Simone Cataldo, Autore presso La Redazione https://www.laredazione.net/author/simone-cataldo/ Giornale digitale di inchieste, attualità, approfondimenti e fotogiornalismo Thu, 19 Mar 2026 17:45:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0.4 https://www.laredazione.net/wp-content/uploads/2021/06/cropped-Laredazione.net-Logo-32x32.png Simone Cataldo, Autore presso La Redazione https://www.laredazione.net/author/simone-cataldo/ 32 32 Papa Francesco, scrittore record: 838 pubblicazioni https://www.laredazione.net/papa-francesco-scrittore-record-838-pubblicazioni/ https://www.laredazione.net/papa-francesco-scrittore-record-838-pubblicazioni/#respond Thu, 17 Nov 2022 10:50:39 +0000 https://www.laredazione.net/?p=7066 Papa Francesco, in poco meno di un decennio di papato, ha divulgato le proprie idee e azioni attraverso ben 838 pubblicazioni. Un record per l’argentino, che risulta, ad oggi, il Papa con più scritti. Non vi è comunque storia, in quanto Ratzinger prima di lui vanta sole sei opere in circolazione.

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Che cos’è il fenomeno della divulgazione cattolica oggi

Uno degli argomenti al centro dell’analisi sociologico/antropologica contemporanea è, senza dubbio, la perdita dei valori religiosi che accomuna grandi fasce della società occidentale. Un fenomeno che non è certo nuovo – in tanti tra filosofi e sociologi ne hanno parlato nello scorso secolo-, ma che ha assunto un’importanza rilevante solo negli ultimi decenni. 

Le religioni, di epoca in epoca, si sono adattate alle tecnologie, facendo di esse un utilizzo prettamente comunicativo, proprio come i movimenti politici. 

L’editoria della Chiesa

La stampa dei libri in serie, proprio come un qualsiasi oggetto per la casa, ha permesso alla Chiesa di arrivare in ogni angolo del mondo. Non che non fosse già successo con la Bibbia che rimane ancora oggi il libro più “presente”. Si è però passati dall’unica interpretazione sacerdotale del testo sacro durante l’atto della messa a una visione propria espressa per iscritto dai divulgatori cattolici. Se questo rappresenta un mutamento dell’atto di lettura e presa di coscienza della Bibbia e di altri testi di stampo religioso, è importante capire come oggi la Chiesa stia cercando di riconquistare la fiducia dei fedeli.

Papa Bergoglio divulgatore di spicco

Nonostante i tentativi di associazioni cattoliche o di sacerdoti che cercano di tenere viva la presenza umana nelle proprie parrocchie, i giovani sembrano voler fare i conti con altre realtà. I tempi sono cambiati e la globalizzazione, grazie soprattutto ai social, ha mutato i piccoli centri di provincia che assorbono la quotidianità e le realtà di centri più grandi. In risposta a questa tendenza, si è scelto di lavorare sulla comunicazione, molto spesso editoriale, che al momento sembra tenere salda quella fetta di fedeli che da anni segue le vicende clericali. Ed è da qui che si inserisce la figura del Papa che assume un ruolo centrale nelle dinamiche politico-sociali. Basti pensare ai discorsi di Bergoglio espressi nel corso degli anni, per esempio quelli in cui invitava la popolazione a vaccinarsi, oppure fronteggiava le mosse di mancato sostegno dei migranti da parte di alcuni rappresentanti della politica. Papa Francesco, in poco meno di un decennio di papato, ha divulgato le proprie idee e azioni attraverso ben 838 pubblicazioni. Un record per l’argentino, che risulta, ad oggi, il Papa con più scritti. Non vi è comunque storia, in quanto Ratzinger prima di lui vanta sole sei opere in circolazione.

A condividere i pensieri di Bergoglio sono, su tutte, la casa editrice vaticana, San Paolo, Rizzoli e la Libreria Pienogiorno.

“In nome di Dio”, l’ultimo libro del Papà

L’ultima pubblicazione è presente in tutte le librerie dal 18 ottobre, a distanza di due giorni dal suo annuncio durante l’Angelus. Con il titolo “In nome di Dio”, raccoglie dieci preghiere di speranza. 

Tutto ciò a sottolineare come il Vaticano e Papa Francesco abbiano deciso di investire in un gran numero di opere in un periodo di crisi libraria, in cui la gente predilige altre attività rispetto alla lettura. Sarà questa la soluzione giusta per ritrovare i valori religiosi oppure è troppo tardi per vedere una risposta affermativa a questo fenomeno? Per esempio, i discorsi ambientalisti del Papa avranno maggiore riscontro una volta finiti sulla carta stampata?

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Pubblicarsi un libro in pochi minuti: una pratica che sta spopolando https://www.laredazione.net/pubblicarsi-un-libro-in-pochi-minuti-una-pratica-che-sta-spopolando/ https://www.laredazione.net/pubblicarsi-un-libro-in-pochi-minuti-una-pratica-che-sta-spopolando/#respond Thu, 06 Oct 2022 11:56:56 +0000 https://www.laredazione.net/?p=6740 “Come pubblicare un libro in pochi minuti” è una prassi che sta cambiando scrittori, librerie e cultura. Così siamo andati alla scoperta di questo nuovo fronte editoriale, dominato da Amazon Kindle publishing e che ha visto Gabriele D’Annunzio tra i propri pionieri.

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“Come pubblicare un libro in pochi minuti” è una prassi che sta cambiando scrittori, librerie e cultura. Così siamo andati alla scoperta di questo nuovo fronte editoriale dominato da Amazon kindle publishing. Gabriele D’Annunzio ne fu antesignano.

Come pubblicare un libro in pochi minuti

Vi ricordate i tempi in cui per pubblicare un libro bisognava fare i conti con gli editori? Sembra un panorama ancora attuale, ma in continua crisi, fatta eccezione per le grandi case editrici che grazie alla fama e al successo pluridecennale sopravvivono in un mondo ricco di ostacoli. E se di ostacoli vogliamo parlare, senza ombra di dubbio quello più grande e artificioso che l’editoria affronta in questi periodi si chiama Amazon kindle publishing.

