono 2 milioni e settecentomila gli anziani, 800 mila i consumatori “dannosi” con diagnosi di alcoldipendenza “in need for treatment”. Si tratta di una situazione che genera un costo complessivo su welfare e sanità italiana di 25 miliardi annui, cifra che i nuovi approcci sistematici alla spesa pubblica leggono anche in termini di grave diseconomia. Poi, c’è il tema degli incidenti stradali che rimane di enorme gravità. L’analisi delle cause che determinano gli incidenti stradali mostra che, a livello europeo, un incidente su quattro (25%) è attribuibile all’alcol, e che negli incidenti causati da guida in stato di ubriachezza la stragrande maggioranza delle persone coinvolte (96%) è rappresentata da individui di sesso maschile, di cui il 33% giovani o giovani adulti di età compresa tra i 15 e i 34 anni 3.

Binge drinking

Uno dei dati più nuovi e più negativi è quello del binge drinking (il consumo di 6 o più unità alcoliche in un’unica occasione, dove un’unità alcolica indica 12 grammi di alcol puro4). I binge drinkers risultano 4 milioni in Italia, concentrati nelle fasce dell’adolescenza e tra i 18-24 anni2. Nella fasce inferiore ai 15 anni, in questo genere di consumatori, non figurano differenze di genere (ragazzi e ragazze bevono alla pari). La diffusione tra i giovanissimi della pratica del consumo eccessivo in un’unica occasione trova conferma anche nell’indagine HBSC (Health Behaviour in School-Aged Children) che indaga i comportamenti di salute degli adolescenti di 11, 13 e 15 anni.

Alcol in Emilia-Romagna 

Tale indagine HBSC indica che in Emilia-Romagna già molti minorenni hanno un rapporto alterato con l’alcol. “Il 2% degli undicenni, il 7% dei tredicenni e il 28% dei quindicenni ha riferito di aver bevuto tanto da ubriacarsi almeno una volta. Tra questi circa un terzo ha riferito un consumo eccessivo concentrato in un’occasione (binge drinking), mentre l’1% assume alcolici quotidianamente. Sempre secondo gli ultimi dati disponibili 2016-2019 (nel sistema di sorveglianza Passi5) emerge che in Emilia Romagna consuma alcol il 69% delle persone con 18-69 anni; il 23% risulta essere consumatore di alcol potenzialmente a maggior rischio per la salute. Il consumo di alcol più a rischio è più diffuso: nelle classi di età più giovani (52% nei ragazzi di 18-24 anni e 40% nelle ragazze della stessa età); negli uomini; nelle persone con un livello di istruzione medio alto e nelle persone con cittadinanza italiana.

1Rapporto 2020 Istituto Superiore di Sanità 

https://www.iss.it/documents/20126/0/20-7+web.pdf/729e9857-c919-5686-3c42-243ea955becf?t=1593160151475

2 La ricerca è stata curata dai medici dei Pronto Soccorso dell’Irccs Materno infantile Burlo Garofolo e dall’ospedale triestino di Cattinara, neuropsichiatri infantili e specializzandi della Scuola di Pediatria.

3 https://www.epicentro.iss.it/alcol/alcol_ebp

4una tale quantità è contenuta in un bicchiere di vino (125 cc) di media gradazione o una lattina di birra di media gradazione

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_1861_ulterioriallegati_ulterioreallegato_1_alleg.pdf

5http://www.ausl.mo.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/1%252Ff%252Fe%252FD.ac1cbe042bf5e972be76/P/BLOB%3AID%3D22712/E/pdf


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