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Virus informatici, l’Italia è il terzo Paese più colpito al mondo

di Roberta Caiano

Cresce sempre di più l’allarme sicurezza online e della rete telematica. Nel giro di pochi mesi l’Italia è schizzata in testa alla classifica mondiale della cybersecurity piazzandosi al terzo posto come il Paese più colpito dai malware, preceduto solo da Stati Uniti e Giappone. I software dannosi, più comunemente identificati come virus informatici, sono spesso creati e utilizzati da parte degli hacker con l’intento di infettare computer e dispositivi digitali per carpire e sottrarre informazioni personali e dati sensibili con lesione della privacy. Quest’ultimo tema, infatti, è uno dei più dibattuti per quanto riguarda il mondo della rete e dell’informazione. L’ultimo report tracciato da Trend Micro Research, divisione di Trend Micro – leader nel settore di cybersicurezza e specializzata in ricerca, sviluppo e lotta al cybercrime -, evidenzia infatti un’ascesa della minaccia, con un’escalation che ha portato il nostro Paese dalla quinta posizione a gennaio 2021 fino al podio ad aprile. I dati, come si legge sul loro sito ufficiale, sono frutto delle analisi della rete di intelligence globale di Trend Micro, chiamata Smart Protection Network, la quale “individua e analizza le minacce e aggiorna costantemente il database online relativo agli incidenti cyber, per bloccare gli attacchi in tempo reale grazie alla migliore tecnologia disponibile sul mercato. Essa è costituita da oltre 250 milioni di sensori e blocca una media di 65 miliardi di minacce allanno”.

In realtà la scalata verso il primato negativo non è stata un fulmine al ciel sereno, ma già nel corso del 2020 il nostro Paese a livello globale era settimo per numero di attacchi malware. Dall’impennata alla quinta posizione dello scorso gennaio, febbraio e marzo sono stati i due mesi che hanno visto lo stallo consolidato al quarto posto, preceduto sempre da Stati Uniti, Giappone e India. Nel mese di aprile, però, la stabilità dell’India ha tentennato per fare spazio all’Italia rendendo così il trend negativo sempre più preoccupante. La ‘top five’ dei Paesi al mondo più attaccati dai malware presenta dunque alla guida gli Stati Uniti (31.056.221), il Giappone (30.363.541), l‘Italia in terza posizione con 4.908.522 attacchi, l’India (4.411.584) e l’Australia (4.387.315). Nello specifico, il nostro Paese ad aprile è stato preso di mira soprattutto dalla famiglia malware dei cosiddetti Downad, in particolar modo a livello aziendale. Infatti, questo tipo di virus può infettare l’intera rete di una società, sfruttando sistemi operativi obsoleti e non aggiornati. Mentre i Dridex, specializzati nel sottrarre le credenziali bancarie, hanno lasciato spazio alla famiglia dei malware denominati Coinminer, i quali si nascondono all’interno del sistema per sfruttare le risorse computazionali, le capacità di calcolo e produrre criptovalute, come i Bitcoin, all’insaputa degli utenti.

Come ha sottolineato Trend Micro Research, i cybercriminali non soltanto non si sono presi una pausa dal commettere attacchi malware, ma hanno preso sempre più terreno, incoronando questo 2021 come uno dei più difficili e pericoloso dal punto di vista della sicurezza informatica. Infatti, sempre secondo il team di ricerca, l’Italia nel 2020 è stato il secondo Paese in Europa nel mirino dei ransomware, famiglia di virus che blocca i dispositivi e chiede un riscatto, e risultando all’undicesimo posto nella classifica mondiale. Nell’anno in corso, invece, sembra che le famiglie di malware siano più aggressive sotto il profilo dei dati riguardanti il profilo economico e bancario, con un rischio sempre maggiori di truffe ai danni della propria privacy monetaria. Come è intuibile, il punto diventa sempre più nevralgico e aumenta la richiesta da parte degli utenti, delle aziende e delle istituzioni di agire in maniera concreta e mirata. Per questo, tenuto conto della velocizzazione dei processi digitali e della crescita di rischio online, il governo italiano si sta muovendo verso una direzione di innovazione e tutela dei cittadini nel campo della cybersecurity. Con questo obiettivo nasce il Piano digitale Italia 2026, consultabile sul sito del Mitd (Ministero per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale), il quale contiene importanti misure di rafforzamento delle difese cyber non soltanto sull’organizzazione del piano di intervento nei settori pubblici e imprese e soggetti che esercitano una funzione essenziale, ma anche nell’investimento “di nuovo personale sia nelle aree di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria, dedicate alla prevenzione e investigazione del crimine informatico diretto contro singoli cittadini, sia in quelle dei comparti preposti a difendere il Paese da minacce cibernetiche”, ai fini di irrobustire i compartimenti e le unità incaricate della protezione della sicurezza nazionale e della risposta ai pericoli cyber.