«Il dito che indica il cielo». Semafor e la questione della firma

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«Il dito che indica il cielo». Semafor e la questione della firma

semafor

«Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito». Falso: per chi legge i giornali, il dito conta più della luna.

Con buona pace della saggezza popolare, è nel giornalismo che il proverbio si ribalta: i lettori guardano la mano che indica la luna, prima della luna – cioè l’autore, prima del contenuto.

È una piccola verità controintuitiva, ma per capire cos’hanno fatto Justin Smith e Ben Smith bisogna proprio partire da qui, dalle mani. Rispettivamente ex CEO di Bloomberg Media ed ex colonnista del New York Times, in comune non hanno parenti ma un obiettivo stravagante: rivoluzionare il giornalismo. E lo faranno (se lo faranno) con Semafor, una global media company che hanno appositamente fondato. Tanto romanticismo, per ora: sul loro sito c’è solo la suspense di un “coming soon”. Ma a dire il vero, già solo l’idea ha convinto gli investitori a donare 25milioni di dollari all’iniziativa. Insomma, qualcuno ci crede.

Per capire come avverrà questa rivoluzione, bisogna parlare di mani. Ma per capire perché dovrebbe succedere, c’è da sfogliare qualche grafico.

Ben e Justin Smith, assieme ai co-founders Gina Chua e Rachel Oppenheim.

Perché il dito?

Dal 2001 al 2019, su scala globale il numero delle testate giornalistiche acquisite da privati è aumentato dal 5% al 23%. Praticamente un quarto dei giornali di tutto il mondo appartiene ad aziende, gruppi editoriali, investitori o fondi privati.

Aumento dei giornali acquisiti da privati (The Economist)

Questo fenomeno si spiega con un altro dato: il 75% delle testate non autonome (acquisite da privati) ha un rischio minore di chiudere. In altri termini, i giornali tendono ad appoggiarsi ai privati perché sono sempre meno autosufficienti.

Si è detto anche troppo sulle cause di questa crisi del giornalismo, ma ce n’è una in particolare che ci spiega cosa voglia fare Semafor: l’informazione non è più un monopolio esclusivo dei giornali o dei media tradizionali, ma costituisce ormai un mercato aperto. E come in ogni mercato, ci sono vari competitors – alcuni più forti, altri meno.

Ai primi si ispirano gli Smiths. Ma chi sono i leader? Facile: i social.

A New(s) format?

Anche se le generazioni più giovani preferiscono informarsi tramite i social (39%) anziché consultare direttamente i siti di news (34%), il 58% è abituato a leggere le notizie che non vederle in video (15%) o in altri formati. Lo dice il Digital News Report 2022 di Reuters: meglio sui social, ma vincono ancora i testi.

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Reuters Institute, Digital News Report 2022 (p. 48)

E allora cosa cambia rispetto all’articolo del sito web? Perché i più giovani preferiscono leggere un articolo sui social che dal sito della testata nazionale?
Sicuramente le notizie sui social sono più customizzate, variegate e intrattenenti rispetto ai media classici (istituzionali e distaccati), ma non è questo il motivo principale. Soprattutto per i più giovani, a fare la vera differenza è il legame con la firma, la fiducia per l’autore dell’articolo che porta alla fidelizzazione – un legame che solo nei social può consolidarsi, grazie a un’interazione più diretta rispetto ai media classici.
Né il cielo né la luna, ma la mano.

La differenza che fa una mano

Gli Smith hanno proposto varie idee per compiere la loro sperata rivoluzione: rivedere il formato dell’articolo e strutturarlo con sezioni più brevi e concise per ovviare al problema della leggibilità, isolando i fatti chiave della notizia, l’analisi dell’evento e le opinioni del giornalista. C’è anche una precisa scelta dei colori, per cui testi e titoli saranno scritti con particolari accostamenti cromatici.

Ma l’elemento più in linea con la tendenza attuale, quello su cui realmente si vuole fare la differenza, sarà la firma prima del titolo. È così che Semafor metterà in risalto l’autore, prima ancora della notizia, stimolando il legame emotivo con i lettori.

«Il pubblico si sente realmente legato alla persona che scrive la notizia, racconta la storia o presenta il video» ha spiegato Ben Smith. Una questione di emozione: Semafor farà leva proprio su questo protagonismo dell’autore, un forte elemento di fidelizzazione per avvicinare i lettori.

Più che una newsroom, la global media company sarà una piazza per firme illustri e affezionate. Così, Semafor romperà le dighe e violerà il primo dogma del giornalismo: l’obiettività dell’informazione. È una proporzione che viene sbilanciata: più spazio all’autore è anche più spazio alla sua opinione.

Spostandosi dal fondo alla cima dell’articolo, la firma libera l’opinione dalla neutralità della notizia. Si assottiglia la differenza fra autore e opinion leader, sbilanciando l’informazione verso l’opinionismo. Sarà anche un’audace iniziativa di Semafor, ma riflette una esigenza dei lettori di oggi: non solo fatti, ma anche opinioni che ci orientino.

«Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito». Guardi quello che vuole lo stolto, l’importante è che ci sia sempre qualcuno a indicare il cielo: se le dita resteranno puntate, prima o poi anche lui alzerà la testa.