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Canone Rai, proposta l’eliminazione graduale

Un’imposta da molti invisa, quella del canone Rai: scopriamo come funziona e diamo un’occhiata al bilancio del servizio pubblico. In pochi anni i ricavi calano di 135 milioni di euro.

Il Canone Rai, come risaputo, è un’imposta detestata da molti, spesso al centro di dibattiti sulla sua effettiva utilità e necessità. Come ogni anno, anche per il 2023, tutti coloro che possiedono un televisore o, in alternativa, un dispositivo che consente la ricezione dei canali televisivi Rai sono tenuti al pagamento, tramite addebito diretto sulla bolletta dell’energia elettrica.

Chi è esonerato dal pagamento del Canone Rai

Non tutti sono obbligati, esistono, infatti, delle eccezioni o esoneri.

Prima di tutto chi ha superato i 75 anni di età ed ha un reddito inferiore agli 8.000 euro non deve pagarlo. L’esonero dal pagamento del canone Rai spetta, inoltre, ai militari delle Forze Armate Italiane o a coloro che appartengono alle Forze Nato, agli agenti diplomatici e consolari, ai rivenditori e negozi in cui vengono riparate le TV.

La richiesta di esenzione, che ha validità annuale, deve essere compilata ed inviata tramite un modello disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Per quanto riguarda i militari delle Forze Armate Italiane si intendono anche gli ospedali militari, le Case del soldato e Sale convegno dei militari delle Forze armate. Se, però, un membro delle Forze Armate si trova in un appartamento privato all’interno di una struttura militare, non potrà sottrarsi dal pagare il canone. L’esonero per gli agenti diplomatici e consolari vale solo per i Paesi per cui è previsto lo stesso trattamento per i diplomatici italiani, mentre i rivenditori e negozi in cui vengono riparate TV, non hanno l’obbligo di  presentare alcuna richiesta.

I cittadini che hanno compiuto 75 anni con un reddito annuo proprio e del coniuge non superiore complessivamente a 8.000 euro e senza conviventi titolari di un reddito proprio, possono scaricare, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il modello da compilare con cui attestano il possesso dei requisiti per essere esonerati dal pagamento del canone TV.

In caso il canone non dovuto fosse stato già versato, mediante la bolletta dell’energia elettrica, è possibile presentare una richiesta di rimborso mediante un altro modello, sempre disponibile sullo stesso sito.

Seconda casa, il canone non va pagato

Ricordiamo, ove necessario, che il canone non va pagato per la seconda casa. Il pagamento, infatti, si effettua una sola volta per ogni nucleo familiare in cui è presente una fornitura elettrica.

Proposta della Lega di azzerare il canone Rai

Notizia recentissima è che la Lega sta pensando ad una riforma della Rai che preveda, tra l’altro, anche l’azzeramento del canone. La bozza del ddl leghista “Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici in materia di servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, riduzione e abolizione del canone di abbonamento e disciplina della società concessionaria del servizio pubblico” è stata presentata in Senato. Nel testo della bozza, l’idea della Lega è quella di una riduzione progressiva del suo costo, “con un taglio a cadenza annuale del 20 per cento, fino al suo totale azzeramento”. La battaglia condotta dalla Lega si basa sul fatto che il canone, oggi, risulta “anacronistico e ingiusto, in quanto è dovuto per la semplice detenzione di apparecchi atti o adattabili a ricevere un segnale”. Sempre a proposito del canone, come si legge, viene confermato che “laddove sussista ancora oggi l’impossibilità di accesso alla rete o l’impossibilità di fruizione del servizio da parte degli utenti per motivi estranei alla propria volontà, il pagamento del canone di abbonamento non è dovuto”.

Ma gli obiettivi sono anche altri, i leghisti sottolineano, infatti, come “il servizio radiofonico, televisivo e multimediale è un servizio pubblico indispensabile per mantenere e affermare i valori culturali e sociali e difendere, al contempo, le identità locali”. La Lega chiede “un’informazione fruibile e condivisibile offerta tramite televisione, radio e altri dispositivi multimediali diffusa attraverso le diverse piattaforme che risponda, prioritariamente, ai compiti di libertà, completezza, obiettività e pluralismo dell’informazione, nonché di valorizzazione delle identità locali e delle minoranze linguistiche”.

Nella bozza è stata inserita anche l’idea di un nuovo canale “interamente dedicato alla trasmissione di programmi e rubriche di promozione culturale, nel quale non possono essere trasmessi spot”.

Bilancio Rai, cresce l’offerta online ma non basta

Diamo ora un’occhiata al bilancio del servizio pubblico. Per la Rai il 2022 è stato un anno con ascolti straordinari, sottolinea l’A.D. Fuortes. Queste le sue parole:

«I successi della Rai non si limitano ai tradizionali canali televisivi. L’offerta online – che include sia RaiPlay che i contenuti informativi di RaiNews.it e quelli sportivi di Rai Sport – nel 2022 ha registrato una crescita del 40% rispetto al 2021, passando da 332 milioni di ore di visione a oltre 463 milioni e facendo diventare Rai il broadcaster italiano più visto online, superando tutta la concorrenza».