Piattaforma online che permette a tutti di pubblicare libri in formato cartaceo ed e-book, ha semplificato la vita a migliaia di aspiranti lettori i quali nel corso degli anni hanno visto infrangere il proprio sogno, dando la possibilità di pubblicare in qualsiasi momento, qualunque contenuto a titolo gratuito. Basta caricare il file adatto con il testo all’interno, decidere la foto di copertina, scrivere il proprio nome e il titolo dell’opera, e il gioco è fatto. Uno scacco matto offerto da Jeff Bezos, il quale sembra non volersi più fermare, e che offre – nel caso del cartaceo – anche dieci copie gratuite all’autore.

La nuova vita degli scrittori autopubblicati

A prendere quota grazie a questa invenzione è stata la categoria degli scrittori autopubblicati, da sempre soggetti che camminano sul filo sottile della critica editoriale: bene pubblicare il proprio libro, ma mai farlo con l’opzione più semplice e caritatevole offerta da questo mondo. Insomma, spesso si crede che chi usufruisce di queste opzioni lo faccia perché non accetta critiche altrui oppure perché pensa di non aver bisogno di un editore affinché la propria opera possa avere successo. Al di là dei motivi che possono essere vari, Amazon con il suo nuovo servizio offre a queste persone la possibilità di non sborsare centinaia di euro per vedere pubblicato il proprio libro. È, infatti, facile riscontrare quotidianamente annunci di piccoli editori che chiedono “solamente” cinquecento euro per stampare cinquanta copie e inserirle nel circolo di alcune piccole librerie, oppure di editori blasonati che chiedono un indennizzo iniziale.

È stata così profanata la regola secondo cui l’editore investe inizialmente i soldi per stampare le copie perché, dopo un’attenta analisi dell’opera, crede che essa possa riscontrare successo. Ed è grazie a quanto sopra citato che l’autore autopubblicante non solo si occupa della scrittura del proprio libro, ma allo stesso tempo assimila anche le tecniche di marketing, inviando miriade di mail e facendo visita a decine di librerie affinché quest’ultime possano prendere il libro e metterlo sui propri scaffali. Tutto ciò con la speranza di creare un giro di vendite del quale dovrebbe occuparsi solitamente la casa editrice.

Gabriele D’Annunzio, l’autore che si era autopubblicato 

In passato chi aveva avuto successo con questa tecnica era stato il grandissimo Gabriele D’Annunzio, ma parliamo di un autore che aveva sempre usufruito di grandi cifre economiche e che, inoltre, aveva alcuni contatti nel mondo della borghesia romana che gli permisero di portare al successo le proprie opere. Il meccanismo sembra quasi analogo nonostante sia passato oltre un secolo, ma l’immagine e la figura del moderno venditore-scrittore di libri si ripresenta in molti ambiti, con il soggetto attuale che è costretto ad assimilare quante più capacità possibili per tentare di avere un reddito. È qui che si entra a capofitto nel concetto di soggetto prestazionale, cercato e presentato dai ricercatori Chicchi e Simone.

La grande democrazia libraria retribuita

In un momento storico in cui ognuno sente di dire la propria, ogni soggetto può facilmente seguire corsi di “scrittura creativa” o “scrittura giornalistica”. Questo nuovo modo di pubblicare come Amazon kindle publishing non fa altro che creare un campo di scrittori più ampio rispetto al passato. Ma quanti di essi lo sono realmente? Inoltre, il fatto che non esista un editore che controlla rigo per rigo il testo, ci rende sicuri rispetto al fatto che le pubblicazioni Amazon possano essere la forma giusta? Oppure è un nuovo modo che serve solo ad arricchire il grande indotto creato da Bezos, oltre che concedere una felicità istantanea al soggetto che scrive il libro?

In ultima analisi, è giusto rifarsi a un concetto elaborato da Theodor Adorno, ovvero la mercificazione o estetizzazione dell’arte, in questo caso estendendo la riflessione al mondo della letteratura. È probabile che in passato qualcuno abbia negato la pubblicazione di una grande opera a causa del processo di conservazione dell’editoria, ma è anche vero che si è passati da un estremo all’altro. Le librerie pullulano di libri dei quali non si ha un riscontro dall’editore e per i quali gli autori, almeno con le vendite online su Amazon, guadagnano circa il 60% su ogni copia venduta, con tutto l’ingegno alle spalle di chi si occupa autonomamente di spedizione e stampa.

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Lampedusa, storia di Bartolo il medico dei migranti https://www.laredazione.net/lampedusa-storia-di-bartolo-il-medico-dei-migranti/ https://www.laredazione.net/lampedusa-storia-di-bartolo-il-medico-dei-migranti/#respond Wed, 31 Aug 2022 18:14:22 +0000 https://www.laredazione.net/?p=6441 Bartolo, il medico dei migranti, ci racconta la sua esperienza a Lampedusa. Ha visitato 350 mila di persone in più di trent’anni, tra storie drammatiche ma anche di vita e speranza.

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Il racconto di Pietro Bartolo nella nostra intervista su Europa, migrazioni e giovani. La vita del medico di Lampedusa che per 28 anni ha visitato bambini, donne e uomini, spesso salvandoli.

Pietro Bartolo, oggi europarlamentare italiano, nella vita ha fatto di tutto: l’attore, lo scrittore, il politico ma, soprattutto, il medico a Lampedusa, dopo aver conseguito una laurea in medicina all’università di Catania, specializzandosi come ginecologo. Protagonista fin dal primo sbarco di migranti sulle coste sicule nel 1991, oggi ha deciso di dedicarsi a noi per raccontarci la sua esperienza, le sue paure, le sue visioni e le idee per un futuro.

Gli inizi dell’esperienza di Bartolo medico di Lampedusa

Nato nel 1956, dal 1988 fino al 2007 è vicesindaco e assessore di Pelagie, mentre dal 1993 diventa responsabile del presidio sanitario e del poliambulatorio di Lampedusa: due grandi ambiti, uniti da un filo conduttore che li rende inseparabili, come racconta proprio Bartolo.

