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Israeliani e Palestinesi, la nuova tappa del conflitto infinito e la possibile quarta Intifada

di Paolo Trapani 

Il riesplodere nelle ultime ore dello scontro armato in Medio Oriente, con il lancio di razzi dalla striscia di Gaza verso Israele e i bombardamenti di risposta dello Stato ebraico, è l’ennesima sanguinosa tappa di uno dei conflitti più lunghi della storia dell’umanità. 

Iniziato nel 1948, come guerra tra arabi ed ebrei, poi è evoluto in conflitto tra israeliani e palestinesi. Riemerge periodicamente, pur registrando pause di apparente pacificazione: è come la classica brace mai spenta, con il fuoco permanente sotto la cenere. La violenza dei nuovi combattimenti  potrebbe scatenare la quarta intifada, la “rivolta” palestinese, dopo quelle avvenute nel 1987 (che portò agli accordi di Oslo), nel 2000 e nel 2015, la cosiddetta Intifada dei coltelli. 

Al centro dello scontro, ancora una volta, ci sono i luoghi della Terra Santa, che sono contesi tra due fazioni in campo, ma soprattutto sono oggetto del contendere di due popoli e due confessioni religiose (l’ebraismo e l’islamismo) antitetiche.

Immobilismo politico interno sia in Israele sia tra i palestinesi 

Da tempo, sia gli israeliani che i palestinesi, vivono una situazione di stallo politico. Come abbiamo raccontato nelle scorse settimane, in Israele si è votato per 4 volte negli ultimi 2 anni , ma senza mai arrivare ad una maggioranza stabile (https://www.laredazione.net/israele-alle-urne-e-la-quarta-volta-in-due-anni/ ). Tuttora il rischio di nuove elezioni è altissimo. 

I palestinesi, invece, hanno annullato le proprie consultazioni (che non si svolgono ormai dal 2006) e non rinnovano il Parlamento né scelgono il nuovo Presidente dell’Anp  ( https://www.laredazione.net/elezioni-mon-amour-ancora-uno-stop-al-voto-palestinese/ ).

Perché è riesploso il conflitto

Hamas (in arabo “ardore”) è il movimento politico che da 15 anni circa “governa” Gaza, ma è in aperto contrasto con l’Autorità palestinese, che domina invece la zona della Cisgiordania. 

Hamas rivendica i luoghi santi di Gerusalemme, come ad esempio la Spianata delle moschee, ritenuta dai musulmani il terzo sito più sacro dell’Islam. Analogamente e all’opposto, anche gli israeliani venerano lo stesso sito perché per loro è il Monte del Tempio (il Nobile santuario per la religione ebraica). 

Hamas, da due giorni, ha intrapreso una massiccia campagna di lancio di razzi verso le città israeliane: vuole incitare tutti i palestinesi alla rivolta.  Non a caso, alcune delle guide carismatiche del movimento, hanno già annunciato l’inizio della nuova Intifada. La scintilla che, poco prima dell’offensiva militare di Hamas, aveva gettato benzina sul fuoco dello scontro, era scoccata per l’annunciato programma israeliano di sgombero coatto di alcuni quartieri di Gerusalemme (ad esempio: Sheikh Jarrad): qui c’è un’alta concentrazione di cittadini arabi e/o palestinesi. 

Missili sulle città ebraiche (Hamas come Hezbollah) e l’Iron Dome per difendere Israele

Con la sua campagna missilistica intrapresa da Gaza, Hamas sta lanciando di fatto un’Opa politica sulla Cisgiordania: spera che i palestinesi di questa vasta area abbandonino Abu Mazen ed Al Fatah, gli eredi ideologici di Yasser Arafat, e spostino sul Movimento estremista islamico il proprio consenso.

Secondo gli analisti militari, nella Striscia di Gaza, Hamas potrebbe avere a disposizione un arsenale di migliaia e migliaia di razzi. La campagna missilistica dunque potrebbe proseguire a lungo. Si calcola che finora almeno 500 razzi siano partiti verso le città ebraiche. Queste modalità di lotta militare contro Israele non sono nuove: vantano precedenti storici rilevanti e recenti.

Nell’ambito di un altro conflitto, quello israelo-libanese (durato 35 anni), la milizia sciita filo-iraniana di Hezbollah (in arabo “Partito di Dio”) ha ciclicamente utilizzato razzi a lunga gittata, i micidiali “Katiuscia”, per colpire le città dello Stato ebraico e costringere lo stesso ad arretrare i propri confini territoriali. 

Proprio sulla scorta di questo genere di attacchi, Israele da circa dieci anni ha attivato un sistema di difesa ultramoderno, chiamato “Iron Dome”, che con l’utilizzo di radar e sensori ha la capacità di individuare e intercettare i razzi prima che cadano sui propri centri urbani. 

Scenari futuri

Sono molti gli analisti politici e militari che, adesso, prevedono che lo scontro militare possa durare a lungo. E possa aprire scenari nuovi e assolutamente imprevedibili. 

Su entrambe le fazioni in lotta un peso decisivo lo esercita proprio lo stallo politico interno. Le rispettive elezioni sullo sfondo, sia per gli israeliani sia per i palestinesi, ritrovano nella lotta armata di queste ultime ore un ulteriore, incontrollabile, fattore di drammatica imprevedibilità. E molti dei protagonisti politici delle rispettive fazioni utilizzeranno la nuova guerra come elemento di propaganda e strumento di raccolta del consenso.