
Futuro Democratico, marchio di Silvia Salis
28 Aprile 2026
Il 2 maggio 1930 a Teramo, nasce Giacinto Pannella, detto Marco.
Diventerà uno dei protagonisti principali della politica italiana (e non solo) del ’900.
Liberale di ferro, referendario oltranzista, anticlericale ma a suo modo religioso, politico da strada e da palazzo, è stato in grado di portare avanti e di realizzare alcune delle più grandi conquiste che in Italia, oggi diamo per scontate. Spesso ostracizzato dalla politica ufficiale, spesso incompreso, ha attraversato dalla Prima alla Terza repubblica, portando dialogo e scompiglio ovunque.
La nonviolenza e la disobbedienza civile
Pannella ha lo storico merito di aver introdotto il metodo della nonviolenza gandhiana nella politica italiana, il Satyagraha, termine coniato appunto da Gandhi che si traduce in “forza della verità”.
«Protesta, non proposta», questo ripeteva spesso, per sottolineare l’approccio costruttivo, che offre un’alternativa allo stato attuale delle cose. Pannella e i radicali mettevano al centro “il corpo”, come strumento di lotta attiva per aprire un dialogo con il potere su questioni considerate prioritarie.
«Io non lotto per la mia legalità, ma perché sia rispettata la legge che si sono dati coloro che per primi la violano».
E quindi gli innumerevoli scioperi della fame e della sete radicali; durante uno di essi Pannella arrivò ad ingerire la propria urina su Canale 5. E poi c’è la pratica della disobbedienza civile, l’autodenuncia, infrangere una legge ritenuta ingiusta e che si vuole cambiare, autodenunciandosi alle autorità, in modo fa aprire un dibattito.

La lotta per il divorzio
Nell’Italia del 1965, era tabù parlare di divorzio, eppure il deputato socialista Loris Fortuna presentò alla Camera un progetto di legge che voleva istituirlo. Pannella, Mellini e i radicali organizzarono un’intensa campagna di mobilitazione a sostegno dell’iniziativa che porterà alla nascita della Lid (Lega per l’Istituzione del Divorzio), un’organizzazione che riuscirà a far scendere in piazza migliaia di persone per tenere alta l’attenzione sulla lotta per il divorzio e pressare il mondo politico in tal senso fino al raggiungimento dell’obiettivo. La Lid riuscì a riunire cittadini comuni di diversa estrazione politica intorno alla lotta per il divorzio e riuscì a superare lo scetticismo dei partiti laici e del Pci, che consideravano il Paese non pronto all’introduzione del divorzio. Nel 1968 la Lid promuove un progetto di legge comune di 70 parlamentari di vari partiti laici e di sinistra, affiancato da un progetto di legge del liberale Antonio Baslini.
Infine, uno sciopero della fame ad oltranza di Pannella e Cicciomessere, si protrae fino alla messa in discussione del progetto di legge alla Camera.
La legge Fortuna-Baslini verrà approvata in via definitiva l’1 dicembre 1970.
Quattro anni più tardi, il fronte divorzista vinse anche la sfida del referendum, il “Comitato Nazionale per il Referendum sul Divorzio” portò gli italiani al voto, ma il 59,3% dei votanti si espresse per il mantenimento della legge.
La libera sessualità e l’aborto
Pannella e i radicali già intorno agli anni ’60 avevano messo al centro della loro azione politica e di informazione i temi della libera sessualità. Nel 1971 su iniziativa del giornalista Angelo Pezzana, nasce il Fuori! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) per affrontare le difficoltà della comunità omosessuale e combattere lo stato di emarginazione a cui era stata relegata. L’organizzazione sarà attiva al fianco dei gruppi femministi in varie manifestazioni e convegni. Il Fuori! nel 1974 si federò ufficialmente con il Partito Radicale e nel 1976 presentarono propri candidati nelle liste radicali, per la prima volta nella storia italiana vennero inseriti nelle liste elettorali dei cittadini dichiaratamente omosessuali.
Nel 1970 si era costituito il Movimento di Liberazione della Donna (Mld).
L’organizzazione femminista, si batte in primis per la liberalizzazione dell’aborto.
