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27 Settembre 2026
E’ stato per trent’anni il regista di Berlusconi. Roberto Gasparotti ha seguito e ripreso la vita del presidente, da vicino, sebbene “le inquadrature in primo piano al dottore non siano mai piaciute”, documentando comizi, incontri, momenti pubblici e anche numerosi retroscena.
E’ diventato così anche il custode di tanto materiale audio e video che il Presidente gli ha affidato. Così nasce il libro “Il regista di Berlusconi. I segreti dei miei trent’anni con Silvio”, scritto con la giornalista Paola Zanca. Padrino della pubblicazione, in un’apparente beffa del destino, è Marco Travaglio. L’editore è Paper First, la casa editrice de Il Fatto Quotidiano.
Come si diventa il regista di un “maestro” della comunicazione come Silvio Berlusconi?
Io ero uno dei suoi dipendenti, della Fininvest, un operatore di ripresa di Videotime, come tanti altri, mai avrei pensato di rimanere con lui per tutta la sua carriera politica.
Era difficile poterlo immaginare: una preparazione come la mia era molto distante dalla politica, nella vita professionale avevo fatto di tutto, in giro per il mondo per fare documentari, con Ambrogio Fogar, con Jas Gawroski, con Licia Colò in Nuova Zelanda e Australia, ma non con la politica. Allora il dottor Berlusconi lo vedevo perché, come troupe esterne lo seguivamo nelle convention, ai compleanni e alle feste di famiglia, andavamo a fare riprese ad Arcore o nelle sue ville.
Ci teneva molto ai suoi fiori, ogni anno faceva un racconto primavera, estate, autunno, inverno, sulle stagioni e sui fiori che si alternavano nelle stagioni, nelle sue abitazioni, e ogni anno io o altri colleghi eravamo impegnati per una settimana per fare questo tipo di riprese. Allora non ci si conosceva, ma ci riconosceva.
Per una serie di casualità, poi, andai ad Arcore a fare le riprese della sua discesa in campo. Nel ’94 lui vinse le elezioni, andai a Roma, in via Santa Maria dell’Anima per salutarlo e ringraziarlo per le cose che avevamo fatto, sempre facendo delle riprese con la telecamera. Lui mi disse: “No, da oggi tu rimani con me”, presso la Presidenza del Consiglio. Non riuscivo neanche a capacitarmi di quello che mi stava accadendo. Tutto ciò insieme a una persona che è venuta a mancare da poco tempo: Matilde “Mity” Simonetto, già curatrice dell’immagine di Berlusconi e mia responsabile.
Trent’anni accanto a Berlusconi, realizzando immagini che sono diventate parte della storia politica italiana, a partire dal video della “discesa in campo” del 1994: come è nato quel video?
Con la discesa in campo Berlusconi ha cambiato le regole del gioco. Come candidato a leader di un partito per la prima volta, mostra le foto dei figli sulla libreria e la sua presenza che annunciava la sua discesa in campo. C’erano state delle cose simili qualche anno prima con Bettino Craxi, ma era diverso perché erano i giornalisti che costruivano delle interviste adatte a Bettino Craxi. nulla a che vedere con quello che ha fatto Berlusconi con il video. Era tutto diverso, la bandiera di Forza Italia che si muoveva, i comizi con il karaoke e l’inno che cantavano tutti utilizzando le parole sul megaschermo, il palco completamente bianco con l’assenza di politici, oltre al candidato alla Presidenza.
Per esempio, anche i manifesti giganteschi nella campagna elettorale hanno cambiato il modo di fare politica.
Perché si diventa il regista di Berlusconi? Cosa apprezzava del suo lavoro il Presidente?