“Fare il medico più che una professione è una missione. È stata una scelta che poi è ricaduta nella mia esperienza a Lampedusa, decidendo di dedicarmi a quelle persone che la gente chiama migranti. Nel corso di questi anni ho rivestito i ruoli di attore e scrittore, percorrendo anche la strada della politica che ha un fine ben preciso, ovvero, quello di fare qualcosa di attinente in merito all’esperienza di Lampedusa. Ho capito che un film e un libro possono scuotere le coscienze individuali – prosegue l’europarlamentare siciliano -, ma chi deve fornire risposte concrete è la politica, l’unica istituzione realmente capace di poter attuare qualcosa per queste persone meno fortunate”.

A distanza dal primo soccorso risalente ormai a 31 anni fa, Bartolo sembra essere cosciente che nulla sia cambiato. “Mi sono occupato di questa gente fin dal primo sbarco a Lampedusa nel 1991, l’ho fatto su base volontaria. Era giusto prendersi cura e ristabilire le condizioni di salute di queste persone, e assieme a me hanno collaborato per anni diverse persone come volontari. Siamo tutti cittadini di questo mondo e credo sia giusto che anche loro intraprendano delle traversate per cercare una vita migliore altrove. A noi è permesso spostarci, perché dovremmo privare loro di tutto ciò? Inoltre – continua con vena polemica, ma anche obiettiva -,va presa coscienza del fatto che il fenomeno migratorio è sempre esistito e continuerà ad esserci: la persone fuggono dalla loro terra perché colpite da guerre, carestie o grandi crisi climatiche che non gli permettono di vivere con dignità. Se pensiamo che in questo momento circa cento milioni di persone si stanno muovendo via mare, dobbiamo tener presente che questa cifra indicativa sarà destinata a crescere per una serie di eventi drammatici, di cui per ultimo la guerra in Ucraina che, oltretutto, con la crisi del grano ha incrementato questi spostamenti, in particolare dall’Africa”.

“Nel corso degli anni ho visitato oltre 350 mila persone, e ammetto di vergognarmi di aver spesso dovuto ispezionare i cadaveri di donne, bambini e uomini, morti durante alcuni naufragi. Ma ci sono anche delle storie molto belle che spesso mi hanno dato la forza di andare avanti, in quanto a volte mi sono trovato sul punto di lasciare tutto: non è facile affrontare simili situazioni, spesso ti senti inutile e impotente, in particolare quando ti trovi di fronte cadaveri di bambini. In alcuni momenti mi domandavo perché tutto questo accadesse a me ed è lecito che anche io, come d’altronde ogni volontario, abbia avuto dei momenti di fragilità. In quanto specializzato in ginecologia ho spesso visto nascere bambini che per me è la cosa più bella che possa accadere sulla faccia della terra. Ad esempio, – prosegue Bartolo – una volta avevano dato per morta una ragazza, dopo aver percepito che ci fosse ancora un minimo di vitalità in lei abbiamo deciso di aprire il sacco in cui era stata sigillata, salvandola. Se non avessimo fatto ciò l’avremmo seppellita, invece oggi lei ha una famiglia e dei bambini. Invece, in un’altra occasione, abbiamo trovato su un barcone una bambina di nove anni che aveva compiuto la traversata da sola dalla Nigeria, nel tentativo di ritrovare la madre che si trovava in Europa. Nonostante non sapessi nulla di più al riguardo, sono riuscito a ritrovare la madre, affrontando anche la burocrazia che ha rallentato non poco i tempi. Ho avuto modo di scrivere un libro su questa storia, ed oltretutto è stato tratto da essa il film Nour di Maurizio Zaccaro”.

L’esperienza al Parlamento europeo e le sfide per le migrazioni

“Sto lavorando in qualità di relatore al nuovo patto sulla migrazione; in molti crediamo che il patto di Dublino abbia fallito, ma allo stesso tempo definisco inaccettabile e peggiore per molti aspetti il patto formulato negli ultimi mesi. Pertanto stiamo cercando di trovare una quadra e modificarlo scendendo a compromessi con gli altri gruppi parlamentari. Spero si possa trovare la soluzione più umana possibile”.

Tra covid, presa di Kabul da parte dei talebani e guerra in Ucraina, il suo ruolo in parlamento europeo ha richiesto sforzi in più, dovendo rispondere a istanze differenti da quelle ordinarie.“Sono orgoglioso di come si sia mossa l’Europa al cospetto del fenomeno migratorio che ha seguito lo scoppio della guerra in Ucraina, riuscendo ad accogliere oltre cinque milioni di persone in poco più di un mese. Ma è qui che sorge un’ulteriore problematica, perché è evidente che si siano venute a creare delle fasce di migranti superiori ad altre, alcune di serie A e altre di serie B. Sostengo questo perché l’Ue ha dimostrato competenza nel campo dell’accoglienza ma solo nei confronti di uno stato che confina, in quanto in molte altre situazioni si parla di invasione o si chiudono le porte a poche migliaia di persone”.

Il futuro dell’Europa: tra l’accoglienza e i giovani desiderosi di cambiamento

L’intervista a Pietro Bartolo si conclude con due punti importanti, ovvero: il futuro demografico europeo che può avere un’impennata positiva, solo giovando del flusso migratorio, e dell’importanza dei giovani per le dinamiche future del nostro pianeta.

“Per chi non l’avesse capito l’accoglienza giova ai nostri territori, in particolar modo all’Europa che sta vivendo un calo demografico di importanza storica. Siamo una popolazione anziana e i figli delle persone che accogliamo saranno protagonisti di una nuova generazione capace senza dubbio di far crescere socialmente ed economicamente i vari Stati. Andrebbe regolarizzato l’ingresso della gente, perché solo così facendo potranno un giorno pagare le tasse e, dunque, essere cittadini veri e propri, anche finanziariamente parlando. Il fenomeno migratorio andrebbe affrontato con un piglio totalmente differente”. 

