Il boss Lauricella preparava la fuga, 4 arresti a Palermo

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Il boss Lauricella preparava la fuga, 4 arresti a Palermo

Figlio del boss Antonio Lauricella, esponente di spicco della famiglia di Villabate con il suo dominio sul quartiere la Kalsa di Palermo. Il padre è soprannominato “Scintillone”, per via della sua estrosa eleganza anche quando riscuoteva il pizzo da salumieri, costruttori, pasticcieri e negozianti.

Attendeva la sentenza della Corte di Cassazione che con molta probabilità avrebbe reso definitiva la sua condanna. Così, Salvatore Lauricella figlio del boss palermitano Antonio Lauricella ha pensato di darsi alla fuga e far perdere le proprie tracce. Tentativo che è stato sventato prontamente dal reparto investigativo dei carabinieri. 

Progettava la fuga, 4 arresti nel Palermitano

Sono quattro in totale le persone fermate che adesso dovranno rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione: Giovanni La Rosa, di 54 anni nato a Palermo, Francesco Terranova nato a Villabate, 49 anni e Vito Traina di Palermo, 35 anni. In manette anche il figlio dello storico boss della Kalsa Antonio Lauricella detto “U Scintilluni”, il quale, stando a quanto affermano gli inquirenti avrebbe avuto modo di organizzare la sua fuga pochi giorni prima della sentenza di Cassazione. 

Negli ultimi anni, la famiglia mafiosa di Villabate ha ricevuto un duro colpo anche grazie alle rivelazioni del collaboratore di giustizia Francesco Colletti. Dopo l’arresto del capomafia Antonio Lauricella, infatti, la famiglia stava seguendo un nuovo assetto organizzativo potendo contare anche sugli uomini d’onore tornati in libertà dopo aver espiato le proprie pene detentive.

Cosa Nostra sta organizzando le proprie fila

Il blitz è stato condotto dai carabinieri del comando operativo di Palermo su richiesta della Procura della Repubblica con a capo Maurizio De Lucia. Le indagini sono scaturite a seguito di alcuni accertamenti sulle estorsioni ai danni di imprenditori locali. Richieste di pizzo che avrebbero sostenuto economicamente i familiari dei mafiosi in carcere. Secondo quanto affermato dai militari, il clan stava cercando di riconquistare la fiducia della popolazione palermitana attraverso una “pax” con gli imprenditori e i commercianti con difficoltà economiche, oltre al controllo della micro criminalità e dello spaccio di droga nel territorio di Villabate. L’operazione che ha portato all’arresto di Lauricella e degli altri tre complici è strettamente collegata ad altre inchieste volte a delineare il quadro organizzativo di Cosa Nostra che, sempre come affermato dagli investigatori “Stava organizzando le proprie fila per proporsi sul territorio con maggiore credibilità e autorevolezza”.

Le intercettazioni

Lo stesso Lauricella, avrebbe anche messo da parte una grossa somma di denaro contante che sarebbe servito a finanziare la sua fuga. A confermarlo anche un’intercettazione tra due uomini d’onore in carcere, i quali avrebbero detto: “Il 25 aprile gli vengono le crisi… questo latitante ora si butta”- e ancora “A Palermo puoi fare quello che vuoi, io ti voglio bene ma puoi andare a c…. a largo”, avrebbe detto un altro mafioso soffermandosi su una sua conversazione con Lauricella, avvertito di rispettare gli equilibri.

“Un po’ di sangue glie lo devo fare buttare però”, avrebbe detto invece, Francesco Terranova arrestato nel blitz, il quale avrebbe lasciato intendere una vendetta nei confronti del pentito Stefano Lo Verso.

Chi è la famiglia mafiosa di Villabate

Salvatore Lauricella è figlio del boss Antonio Lauricella, esponente di spicco della famiglia di Villabate con il suo dominio sul quartiere la Kalsa di Palermo. Il padre è soprannominato “Scintillone”, per via della sua estrosa eleganza anche quando riscuoteva il pizzo da salumieri, costruttori, pasticcieri e negozianti. Arrestato a Ballarò era latitante dal 2005 ed è stato definito dagli inquirenti un boss in ascesa. Tra le attività controllate dalla famiglia Lauricella, traffico di droga, omicidi ed estorsioni che, dopo l’arresto del capomafia sono controllate dal figlio Salvatore. Lo stesso Salvatore era già finito nel mirino delle forze dell’ordine nel lontano maggio 1998 nell’ambito di un’operazione antidroga. Attualmente condannato per crimini di mafia, attendeva la sentenza di Cassazione che sarebbe dovuta arrivare fra pochi giorni.

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