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Il mondo Senzatetto


Il nostro viaggio tra i senzatetto, introdotto da Mita Valerio, comincia con il delicato lavoro svolto da Silvia Cegalin, oltre cinque anni fa e fino al 2021, a Padova (pubblicato su Yanez). Prosegue con Dania Ceragioli, corrispondente da New York, con il reportage svolto quest’estate. E continuerà nei prossimi mesi, sia in Italia che negli Stati Uniti.


I senzatetto in Italia

di Mita Valerio

Recentemente, l’ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica, ha reso noti i dati relativi alle persone senzatetto o senza fissa dimora presenti nel nostro Paese.

I dati sono davvero allarmanti, si parla, infatti, di quasi 100mila persone. Per la prima volta sono stati diffusi dati anche a livello comunale. Lo studio precedente risaliva al 2014 e la stima in esso contenuta era di circa 50mila persone, quindi la metà.

La recente pubblicazione viene, quindi, considerata un mezzo molto importante per poter approfondire la situazione presente nei singoli Comuni e utile per poter dar vita a politiche sociali che contrastino il fenomeno non solo nelle grandi città.

Senzatetto e senza fissa dimora 

Occorre, però, fare una distinzione tra i senzatetto e i senza fissa dimora: i primi sono privi di un proprio domicilio, iscritti a volte all’anagrafe con un indirizzo fittizio, spesso corrispondente a quello di un’associazione; i secondi sono coloro che hanno il domicilio nel Comune dove abitualmente vivono, ma non hanno un luogo dove dimorano sufficientemente per potervi stabilire la residenza.

L’origine dei senzatetto 

Fatta questa specifica, dobbiamo dire però che i dati raccolti dall’Istat sono complessivi. Sul totale, 65.407 maschi e 30.790 femmine, di cui il 38% di origine straniera. Oltre la metà degli stranieri senzatetto proviene da Paesi africani, il 22% è di cittadinanza europea, mentre il 17% è di origine asiatica.

I minori rientrano tutti nella categoria delle persone senza fissa dimora, cioè vivono in luoghi dove i genitori o chi si prende cura di loro non possono chiedere la residenza: sono i Comuni che devono farsi carico dei minori che vivono e dormono in strada, dando loro una collocazione in strutture gestite dai servizi sociali.

La città di Foggia e i senzatetto 

Le persone senzatetto e senza fissa dimora sono state censite in 2.198 Comuni italiani, ma bisogna considerare che la metà di esse si concentra in sole sei grandi città: a Roma vivono 22mila senzatetto, pari al 23% del totale in Italia, a Milano 8.541, a Napoli 6.601, a Torino 4.444, a Foggia 3.521. Alcune caratteristiche interessanti emergono dall’analisi territoriale: nel Comune di Napoli, per esempio, la quota di donne è più elevata rispetto ad altre città e la presenza di persone straniere è, invece, più limitata, poco meno del 10% del totale contro il 60% di Roma, Milano e Firenze.

Facendo adesso riferimento al Report Statistico nazionale sulle povertà in Italia, 27.877 persone senza dimora sono state incontrate – nel 2022 – nei 2.855 Centri di ascolto in cui è avvenuta la rilevazione. Le persone senza dimora sono il 16,9% del totale delle persone “ascoltate”, per lo più di genere maschile (70,6%), stranieri (68,5%) e celibi (45,3%). 

La metà è completamente privo di abitazione

Inoltre, il 47,8% sostiene di essere completamente privo di un’abitazione, il 21,8% si affida a soluzioni di fortuna e il 20% è ospite in centri di accoglienza.

Secondo fio.PSD, la federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora, la rilevazione presenta alcuni limiti. L’indagine rischia infatti di sottostimare il numero di coloro che in generale si trovano a vivere in condizioni di marginalità.

Altro problema è quello che la statistica fa apparire come omogeneo un fenomeno che in realtà raggruppa tante realtà e storie diverse tra loro, caratterizzate da specifici bisogni individuali.

Li vediamo quotidianamente nelle nostre città, sulle panchine nei parchi, a vagabondare per le strade.

Sono per lo più giovani

Si tratta per la maggior parte di uomini con un’età media di 41,6 anni che arriva a 45,5 per i soli italiani. Tra loro ci sono anche persone più giovani che vivono in condizioni di grave indigenza e soprattutto di solitudine. In altre parole, è proprio quest’ultima la forma più estrema di esclusione sociale.

Ed ecco il reportage di Silvia Cegalin, realizzato a Padova nell’arco di alcuni mesi, e concluso nel 2021.

Nella terra degli invisibili

Da Padova andiamo a New York, dove quest’estate la giornalista Dania Ceragioli ha realizzato il servizio giornalistico che pubblichiamo.

@foto di Dania Ceragioli


I senzatetto a New York

di Dania Ceragioli

La nostra giornalista ha incontrato gli homeless della “Città in piedi”

“I’m humgry” è uno dei tanti cartelli che nascondono i volti degli invisibili di Manhattan. Sono i senza fissa dimora che popolano la città, a tutte le ore del giorno e della notte, anche in aree dove qualche anno fa era impensabile incontrarli.