“Sono anni che interagisco con i giovani girando per le università e le scuole italiane ed europee, e credo che proprio loro debbano offrirci delle risposte concrete al fenomeno migratorio, in quanto gli adulti sembrano vagare con le bende sugli occhi. Parliamo di ragazzi e ragazze sensibili all’argomento e al futuro. Le istituzioni hanno l’obbligo di fornire ai giovani gli strumenti giusti per la conoscenza. Chiedo scusa a tutti i giovani per gli errori che, anch’io da adulto come tutti gli altri della mia generazione, ho commesso. Stiamo lasciando a loro un’eredità pesante – conclude l’europarlamentare -, ma sono più che sicuro che saranno loro a porre rimedio ad alcune lacune del passato. I mezzi di comunicazione se usati bene possono dar vita a una rete che attivi uno tsunami della solidarietà che infetti tutta la comunità”.

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La pillola post sbornia, ecco che cos’è  https://www.laredazione.net/la-pillola-post-sbornia-ecco-che-cose/ https://www.laredazione.net/la-pillola-post-sbornia-ecco-che-cose/#respond Tue, 19 Jul 2022 16:25:51 +0000 https://www.laredazione.net/?p=5999 Poter alzare il gomito durante una festa e rimanere lucido e prestante. Un desiderio che ha preso sempre più quota, in particolar modo all’interno dell’attuale “società della prestazione“

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di Simone Cataldo

È nata Myrkl, la pillola post-sbronza e salva-patente.

Poter alzare il gomito durante una festa e rimanere lucido e prestante. Un desiderio che ha preso sempre più quota, in particolar modo all’interno dell’attuale “società della prestazione”, – splendido concetto coniato da Federico Chicchi e Anna Simone nella loro pubblicazione 2017. Ed è da questa nuova “esigenza” della collettività che nasce Myrkl, un integratore che punta a diminuire gli effetti immediati dell’alcol. Commercializzato al momento in Regno Unito, con una sola sterlina ognuno può averne una dose. Tante sono le voci nel campo della medicina che si sono espresse al riguardo, e poco ci è voluto affinché si venisse a creare un dibattito anche sui social. È giusto o sbagliato mettere in circolazione questo integratore? Quali sono i riscontri attivi? L’azienda farmaceutica svedese De Faire Medical ha ben intuito quanto i problemi dell’alcol permeino la società e, dunque, ha deciso di assecondarne una richiesta.

Si tratta di un integratore e non di un farmaco. Tutti possono acquistarlo online, e andrebbe assunto almeno 12 ore prima dell’ingerenza degli alcolici, affinché esso possa assorbire circa il 70% di alcol che si assume nei seguenti sessanta minuti. Ed è a questo punto che sorge una prima domanda ovvero: cosa si evita con l’utilizzo di Myrkl? L’integratore serve ad attenuare le quantità di alcol che si ingerisce durante i momenti di bevuta, evitando pertanto sbalzi d’umore, mal di testa e altro. Non ha effetti per quanto concerne i danni che l’alcol causa allo stomaco.

La pillola” salva-patente

Le prime ricerche in Regno Unito hanno fatto emergere come Myrkl sia utilizzata dai giovani per evitare guai alla guida. Il concetto è facile: bevi più del dovuto, ma ingerendo l’integratore passerai i controlli notturni. È da questo meccanismo (mentale) che il prodotto della De Faire Medical viene citato dai giovani come “pillola salvapatente”.

Questo fenomeno fa ragionare sui danni che tale integratore potrebbe causare su scala più grande. Infatti, se inteso come “salvagente” per le serate sfrenate, inconsciamente non fa altro che legittimare l’utilizzo di alcolici in maniera spropositata.

Il fenomeno sta crescendo di nazione in nazione, incentivando un traffico illegale di un prodotto al momento approvato solo in Inghilterra. Ciò sta avvenendo anche Italia, nonostante il Ministero della Salute si sia espresso negativamente in relazione alla sua circolazione.

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Mediterraneo, le donne in mostra di Angela Calacagni https://www.laredazione.net/mediterraneo-le-donne-in-mostra-di-angela-calacagni/ https://www.laredazione.net/mediterraneo-le-donne-in-mostra-di-angela-calacagni/#respond Fri, 08 Jul 2022 15:49:56 +0000 https://www.laredazione.net/?p=5932 “Oggi è arduo intuire cosa sia un’opera d’arte. Dal momento in cui è stata inventata la fotografia tutto ciò che esprime qualcosa può essere considerata tale. Io personalmente padroneggio il computer, con la tavoletta grafica disegno qualcosa che potrei illustrare con i pennelli su tela"

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di Simone Cataldo 

“Oggi è arduo intuire cosa sia un’opera d’arte. Dal momento in cui è stata inventata la fotografia tutto ciò che esprime qualcosa può essere considerata tale. Io personalmente padroneggio il computer, con la tavoletta grafica disegno qualcosa che potrei illustrare con i pennelli su tela. La possibilità di stampare le mie opere e, dunque, di non avere un pezzo unico, mi permette di diffonderle più di un quadro. Perché un quadro dev’essere unico? L’arte dovrebbe essere fruibile a tutti, pertanto la stampa e la riproduzione in serie mi conferiscono la sensazione che più persone possono possedere una cosa bella”.

È così che ha inizio il viaggio nell’arte di Angela Calcagni: uno schiaffo, metaforico, alla teoria della mercificazione dell’arte avanzata da Theodor Adorno poco meno di un secolo fa. Da un lato uno dei sociologi e filosofi più significativi del Novecento, dall’altro un’artista moderna, libera e con il sorriso stampato sul volto che prende atto di come non si possa ormai fare a meno delle regole del commercio e della modernità. D’altronde è pressoché impossibile dargli torto, la produzione in serie è ormai nostra compagna di vita. 

