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Il patto d’acciaio, dal cuore avvelenato

Ex Ilva di Taranto, a metà tra ArcelorMittal e lo Stato (Invitalia), con tante incognite

Il Covid non ha fermato una partita a scacchi fondamentale, per la salute e per il lavoro. Le ultime mosse si giocano in queste ore. È un accordo molto importante, quello per I’Ilva di Taranto, per migliaia di persone, ma è anche la battaglia dell’intero Paese che deve guardarsi allo specchio e deve dimostrare di aver imparato da errori mortali, trovando soluzioni per cui la dignità del lavoro non può essere sfregiata dalla mancanza di garanzia di salute, nel luogo in cui si lavora e si vive. Proprio per questo, se all’accordo inerente la proprietà e la governance, non si affianca il tema della bonifica del sito gravemente inquinato e dell’ammodernamento dell’impianto, finirà con uno scacco matto per tutti. D’altra parte, è lo stesso Stato che fortunatamente si è occupato in questi ultimi anni di indagare la relazione tra gli alti tassi di mortalità e di incidenza oncologica, anche nella fascia pediatrico-adolescenziale-giovanile della popolazione tarantina, individuando appunto, per alcune tipologie di tumore o malattie croniche, “a priori un’evidenza Sufficiente è Limitata/di associazione con le fonti di esposizioni ambientali nel sito”.

http://www.epiprev.it/materiali/2019/EP2-3_Suppl1/SENTIERI  Pagg. 133-136

OLTRE UN MILIARDO PUBBLICO, LA DOTE DI INVITALIA, TUTTO TACE SULLA BONIFICA DEL SITO

Ma vediamo in cosa consiste il contenuto dell’accordo che dovrebbe essere sottoscritto. In questi giorni è, infatti, attesa la firma che sancirà il ritorno all’acciaio di Stato, a Taranto. Inizialmente in un fifty-fifty poi in maggioranza: Invitalia, società pubblica, dovrebbe diventare nell’immediato azionista al 50% dell’acciaieria, al pari di ArcelorMittal, attuale affittuario dell’Ilva. Tutto ciò grazie a una prima iniezione di denaro fresco, si ipotizzano 400 milioni. Poi, a metà 2022, ci potrebbe essere il secondo aumento di capitale di circa 680 milioni che porterebbe Invitalia (parte pubblica) a detenere la maggioranza con il 60%. 

A condurre la partita che scongiurerebbe il ritiro di ArcelorMittal da tutti gli impegni aziendali assunti, semplicemente corrispondendo 500 milioni di penale, è Domenico Arcuri, noto come Commissario Straordinario Emergenza Covid-19, ma impegnato in questa trattativa come Amministratore delegato di Invitalia. L’Agenzia nazionale per lo sviluppo, di proprietà del Ministero dell’Economia, vede Arcuri al vertice a partire dal 2007. I consiglieri sono tre: Sergio Maccagnani (già sindaco del Comune di Pieve di Cento, dirigente Federazione PD di Bologna), Paola Ciannavei (sorella dell’avvocato, legale dell’associazione Movimento Cinquestelle) e Stefania Covello (politica con militanza in Forza Italia, Pd, Italia Viva e, a suo tempo, anche con un ruolo nel volontariato come Presidente Airc Calabria Giovani). Il Presidente del Collegio sindacale è Gianluigi Serafini (membro a vita del cda Fondazione Duemila, oltre a ricoprire ruoli in cda di diversi gruppi bancari). 

Inizialmente la società nascitura potrebbe avere sei consiglieri di amministrazione: 3 scelti da Invitalia e 3 da ArcelorMittal; il presidente sarebbe scelto dalla società pubblica e l’ad dalla multinazionale. Il piano industriale abbozzato, con un’estensione temporale di cinque anni 2022-27, dovrebbe riportare la produzione a 8 milioni di tonnellate annue, ora si è a poco più di 3 milioni. Per il 2020 va anche ricordato che degli 8.200 addetti di Taranto, 3.300 sono in cassa integrazione. 

Sul tema bonifica non trapela nulla. Un silenzio che fa sperare che sarà portata avanti, secondo gli accordi pregressi, da ArcelorMittal. Ma la speranza di per sé non ha mai migliorato, da sola, terreni tanto inquinati che, entro 20 chilometri di raggio, è a tutt’oggi vietato il pascolo.

Si tratta in effetti di operazioni molto complesse e costose. Dalla copertura dei 70 ettari dei parchi minerali, dove sono accumulati i materiali, agli interventi fondamentali a beneficio delle falde acquifere e del suolo. Ad oggi si sa solo che ArcelorMittal ha affidato l’incarico a Eni Rewind per le caratterizzazioni dei suoli, attraverso modelli concettuali in 3D e idrogeologici di flusso. In pratica, per raccogliere informazioni e dati. Stessa cosa per la modernizzazione degli impianti: qui, siamo agli annunci della volontà governativa di avere la decarbonizzazione per un’acciaieria green, tanto che potrebbe rientrare tra le priorità per impiegare il Recovery Fund. Si dice. A quelle prime 5 pagine di accordo sulla governance della società pubblico-privata che nascerà, sarebbe perciò interessante vedere un breve addendum sulla parte di ammodernamento e di bonifica su cui, qualcuno ironizza, sostenendo che Arcuri è un esperto. Ha già avuto come amministratore Invitalia l’incarico di gestire la bonifica e la reindustrializzazione del sito di Termini Imerese: assegnato l’incarico a una società nel 2016, due anni e mezzo dopo si è poi dovuto procedere alla revoca di tutte le agevolazione concesse dall’Agenzia.