«Sono dati – dice ancora l’Amministratore Delegato Rai, Carlo Fuortes – che premiano l’impegno del servizio pubblico a offrire una programmazione che coniuga sempre di più qualità e varietà del prodotto tv e di quello pensato per le altre piattaforme. Un impegno che il pubblico ha ben compreso ed evidentemente apprezzato».

Il bilancio peggiora nonostante l’aumento delle entrate da canone 

Guardiamo ora come sono cambiati i conti Rai dopo l’inserimento del canone nella bolletta dell’energia elettrica. Tale cambiamento è avvenuto nel 2016.

Il risultato operativo è positivo negli ultimi anni, ma è peggiorato, confrontando il 2019 con il 2013, di 45 milioni. Al netto dell’aumento delle entrate da canone, il peggioramento risulta invece di ben 88 milioni. Guardando in avanti, le entrate da canone si ridurranno man mano per l’estinguersi dell’effetto del recupero dell’evasione (assorbito sempre più dalle finanze dello Stato), il che richiederà un aggiustamento sul lato dei costi.

Costi e ricavi Rai tra il 2013 e il 2019

Per capire le tendenze in atto negli ultimi anni, è utile confrontare, in maniera più dettagliata, la variazione di costi e ricavi tra il 2019 e il 2013 (prendiamo il 2013 come riferimento perché importanti variazioni nelle entrate da canone iniziarono già nel 2014). 

I ricavi calano di 135 milioni di euro

In questo periodo, al netto dell’aumento dei ricavi da canone per 43 milioni di euro, i ricavi sono scesi di 135 milioni per il cattivo andamento dei ricavi da pubblicità e dei ricavi commerciali (relativi principalmente alla distribuzione di diritti, di prodotti cinematografici e alle convenzioni con la PA). Anche i costi operativi sono diminuiti, ma solo di 55 milioni; l’insieme delle variazioni di costi e ricavi ha portato ad un peggioramento del risultato operativo di 44,8 milioni. Senza l’aumento dei ricavi da canone il peggioramento sarebbe stato di 88 milioni. In prospettiva, nei prossimi anni, le entrate da canone tenderanno a ridursi in ogni caso (e indipendentemente dalla riforma leghista), condizionando ulteriormente il bilancio.

Dove sono finite le risorse recuperate dalla riduzione dall’evasione nel pagamento del canone? Per rispondere, dobbiamo andare a vedere cosa è accaduto al rapporto tra Stato e Rai dal 2013 in poi.

Il rapporto economico tra la Rai e lo Stato

Nel 2014 e 2015 due norme avevano in realtà ridotto l’importo che lo Stato versa alla Rai, rispetto alla normativa esistente nel 2013, di 150 milioni nel 2014 e di 81 milioni nel 2015. In questo periodo, il gettito da canone si ridusse quindi rispetto al 2013, il che spiega i deboli risultati di conto economico nel biennio.

La Legge di stabilità 2016 prevedeva che il canone dovuto dagli utenti individuali venisse pagato tramite la bolletta dell’energia elettrica e che l’importo unitario venisse ridotto da 113,5 a 100 euro. Veniva anche stabilito che l’extra-gettito ottenuto nel 2016 tramite l’inserimento del canone in bolletta sarebbe stato ripartito tra lo Stato e la Rai in misura pari rispettivamente al 33% e 67% per il 2016 e al 50% per gli anni successivi. A seguire il canone era stato ulteriormente ridotto a 90 euro.

A questo punto, si potrebbe andare verso un miglioramento del risultato operativo: ma come? Una sostanziale ripresa dei ricavi da pubblicità e dei ricavi commerciali sembra alquanto difficile, soprattutto alla luce delle attuali tendenze di mercato relative allo sviluppo della pubblicità in rete.

Primo semestre 2022

Esaminando il bilancio del primo semestre 2022, ultimo disponibile con dati definitivi, risultava, inoltre, una posizione finanziaria netta consolidata negativa per un ammontare di 301 milioni di euro, in miglioramento, però, rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. Meglio di quanto in precedenza era stato previsto in sede di budget.

Sciopero annunciato per il 26 maggio

Dalle notizie diffuse nelle ultime ore, infine, veniamo a conoscenza di un’ importante mobilitazione indetta dal personale Rai attraverso il suo sindacato.

E’ in programma il blocco delle prestazioni accessorie e/o complementari (lavoro supplementare, straordinari, reperibilità, straordinario in sesta giornata) a partire dal 5 maggio 2023 sino al 31 maggio 2023 che culminerà con lo sciopero generale delle Lavoratrici e dei Lavoratori del Gruppo RAI il giorno 26 maggio 2023.

Nonostante gli sforzi profusi dalla Delegazione Aziendale, viene evidenziata la carenza di progettualità che ha caratterizzato l’azione del management. Nessuna delle spiegazioni fornite è stata in grado di dare risposta compiuta alle gravi questioni poste dalle organizzazioni sindacali.

Al contrario, si è rafforzata la convinzione che, dopo quasi due anni dalla nomina degli attuali vertici, poco si sia fatto concretamente per dare risposta ai problemi e alle criticità che rischiano di strangolare la RAI.