
La Lega sostituisce “Salvini Premier” con “Italia Federale”
26 Ottobre 2026
“Siamo in 20mila”, gridano gli organizzatori al microfono. Alla testa del corteo in tanti reggono lo striscione “No CPR, no lager di Stato, né a Milano, né altrove, né in Libia, né in Albania”. Sulle note dei 99 Posse e di Enzo Avitabile, si vedono volti che chiedono il rispetto della propria dignità di esseri umani e che venga loro riconosciuto il diritto di esistere attraverso il lavoro, una casa, i documenti. A Castel Volturno, in provincia di Caserta, sabato scorso la manifestazione contro il Centro di permanenza per i rimpatri che il Governo vuole costruire, con un investimento previsto di oltre 43 milioni di euro, ha richiamato persone anche da fuori regione, in particolare da Milano e Roma.
Ma a partecipare sono stati innanzitutto i migranti che in quel territorio vivono, tra strade dissestate, palazzi abbandonati e la pressoché totale assenza di servizi essenziali, dalle fognature alle scuole. Persone invisibili che lavorano in nero perché non hanno documenti, ma per ottenere i documenti hanno bisogno di un lavoro. Il cane si morde la coda e quello che resta è l’ombra in cui sono relegati. Nel frattempo, la risposta dello Stato passa attraverso la costruzione di nuovi centri di trattenimento, agevolata dal regime speciale introdotto dal decreto Cutro per le opere di interesse strategico legate alla sicurezza nazionale.

Il corteo e la partecipazione politica
Il punto di raccolta, fissato per le 13, è al Centro Fernandes, sulla Domitiana. Si incontrano soprattutto braccianti agricoli, ma anche operai dell’edilizia, che denunciano condizioni di lavoro disumane, orari irregolari e paghe da fame. Sul fronte politico sono presenti esponenti del Movimento 5 Stelle, del Partito Democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra, rappresentanti sindacali di CGIL e CISL, centri sociali, collettivi universitari, l’ex Canapificio di Caserta, Potere al Popolo e altre formazioni di sinistra.
Sul posto anche un presidio della Polizia, che accompagna la manifestazione e chiude al traffico il tratto della strada interessato dal passaggio del corteo.
Presenti anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e l’assessore regionale Andrea Morniroli. “Ricorreremo in ogni sede contro il CPR”, dichiara il primo alla stampa. Ma la strada, dal punto di vista amministrativo, è assai tortuosa.
La partecipazione dei vertici di Palazzo Santa Lucia ha suscitato le critiche di Gennaro Sangiuliano, ex ministro e capo dell’opposizione in Consiglio regionale: “Reputiamo estremamente grave che il presidente della Regione Campania abbia preso parte alla manifestazione di Castelvolturno dove sono stati scanditi slogan contro le forze dell’ordine. Un cartello portava scritto ‘Il CPR deve essere bruciato’. Fico si ricordi il valore democratico delle istituzioni e prenda immediatamente le distanze dai manifestanti con una nota ufficiale altrimenti finirà per screditare l’istituzione che rappresenta”.
Il progetto: oltre 31 milioni per la realizzazione
La protesta arriva a pochi giorni dall’aggiudicazione dell’appalto per la realizzazione del Centro di permanenza per i rimpatri. Il 20 ottobre Invitalia, per conto del Ministero dell’Interno, ha affidato la progettazione esecutiva e i lavori per la struttura prevista all’interno del Parco umido La Piana, nel territorio di Castel Volturno, un comprensorio di circa 63 ettari. Alla gara, dal valore complessivo di 43,3 milioni di euro, hanno partecipato 19 concorrenti. L’appalto è stato aggiudicato al consorzio stabile Conpat per oltre 31 milioni di euro, con un ribasso del 25% sui lavori. Il centro, destinato a ospitare fino a 120 persone, dovrebbe essere realizzato nell’arco di 540 giorni, secondo le tempistiche previste.
Il progetto rientra nel piano del Viminale per sei nuovi CPR sul territorio nazionale: oltre alla Campania, sono previste strutture in Toscana, Emilia-Romagna e Calabria, e due in Trentino-Alto Adige.
La Chiesa in corteo, le parole del cardinale Battaglia
Significativa anche la partecipazione della Chiesa, con i missionari comboniani, tra cui padre Alex Zanotelli, parroci e sette vescovi, compreso l’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, che tutti chiamano don Mimmo. Il cardinale si unisce alla testa del corteo, percorre diverse centinaia di metri e poi prende il microfono, pronunciando parole nette: “Il problema non sono gli immigrati, ma la nostra scarsa lungimiranza, la difficoltà di guardare oltre l’emergenza. È più facile indicare uno straniero da combattere che affrontare le disuguaglianze. È più facile costruire un recinto che una scuola”. Sul CPR, il prelato prosegue: “Il trattenimento comporta la privazione della libertà legata alle procedure di rimpatrio, non è l’esecuzione di una condanna penale. È una distinzione importante che riguarda la libertà della persona e il modo in cui uno Stato decide di esercitare il proprio potere. Per questo dobbiamo domandarci: quale idea di convivenza stiamo costruendo? Affidiamo a una porta chiusa la risposta a una questione umana così complessa?”.