Credo sia giusto introdurre in questi termini la mostra “Mediterraneo. Il mare, le donne, le bellezze” tenutasi negli scorsi giorni a Lecce, presso la sede della fondazione Palmieri. A far da sfondo all’esposizione delle opere della Calcagni l’affascinante Chiesa di San Sebastiano. Proprio quest’ultima ha dato vita a un’unione artistica non di poco conto: ai pochi affreschi sopravvissuti di stampo biblico presenti all’interno della cupola, seguivano i ritratti del Salento, delle salentine e degli elementi dell’affascinante territorio pugliese: il blu, il bianco, il verde e il dorato, colori chiave delle illustrazioni dell’artista di origini piemontesi.

Angela Calcagni, donna, artista e tanto altro: la mostra

“Se dovessimo partire dall’inizio, tengo a specificare che per Mediterraneo intendo questa parte del Sud Italia, inteso dunque come bellezza mediterranea ricca di luoghi unici e colori straordinari: il cielo è sempre azzurro – spiega Calcagni illustrandoci la mostra. Inoltre mi piace esaltare la figura della donna di questa terra, unica nel suo genere e la più bella di tutte. Personalmente il contrasto tra la bianca architettura salentina e l’azzurro del cielo mi fa star bene”.

Nata a Torino e cresciuta a Lecce: sono queste le due tappe fisse della vita di Angela Calcagni. Lei si definisce un colibrì, pronto ad accettare le sfide della vita, prenderle di petto e trarne lezioni. Figlia degli strascichi del boom economico post seconda guerra mondiale, i genitori, salentini anch’essi, la portarono nella prima capitale italiana. Un posto che ha formato Angela negli anni, ma che lei in confidenza definisce cambiato: gli operai non sono più l’emblema della cittadina, ora è il turismo a spiccare nel capoluogo piemontese. Ma a rimaner nel cuore è la terra che viene bagnata dal Mediterraneo, ed è per questo che lei si definisce “anche Salentina”. “Tra tutte le donne da me rappresentate ce n’è una che segna un contrasto tra la figura femminile presente nel Mediterraneo e quella che occupa il resto del mondo: lei è spigolosa, di stampo parigino e palesemente di un altro territorio, al contrario delle sue simili che sono morbide, una caratteristica che riporta anche al cuore e all’accoglienza calorosa che riserva questo territorio fantastico”.

Ed è il binomio tra libertà e figura femminile che affascina di più, perché entrando nella chiesa di San Sebastiano qualsiasi uomo si sentirebbe a disagio: due rappresentazioni, una di Penelope e un’altra di Atlantide. Insomma, il fascino non manca, la bellezza è visibile anche attraverso un’illustrazione stampata. Poi, un po’ nascosta, appare una grafica che rappresenta una barchetta, sola, nel mezzo del mare. Insisto per capire cosa faccia lì, ma Angela è ferrea nel dirmi che “È lì, non c’è nessuno apparentemente, è libera. Chiunque può ricamarci attorno un significato o una scena”.

Ed è dietro una semplice barchetta a vela che si racchiude il significato della mostra, in quanto è oggetto onnipresente nelle grafiche della Calcagni. “È il mezzo utilizzato da Penelope – spiega l’artista. Donna importante, nel mio caso stanca di aspettare Ulisse, di essere dipendente da lui. Esce. Scopre di avere tante cose belle, si immola da sola a regina e diventa la regina di Saba, un regno senza vincitori, vinti e schiavi. È questa la storia che volevo rappresentare. Un mondo libero. La libertà”.

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Puglia, il primo distretto agricolo a impatto zero https://www.laredazione.net/puglia-il-primo-distretto-agricolo-a-impatto-zero/ https://www.laredazione.net/puglia-il-primo-distretto-agricolo-a-impatto-zero/#respond Tue, 24 May 2022 17:25:41 +0000 https://www.laredazione.net/?p=5697 Dal disastro della xylella al tentativo di ricreare la tradizione agricola salentina. Il Salento ha accettato questa sfida dopo esser uscito, apparentemente, dalla grave situazione che ha spazzato via migliaia di ulivi

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Prima va però fermata l’avanzata della xylella

di Simone Cataldo

Dal disastro della xylella al tentativo di ricreare la tradizione agricola salentina. Il Salento ha accettato questa sfida dopo esser uscito, apparentemente, dalla grave situazione che ha spazzato via migliaia di ulivi. La sputacchina continua a intaccare altri alberi, tra il continuo contagio e le decisioni del Tar con cui non si accettano soluzioni non scientifiche, così anche le altre province pugliesi perdono economia e secoli di storia agricola. Solo l’idea di un distretto agricolo a impatto zero può far riacquisire alla Puglia intera un’identità rinnovata.

Sono anni che si parla di biodiversità e impatto zero, e quanto più si va avanti tanto più la spinta comunicativa di temi analoghi si intensifica. 

Tra alberi secolari (e non) che hanno smesso di arricchire ettari di terreno con le loro foglie verdi, e famiglie che da un giorno all’altro hanno perso le proprie entrate, diversi distretti universitari tra cui il Cmcc (Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), l’Università del Salento, l’Università di Bari, il CHIEAM (Mediterranean Agronomic Institute of Bari) e il Distretto agroalimentare di Qualità Jonico Salentino, hanno deciso di approfittare di un fondo economico offerto dal Ministero delle politiche agricole per ritrovare il senso agricolo del territorio.

Cinquanta milioni per il primo distretto agricolo a impatto a zero in Europa.

Com’è possibile creare un distretto interamente carbon neutral? 

Ci hanno pensato, con vari esperti, i distretti universitari sopra indicati che hanno accolto cinquanta milioni di euro messi a disposizione dal Ministero delle politiche agricole per avviare la prima parte di questo progetto la cui fine è stabilita a inizio 2023 (come primo atto). Sono state coinvolte al momento ben 65 aziende agricole, con l’obiettivo di produrre vegetali e verdure certificati a impatto zero. Di fondamentale importanza sarà l’utilizzo di energie rinnovabili, ma questa è solo una delle variabili per arrivare al risultato sperato. Pertanto si punta a recuperare la biodiversità, le risorse idriche, lottare contro la desertificazione, implementare le pratiche che migliorino la fertilità dei suoli e, infine, si ha l’idea di utilizzare nuove specie e di incrementare coltivazioni come mandorleti e alberi da frutta, che meglio si adattano alla crisi del clima.