La storia di Mark è come quella di molti altri, che hanno perso tutto. “Avevo una vita decorosa, una famiglia un lavoro, provengo da Philadelphia, dove ancora si può vivere senza grandi pressioni – racconta – poi improvvisamente è cambiato tutto, una crisi coniugale ha riversato su ogni ambito della mia esistenza una serie di problemi di natura mentale. Ho perso il lavoro, l’assistenza sanitaria, la casa, ero un assicuratore”.

“Credevo che New York la città dalle infinite opportunità fosse la risposta alle mie problematiche, ma in breve tempo sono stato fagocitato, mi sono ritrovato per strada senza neppure la dignità, trascinato sempre più verso il basso, in una parabola discendente, dalla quale non vedo vie d’uscita, sono oltre due anni che vivo mendicando”.

Appare molto provato, magro, capelli lunghi, barba incolta, lo si può incontrare quasi sempre sulla Quinta Avenue, all’incrocio con la Quattordicesima Street “preferisco rimanere in questa zona perché più sicura, anche se meno ospitale. I residenti non ci vogliono qua e la polizia chiamata per allontanarci è sempre più aggressiva”.

“In estate è possibile restare all’aperto ma – continua l’uomo – durante i mesi invernali si rischia l’ipotermia. Cerco di gravitare vicino a Washington Square, dove alcune organizzazioni forniscono pasti caldi e capi di vestiario”.

Oltre centomila senza fissa dimora

Il numero dei senzatetto a New York ha raggiunto proporzioni inimmaginabili, registrando il livello più alto dalla Grande Depressione del 1930.

A giugno gli homeless presenti in città erano 84.526, fra cui 27.530 bambini. Nel 2022 quelli che avevano trovato riparo attraverso il sistema di accoglienza del Dipartimento dei servizi per senza fissa dimora (DHS) di New York, erano stati circa 102.656.

Non necessariamente nella Grande Mela essere un senzatetto equivale a nullafacente, infatti, diversi fra quelli che vivono in questo modo, hanno lavori occasionali che però non consentono loro di pagare un affitto, solitamente molto elevato. La Costituzione dello Stato prevede infatti l’obbligo per legge, di offrire un riparo a chi ne è sprovvisto.

Secondo i dati pubblicati dal Bureau Labour Statistics, il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti a Dicembre 2022 era del 3,7%, mentre quello rilevato a New York del 4,3%. State of Homeless Report rivela inoltre, che il loro numero nella metropoli, è aumentato in un anno quasi del 40%, portandola a superare città come Los Angeles, che fino a qualche anno fa deteneva questo triste primato.

Il programma Home-Stat 

Il programma Home-Stat messo in campo da City Hall, che prevedeva il trasferimento in centri di accoglienza o in casa di familiari con spese a carico dell’amministrazione, non ha mai funzionato. Coloro che decidono di usufruire dell’accoglienza proposta, provengono solitamente dai quartieri più poveri della città, il loro numero ormai è superiore del 66% rispetto a 10 anni fa, tanto da indurre le autorità a trovare nuovi centri di accoglienza, ricavandoli da vecchi edifici e hotel. La causa principale della vita in strada per le famiglie, è soprattutto la mancanza di alloggi a prezzi accessibili, mentre quelle più immediate devono essere ricondotte agli sfratti, all’aumento delle locazioni, alla perdita del lavoro e non ultima alla violenza domestica.

La più eretta delle città 

I senzatetto spesso hanno anche disturbi legati alle malattie mentali, sono affetti da dipendenze e altri gravi problemi di salute, circa il 56% sono persone di colore, il 32% sono ispanici/latini, il 7% bianchi, meno dell’1% asiatici americani, il restante 4% di altre etnie. Nel 2022 la durata media della permanenza nel sistema di accoglienza DHS è stata di 509 giorni per gli adulti, 534 per le famiglie con bambini e 855 per famiglie senza minori. Anne Williams-Isom responsabile dell’assistenza sociale, per i servizi e la sanità pubblica, di fronte alla nuova emergenza ha commentato “Siamo vicini al punto di rottura, possiamo salvarne molti, ma al tempo stesso rischiamo di perderne altrettanti. Sono soprattutto i bambini a crearci le preoccupazioni maggiori”.

Louis-Ferdinand Cèline nel suo romanzo – Viaggio al termine della notte – aveva scritto “New York è una città in piedi. Ne avevamo già viste noi di città, sicuro, e anche belle, di porti e di quelli anche famosi. Ma da noi, si sa, sono sdraiate le città, in riva al mare o sui fiumi, si allungano sul paesaggio, attendono il viaggiatore, mentre quella, l’americana, lei non sveniva, no lei si teneva bella rigida, là, per niente stravaccata, rigida da far paura”.

Anche la più eretta delle città di fronte a queste insidiose sfide può rischiare di cadere.

California, i senzatetto

Riproponiamo anche l’ultimo articolo di Ceragioli sui senzatetto in California, pubblicato su La Voce di New York