
Silvia Salis, il “caso” della leadership a sinistra
18 Ottobre 2026
L’arcipelago delle Marchesi, incastonato nell’Oceano Pacifico centrale a circa 1.400 chilometri da Tahiti e circa 4.800 chilometri dalle coste continentali più vicine, costituisce uno dei luoghi abitati più isolati della Terra. In questo territorio della Polinesia francese, dove la geografia impone confini severi, la quotidianità si misura costantemente con le distanze. I rifornimenti via mare dipendono dai passaggi periodici delle navi merci, mentre le infrastrutture sanitarie e scolastiche più avanzate richiedono spostamenti complessi verso Tahiti.
Eppure, per i circa 9.500 abitanti distribuiti sulle dodici isole. di cui soltanto sei permanentemente abitate, la lontananza dal resto del pianeta non rappresenta soltanto una limitazione logistica, ma definisce la cifra identitaria di una comunità resiliente.



Il respiro dell’oceano e il valore delle radici
In queste terre il tempo segue scansioni differenti da quelle occidentali. Ogni attività, dalla pesca artigianale al turismo sostenibile fino ai momenti di svago, gravita attorno al rapporto simbiotico con la natura e con il mare. L’oceano funge da risorsa economica essenziale e, al tempo stesso, da elemento spirituale di coesione. L’ambiente naturale viene custodito con un rispetto ancestrale, integrato da una forte impronta culturale e religiosa: la presenza della Chiesa cattolica, giunta sulle isole nell’Ottocento, si intreccia oggi con le antiche credenze e crea un tessuto sociale compatto e accogliente, che si regge su una solida struttura matriarcale, nella quale le donne rivestono ruoli di centrale rilevanza decisionale.






La storia di Roy e la scelta di restare
Chi lascia l’arcipelago porta con sé un legame viscerale che spesso spinge a fare ritorno, e a trasformare l’esperienza all’estero in un valore aggiunto per la propria comunità. “Me ne sono andato per qualche anno perché volevo vivere nuove esperienze: prima in Spagna, poi in Francia. Sono rimasto via sei anni. Non mi trovavo male, ma mi mancavano la famiglia, gli amici e la mia casa. Sono tornato per una vacanza e non sono più ripartito. Ora lavoro con i turisti: mi piace molto, mi permette di trasmettere loro le mie conoscenze e le mie tradizioni” racconta Roy, guida locale che ha scelto di reinvestire la propria vita nell’accoglienza dei visitatori. La sua testimonianza riflette una tendenza diffusa tra chi riconosce nell’isolamento non una condanna, ma un patrimonio da tutelare e trasmettere.

Oltre la distanza fisica
Mantenere vivo un territorio così lontano dai grandi hub internazionali richiede un continuo bilanciamento tra modernizzazione e conservazione. Il turismo d’oltremare, seppure rappresenti un motore economico fondamentale, viene gestito con misura per evitare uno stravolgimento dell’ecosistema e dei valori locali. Vivere alle Marchesi significa accettare la rinuncia alle comodità della metropoli per abbracciare un’esistenza scandita dall’essenziale, dove il valore della presenza e della condivisione supera di gran lunga i costi della distanza. Alla fine, la vera forza di queste terre non risiede solo nella loro spettacolare geografia, ma negli sguardi di chi, dopo aver visto il mondo, sceglie di ritrovare se stesso esattamente da dove è partito.