La xylella avanza nelle province pugliesi

Peccato solo che, accanto a questo bel progetto di valorizzazione della tradizione agricola pugliese, permanga la xylella che, dopo aver colpito il Salento, è sbarcata nelle altre province. Il batterio avanza al ritmo di due chilometri al mese. Pertanto non sono bastati i 21 milioni di ulivi già colpiti fino ad oggi che, oltre all’Italia, vedono protagoniste in negativo alcune zone di Francia, Spagna e Portogallo. Ed è proprio per questo che Coldiretti Puglia ha denunciato quanto accaduto a Oria, Francavilla e i  provincia di Taranto: da sei anni, a causa della decisione del Tar secondo cui non è possibile espiantare gli alberi che andrebbero preservati con tecniche scientifiche (innesti), il fatto di non aver sradicato 46 alberi ha causato la morte di ben 3100 di essi, proprio in queste zone. Lo snodo della questione è infatti questo perché, come ben specificato da Coldiretti, gli innesti, soprattutto se effettuati su piante già in stato avanzato di morte, sono pressoché inutili. 

Auspicando che l’idea di un distretto agricolo a impatto zero sia la soluzione migliore per la Puglia e per le famiglie pugliesi che negli anni hanno svenduto i loro frantoi a pezzi tra Grecia, Tunisia e Marocco, è altrettanto augurabile che, prima di avviare un processo simile, si predispongano delle misure che portino tutta la regione a una situazione di quiete.

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Calcio femminile, cosa cambia con il professionismo per la serie A https://www.laredazione.net/calcio-femminile-cosa-cambia-con-il-professionismo-per-la-serie-a/ https://www.laredazione.net/calcio-femminile-cosa-cambia-con-il-professionismo-per-la-serie-a/#respond Thu, 12 May 2022 17:12:44 +0000 https://www.laredazione.net/?p=5605 Passo in avanti per il movimento calcistico femminile: il campionato di Serie A entra nel professionismo. Cosa cambia?

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Arrivano anche lo stipendio minimo e i congedi di maternità

di Simone Cataldo

Passo in avanti per il movimento calcistico femminile: il campionato di Serie A entra nel professionismo. Cosa cambia?

A fare il giro del web nelle ultime ore è stata, certamente, la notizia che ha annunciato l’entrata del calcio femminile nel professionismo, ma per evitare fraintendimenti, è giusto chiarire che, dal prossimo 1 luglio, solo il campionato di Serie A potrà usufruire di tale scelta. Infatti è stato facile imbattersi in titoli di giornale ingannevoli, facendo intuire che più categorie potessero finalmente entrare a far parte del professionismo: dunque, rimangono nei dilettanti tutte le squadre di Serie B, C e a seguire.

La nostra intervista video a Riccardo Matere – allenatore Uefa B con alcuni impieghi in club di Eccellenza Femminile – proprio da questo distinguo. 

Cosa significa che il calcio femminile di serie A diventa una professione? 

A partire dalla prossima stagione, le calciatrici che sottoscriveranno un contratto con un club militante nel campionato di Serie A avranno i diritti di un vero e proprio lavoratore. Le calciatrici avranno diritto a uno stipendio massimo e a uno minimo, vedranno riconoscersi i contributi previdenziali, versamenti Irpef, un fondo di fine carriera e verranno loro riconosciuti anche i diritti che riguardano i congedi di maternità.

Insomma, una vera e propria rivoluzione che, ovviamente, cambia anche l’appeal del nostro panorama calcistico femminile. Come ha tenuto a specificare il nostro intervistato Riccardo Matere, il campionato di Serie A, a questo punto, può esser attenzionato dalle calciatrici estere oppure, altro fattore di grande importanza, i diritti televisivi delle gare potrebbero finalmente aumentare e, perciò, aiutare le società stesse in questo processo di emancipazione.

Il calcio femminile entra nel dibattito politico

Fino a pochi anni fa una citazione di simile importanza avrebbe assunto sembianze utopiche, ma oggi non più, e qualcuno si è permesso anche di contestare il tetto minimo stipendiale che una calciatrice potrà recepire a partire da luglio: ventiseimila euro. Il calcio femminile, soprattutto dopo la comparsa delle azzurre allo scorso mondiale, ha assunto un’importanza che non può tenere distante i suoi organi da quelli di Stato. Un qualcosa che era già avvenuto a livello federale, che oggi porta addirittura allo stanziamento di fondi economici per finanziare strutture e società. Infatti, questa “rivoluzione” – è stata possibile grazie al fondo triennale per sport femminili, al quale sembra essersi candidato solo il movimento calcistico che, ancora per un anno, usufruirà di quanto è rimasto degli 11 milioni totali dedicati.

Sempre nell’intervista a Riccardo Matere non è mancato il passaggio sull’importanza delle strutture, senza di esse non potrà mai crescere il movimento. Senza strutture adeguate, le giovani calciatrici come potranno mettersi in gioco e, di conseguenza, come potrà l’intero movimento contare su individualità più forti perché cresciute, fin dalle prime categorie, da allenatrici riconosciute?

Il calcio femminile in Italia non è più un mondo distante da tutte le realtà circostanti, la politica e la Federcalcio lo sanno. È arrivato il momento di prenderne consapevolezza e debellare, se mai ce ne fosse ancora bisogno, molti stereotipi riguardanti le donne. 