Siamo in un contesto in cui molte donne erano costrette a ricorrere all’aborto clandestino, alle cosiddette “mammane”. In assenza di norme igieniche e mediche questo fenomeno causò purtroppo migliaia di vite umane. Nel 1973 nasce per iniziativa di Adele Faccio, il Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto (Cisa). Vengono organizzate autodenunce di massa e si innesca un movimento di pressione verso il mondo politico, che porta un primo risultato con la presentazione di un progetto di legge sull’aborto da parte di Loris Fortuna nel 1973. Nel 1975 dopo un incontro con Marco Pannella e successivamente con Gianfranco Spadaccia, il Cisa si federa con il Partito Radicale. Nello stesso anno, Emma Bonino, Giorgio Conciani, Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia vengono arrestati con l’accusa di procurato aborto, due militanti del Cisa, il segretario del Partito Radicale e il medico che pratica gli aborti. Senza gli aiuti concreti alle donne in stato di gravidanza, le autodenunce e le campagne informative del Cisa, che di fatto crearono i primi consultori in Italia, non saremmo arrivati alla legge n.194 del 1978, confermata dal referendum del maggio 1981.
Dentro ma fuori dal palazzo
Radio Radicale è dentro, ma fuori dal palazzo!
Questo è lo storico slogan dell’emittente che dal 1976 rappresenta una voce unica nel panorama mediatico italiano, portando la luce sulle più importanti vicende del nostro paese, trasmettendo migliaia di processi, lavori parlamentari, approfondimenti, interviste. E poi i fili diretti, la rassegna stampa e gli italiani senza censura su “Radio parolaccia”.
Praticamente si tratta del più grande archivio storico italiano, liberamente consultabile.
E questo slogan è quello che, secondo me, rappresenta al meglio l’approccio che Pannella e i suoi compagni di viaggio hanno portato come valore aggiunto al nostro Paese. Hanno dimostrato come si possano portare avanti battaglia politiche, sociali, civili anche quando non si hanno rappresentanti in Parlamento, attraverso la forza delle idee. Quella di Pannella è stata la forza di una “politica da marciapiede”, a fianco degli ultimi, senza pregiudizi, che ha portato le istanze dei detenuti, delle prostitute, delle donne e degli uomini che chiedono una vita libera, degli emarginati, fin dentro l’inaccessibile palazzo. Si può essere o non essere d’accordo su determinate lotte o idee, ma dobbiamo a Pannella e ai suoi compagni e compagne la crescita sociale e civile del nostro Paese ed è doveroso ricordare quanto sudore, quanti rischi, quanta determinazione e quante denunce sono costati.
Un Pannella ci vorrebbe, ostinato, testardo, perfino fastidioso, ad accendere qualche luce.

E la mia (in verità saltuaria) partecipazione ad alcune lotte mi ha aiutato, mi ha cambiato. Ascoltare quello di cui nessuno ti ha mai parlato è importantissimo. le condizioni di vita negli istituti di pena, le vite dei malati terminali che chiedono di poter morire in pace, chi me le avrebbe fatte ascoltare altrimenti? Letteralmente nessuno.
Pannella ci ha insegnato l’importanza della democrazia diretta, i radicali hanno raccolto in sessant’anni di storia e più oltre venti milioni di firme, e dimostrato come spesso noi italiani, che ci autoconsideriamo per antonomasia dormienti e passivi, possiamo essere invece molto avanti rispetto alla visione delle classi politiche.
«Essere impopolari per non essere antipopolari», questo recitava Pannella, e a rischio (anzi con la sicurezza) di essere considerato impopolare è andato avanti, perché la storia, prima o poi, gli avrebbe dato ragione. E quanti sputi e quante accuse sono costate queste parole: una volta era fascista, una volta era amico dei corrotti, una volta dei terroristi, una volta era troppo liberista.
Forse, era libero, troppo libero, parafrasando Nietzsche.
Questo, lo aveva capito anche Pier Paolo Pasolini, che nel corso degli anni ’70 aveva intessuto un bellissimo dialogo con Pannella e i radicali, anche non essendo d’accordo su alcuni temi.
Questo è la frase finale del discorso che il poeta avrebbe dovuto leggere al Congresso del Partito radicale del 1975, ma due giorni prima venne assassinato all’idroscalo di Ostia:
«[…] Contro tutto questo voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare».






