Censura dell’agricoltura. Il caso dei Social in India
3 Giugno 2021
Virus informatici, l’Italia è il terzo Paese più colpito al mondo
4 Giugno 2021

Israele, pronta la grande ammucchiata anti Netanyahu

di Paolo Trapani 

Un governo molto trasversale, un’alleanza molto ampia e disomogenea. Tenuta in piedi, per adesso, solo da un nemico comune: Benjamin Netanyahu.

È questa l’ultima grande novità della politica israeliana. Dopo mesi di stallo totale, scaturiti dalle elezioni politiche che non hanno determinato una vera maggioranza, adesso nasce il “Governo del cambiamento”, con un’alleanza trasversale e variegata che mette insieme otto diverse realtà politiche. 

Ogni partito di questa nuova e anomala coalizione extralarge potrebbe ottenere un ministro di riferimento nell’esecutivo. Novità nella novità sarà la presenza degli arabo/israeliani, visto che anche il partito islamico (UAL) fa parte del blocco anti Netanyahu. 

Per la guida del governo viene immaginato un incarico a rotazione: il primo Premier sarà in carica fino al 2023, poi toccherà ad un altro fino al 2025.

L’annuncio del nuovo accordo politico e di governo ha del clamoroso: dopo 12 anni consecutivi “Bibi” Netanyahu deve mollare le redini del governo. E nei prossimi mesi dovrà affrontare il processo che lo vede incriminato da parlamentare semplice. 

Il nuovo esecutivo che nasce ricorda un po’ i governi di unità nazionale visti in passato, ad esempio, in Italia. Ne fanno parte otto partiti, tre quelli di destra (Yamina, New Hope, nato da una scissione del Likud, e Israel Beitenu). Alla Knesset, il parlamento israeliano, questi partiti hanno 19 seggi in totale. Con loro, in coalizione, ci sono i centristi di Yesh Atid, partito laico, e Kahol Lavan (Blue and White), che contano 25 seggi. Poi c’è la sinistra con il Labor e il Meretz, storico partito pacifista, che insieme hanno 13 deputati. 

In totale, quindi, la grande ammucchiata politica conta su 57 parlamentari, ai quali vanno aggiunti i 4 di UAL cosí da tagliare il fatidico traguardo dei 61 seggi (soglia necessaria per avere la maggioranza in aula alla Knesset e governare).

Da parte sua, Netanyahu arriva a 52 seggi e conta su alcuni fuoriusciti da altri partiti che potrebbero portare la sua coalizione a 58 parlamentari complessivi. 

Dunque il tempo stringe per ufficializzare la nuova alleanza e far nascere il nuovo governo che ovviamente dovrà reggere alla prova dei fatti. E non sarà facile visto quanto è variegata e diversa la composizione politica della neonata maggioranza. 

Solo poche settimane fa, Israele è stata impegnata nel durissimo conflitto con i palestinesi di Hamas. In particolare, dalla striscia di Gaza per giorni sono partiti razzi indirizzati alle città dello Stato Ebraico e gli israeliani hanno risposto bombardando numerose postazioni dei palestinesi. Non sarà dunque un percorso semplice quello del nuovo esecutivo, in un’area geografica tra le più calde al mondo e in un Paese, Israele, da sempre caratterizzato da numerose e antitetiche fazioni politiche.

Ad esempio ci sono partiti che hanno posizioni opposte rispetto agli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Altri partiti spingono per riprendere i negoziati di pace e trattare con i palestinesi. 

Probabilmente all’inizio del cammino il governo cercherà di non occuparsi delle questioni più spinose, ma è chiaro che ogni nodo, col tempo, emergerà e dovrà essere sciolto o meno. 

Anche nelle relazioni internazionali il governo dovrà stabilire come rapportarsi con le potenze mondiali, a partite dagli Stati Uniti. 

Ovviamente fin quando il Parlamento israeliano non voterà la fiducia il nuovo governo e la nuova alleanza politica non potranno iniziare a lavorare. Fino a quel momento tutto sarà ancora possibile, con trattative a oltranza a tutti i livelli, ufficiali e riservati.