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Afghanistan, facciamo il punto con Riccardo Noury https://www.laredazione.net/afghanistan-facciamo-il-punto-con-riccardo-noury/ https://www.laredazione.net/afghanistan-facciamo-il-punto-con-riccardo-noury/#respond Mon, 02 May 2022 17:40:47 +0000 https://www.laredazione.net/?p=5567 Simone Cataldo de La Redazione.net intervista il portavoce di Amnesty International Italia

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Simone Cataldo de La Redazione.net intervista il portavoce di Amnesty International Italia

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Corsica, si scaldano i movimenti indipendentisti dalla Francia https://www.laredazione.net/corsica-si-scaldano-i-movimenti-indipendentisti-dalla-francia/ https://www.laredazione.net/corsica-si-scaldano-i-movimenti-indipendentisti-dalla-francia/#respond Sat, 16 Apr 2022 15:51:09 +0000 https://www.laredazione.net/?p=5464 Pochi i giorni che separano i cittadini francesi dal secondo atto delle presidenziali: torna sul tavolo la questione dell’indipendenza della Corsica, con i nazionalisti e i vari movimenti indipendentisti che hanno agitato le acque da oltre un mese

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di Simone Cataldo

Pochi i giorni che separano i cittadini francesi dal secondo atto delle presidenziali: torna sul tavolo la questione dell’indipendenza della Corsica, con i nazionalisti e i vari movimenti indipendentisti che hanno agitato le acque da oltre un mese. Punto cardine è l’aggressione, prima, e la morte, poi, di Yvan Colonna, uno dei maggiori esponenti del ramo indipendentista corso.

Cerchiamo di riprendere traccia e fare informazione sullo strangolamento e sulla morte di Yvan Colonna, uno dei personaggi più rappresentativi del movimento indipendentista corso che, dopo aver assassinato il prefetto francese Claude Erignac nel 6 febbraio del 1998, era stato condannato alla detenzione a vita, a seguito della cattura a Omleto (Corsica Sud) nel 2003 dopo quattro anni di latitanza. 

Dallo strangolamento alle proteste

È il 2 marzo quando in Corsica arriva voce di un’aggressione a Yvan Colonna dentro la palestra del carcere di Arles, che gli costa una corsa nell’ospedale di Marsiglia e il coma, il responsabile è un altro detenuto con lo status speciale, Abé, un islamista condannato a nove anni per terrorismo dopo aver combattuto gli occidentali in Afghanistan. La causa delle vicende sarebbe una diatriba accesa sul credo religioso dei due, sfociata in un’aggressione del secondo che ha picchiato e soffocatoYvan Colonna, con asciugamani e sacchetti di plastica per otto minuti.

Un fatto che ha scatenato l’ira dei movimenti più attivi per l’indipendenza della Corsica che, difendendo uno dei loro massimi esponenti (Colonna), hanno considerato poco veritiera la versione delle autorità francesi in quanto i due detenuti, entrambi marchiati dallo status speciale, avrebbero dovuto essere sorvegliati da due guardie in ogni loro movimento all’interno degli spazi del carcere di massima sicurezza. Scarsa l’adesione alla versione ufficiale, con la Francia che ha preferito passarlo in rassegna come caso di terrorismo islamista.

A pochi giorni di distanza dall’accaduto si sono accessi in piazza dei veri e propri scontri tra indipendentisti corsi e le forze transalpine, con le proteste che seppur cominciate lo scorso 10 marzo si sono accese tre giorni più tardi. In piazza a Bastia si sono calcolate poco meno di diecimila persone, di cui trecento – dopo essersi staccate dal corteo – hanno aggredito le forze di sicurezza e preso di mira le istituzioni con l’ausilio di molotov e armi. Una serata di sangue nella capitale corsa costata ben sessantasette feriti, di cui quarantaquattro poliziotti. Ma le proteste non si sono fermate al centro nevralgico dell’isola, in quanto anche ad Ajaccio e Colvi la gente è scesa in piazza per richiamare l’indipendenza, e nella prima delle due località, dopo l’assalto del tribunale cittadino, è stata saccheggiata una banca e sono state messe a fuoco diverse bandiere francesi.

La morte di Yvan Colonna, le richieste dei corsi e i possibili scenari futuri

Muore a diciannove giorni dall’aggressione a Marsiglia dopo un lungo coma, Yvan Colonna. Le CRS (Corpo di polizia nazionale francese) sono state accusate dai corsi di aver cantato la marsigliese, mentre la Corsica seppelliva il corpo dell’indipendentista. Fatto, questo, che ha portato alla chiamata di due grandi cortei, uno a Bastia, guidato da cinquecento persone, e l’altro ad Ajaccio con circa duecento individui al seguito che, con le bandiere corse sulle spalle, si sono diretti in direzione delle caserme CRS per denunciare l’accaduto e chiedere spiegazioni. Alcuni cittadini sono scesi nelle diverse piazze della regione anche nelle ultime ore, questa volta con toni pacifici, per esternare il proprio dissenso e annunciare probabili scontri nel caso in cui Macron non dovesse prendere in considerazione le richieste avanzate dagli indipendentisti.

Due le proposte presentate in un primo momento sul tavolo, a poche settimane dagli accadimenti. Per primo si è chiesto lo spostamento in Corsica dei rappresentanti dei movimenti indipendentisti, in carcere per le analoghe vicende del 1998. Una richiesta che era stata fatta anche per Colonna, mai accolta dalle autorità francesi perché egli aveva lo status speciale, poi rimossogli a poche ore dai fatti dello scorso 2 marzo. Un gesto di facciata che ha fatto infuriare i cittadini corsi. La seconda istanza è quella più nota, ormai da anni, dell’indipendenza o, addirittura, di un’autonomia dell’isola dallo Stato francese.

A quest’ultima sembrava aver aperto il Presidente Macron, nel corso dei vari comizi pre-elezioni, ma dopo che si sono placati i subbugli dei primi giorni di protesta, non sono pervenute più novità, tanto da ricevere le critiche dei diretti avversari, Marine Le Pen ed Eric Zemmour, i quali hanno ritenuto inopportune le “false” promesse di una maggiore autonomia della regione. Proprio nelle ultime ore la stessa richiesta è pervenuta dalla Bretagna, altra regione storica sotto l’amministrazione francese.

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Libri al rogo negli Usa, tra questi anche Harry Potter e Twilight https://www.laredazione.net/libri-al-rogo-negli-usa-tra-questi-anche-harry-potter-e-twilight/ https://www.laredazione.net/libri-al-rogo-negli-usa-tra-questi-anche-harry-potter-e-twilight/#respond Wed, 02 Mar 2022 17:17:16 +0000 https://www.laredazione.net/?p=5149 Dalle censure ai roghi: l’America è assuefatta delle leggi non scritte del politically correct, dalle mosse della politica conservatrice e dalle idee complottiste di un presunto pastore. E a subirne le conseguenze sono i libri. La cultura fa paura e si percepisce nell’aria la sensazione di un passo indietro negli anni

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di Simone Cataldo 

Dalle censure ai roghi: l’America è assuefatta delle leggi non scritte del politically correct, dalle mosse della politica conservatrice e dalle idee complottiste di un presunto pastore. E a subirne le conseguenze sono i libri. La cultura fa paura e si percepisce nell’aria la sensazione di un passo indietro negli anni.

Il libro si conferma come uno dei media più “forti” a disposizione dell’essere umano. Ed è proprio per questo motivo che la storia insegna come i libri possano influire sui processi politici e di comando – basti pensare a Hitler che obbligò alla lettura del solo Mein Kampf, il suo testo utilizzato per la propaganda nazista, oppure il leader della rivoluzione libica Gheddafi che impartì l’utilizzo esclusivo del suo Libro Verde.

In un momento storico come quello odierno che potremmo definire caotico, la ricomparsa di teorie cospirative, in parte ricollegabili alla fede e al credo religioso, sta cercando di cancellare pezzi di storia. 

Dal tribunale dellinquisizione al pastore pro Trump in Tennessee: la fede ha ancora paura dei libri

Il rogo andato in scena lo scorso 7 febbraio, appiccato dal pastore Greg Locke, ci riporta alle fiamme dell’inquisizione di Giordano Bruno e dei suoi libri oppure alle orge pagane dei nazisti, anche se in termini differenti. Lo scopo ai tempi era quello di ottenere il potere eliminando del tutto un’opinione critica rispetto a chi sedeva ai vertici, oggi l’obiettivo non si discosta molto dalla sua funzione primaria, pur non riuscendo a trionfare perché i media e l’alfabetizzazione hanno fatto la propria parte.

Eppure se ancora oggi si vedono scene analoghe vuol dire che qualcosa sta comunque accadendo. Ebbene sì, perché il pastore Locke, personaggio conosciuto in Tennessee per aver avanzato teorie complottiste e per aver strizzato più volte l’occhio a Trump, convinto che contenuti demoniaci e di stregoneria dominino i testi delle saghe di Harry Potter e Twilight, ha deciso di dimostrare la sua contrarietà ad essi bruciandoli e dando vita a un falò a porte aperte: era accompagnato dai suoi sostenitori, infatti anche quest’ultimi potevano gettare testi a loro disposizione e con la stessa “matrice”. Ironia della sorte, all’interno del rogo nella periferia di Nashville ci è finita anche qualche copia di Farhrenheit 451, testo che racconta di una realtà futura nella quale vengono bruciati i libri e in cui i loro possessori vengono considerati sovversivi.

Dalla fede alla politica: tra idee conservatrici e politically correct

In America è nata anche una vera e propria guerra culturale ai libri di scuola, con il controllo dell’istruzione che è sfociato in una serie di scelte ed eventi fuori dal normale. Un fenomeno che ha colpito diversi Stati, come il Texas, ma anche Ohio e New Jersey, e che vede i rappresentanti dei partiti conservatori mettere al bando opere storiche per la presenza di contenuti volgari e inadatti agli studenti. È un processo, questo, che vede a capo i repubblicani, i quali vogliono rendere difficile l’insegnamento di libri che mettono in discussione narrazioni relative alla razza, il sesso e l’orientamento sessuale. A farne le spese per ultimo Maus di Spiegelman, censurato da un consiglio d’istituto di una scuola del Tennessee perché contenente linguaggio violento e discutibile, oltre che rappresentare personaggi (topi) nudi. Proprio il direttore del plesso ha specificato come gli insegnanti non possano insegnare attraverso un libro in cui sono presenti scene di impiccagione, anche se le violenze tendono a illustrare quanto accaduto nel corso dell’olocausto.

Uno dei protagonisti di questo tentativo di impiccagione culturale è senza dubbio Matt Krause, deputato statale repubblicano che ha avanzato anche una lista di oltre 850 libri, molti dei quali riguardanti temi a sfondo sessuale e razziale, per i quali gli istituti scolastici texani devono una spiegazione. A questi ci si aggiunge il governatore Greg Abbott, il quale pur di conservare la poltrona in vista delle imminenti elezioni ha cavalcato l’onda scrivendo in una lettera indirizzata al presidente dell’associazione dei consigli scolastici texani, di un numero importante di genitori “preoccupati” per le letture impartite ai loro figli. Risulterebbe che oltre il 60 per cento di libri è stato revisionato per tentare di scongiurare la preoccupazione delle famiglie. Questo fenomeno va anche oltre le mura dei plessi scolastici, in quanto in Texas molte biblioteche per settimane hanno chiuso le porte per poter riformulare l’inventario, eliminando diverse letture, spinte dalla presenza di movimenti e associazioni, come Mans for Liberty che negli ultimi mesi era quasi riuscita a far bandire dalle scuole e dalle librerie l’autobiografia di Rudby Bridges o la storia di Martin Luter King.

A influenzare queste scelte non vi sono solo ragioni di stampo repubblicano, bensì anche l’esasperazione dei temi del politically correct, che hanno portato l’università di Northampton a censurare 1984 di Orwell perché ricco di materiale esplicito dal sentore offensivo e inquietante. Anche qui un altro ossimoro: un libro che denuncia l’atto della censura viene segnalato, prima, e messo al bando poi. Qui entra in gioco il fenomeno della censura liberal che porta all’eliminazione di testi che hanno scritto la storia perché presentano contenuti relativi alla violenza e alla discriminazione sessuale e razziale. Ovvio, fa senso leggere quanto di sbagliato si faceva in passato, ma eliminare testi simili significherebbe spazzare via anche le battaglie che hanno portato a certe conquiste al giorno d’oggi.

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