“Aveva a disposizione tante persone, non so perché abbia scelto me. Forse cercavo di anticipare quello che lui poteva gradire. Per la campagna elettorale, abbiamo noleggiato una nave da crociera, enorme, e l’abbiamo allestita come fosse una residenza, con un teatro, sala dei comizi, una sala stampa, ogni giorno entravano migliaia di persone, salivano a Genova, si arrivava a Livorno e scendevano i giornalisti e gli ospiti, poi a Genova salivano altre tremila persone, a Venezia lo stesso. Questa nave (la Nave della libertà nel 2000) per essere allestita non poteva fermarsi un mese perché si dovevano fare i comizi. Ha continuato a fare il viaggio con squadre di operai nostri che lavoravano ai vari livelli. Venivano chiusi dei piani e i nostri uomini potevano lavorare durante la navigazione. I tempi di consegna e l’organizzazione valevano anche per i palchi, avevamo la preoccupazione di trovare luoghi adeguati e di reggere l’urto dell’affetto. Per esempio, a Piazza San Giovanni non era facile: è molto molto grande e far in modo che tutto fosse organizzato bene, assicurando che su quel palco Berlusconi risultasse avere una presenza imponente.
Quello che a lui interessava era la lealtà, io prima facevo l’operatore di ripresa e improvvisamente ero quello che trattava dei preventivi di miliardi, come quello per la nave con Grimaldi, se ci penso mi tremano ancora le gambe.
Oltre agli eventi e ai momenti pubblici, facevate le riprese/registrazioni anche degli incontri privati?
Gli incontri privati potevano diventare cose pubbliche, alcuni contenuti sono stati resi pubblici, tanto dovetti andare a Brescia a parlarne con i magistrati. Da questa esperienza e dalla ipotetica ricerca di un personaggio che dava informazioni all’esterno, venne al presidente l’idea di tenere registrazioni delle situazioni, in funzione del fatto che non venissero fuori interpretazioni diverse. Queste registrazioni non sono mai trapelate eppure il presidente ci teneva molto alla registrazione di ogni suo intervento sia privato che pubblico. Noi avevamo avuto l’input di registrare anche quando incontrava persone per strada, avevamo o una telecamera o altri sistemi di registrazione sempre attivi, a tutela di Berlusconi. Molti dei suoi interventi sono stati sbobinati e anche inseriti nei suoi libri.
Dopo trent’anni passati a filmarlo e a osservarlo da una posizione così ravvicinata, quali sono per lei i tratti più marcati della personalità di Silvio Berlusconi?
Una persona umile, non esagerata, amava la vita da impazzire, era un ottimo musicista. Una volta l’ho fatto davvero contento, Un signore che conoscevo e lavorava all’Archivio delle canzoni napoletane mi ha chiamato e mi ha detto che voleva inserire nell’Archivio il cd di canzoni napoletane di Berlusconi. Racconto tutto al Presidente e sul suo volto ho visto la pura gioia, ha voluto subito richiamare questa persona, era felicissimo.
Qual era il suo musicista o la sua musica prediletta?
La canzone francese, si accompagnava da solo al pianoforte, intonava queste canzoni, le aveva imparate nel suo periodo di permanenza a Parigi.
Il suo piatto preferito?
La pasta, le pennette tricolore che faceva mangiare a tutti gli ospiti internazionali. E quando lo chef Michele proponeva di cambiare, Berlusconi rispondeva: “No, continuiamo a fare le pennette tricolore, quando vengono dall’estero è giusto che conoscano la nostra cucina”.
La città o il Paese amato?
Si innamorava di tutti i posti in cui andava. Siamo andati a Lampedusa e ha comprato casa, siamo andati in Toscana uguale. Per non parlare della Sardegna. Andavamo a Napoli e si sentiva napoletano.
Ultima domanda, perché ha deciso ora di scrivere questo libro?
Più che il libro volevo fare un film. Ho tantissimo materiale audio e video che il Presidente mi ha dato, mi diceva “tienili che prima o poi serviranno per qualche storia”. Con lui, qualche anno prima che morisse abbiamo realizzato il film “Il fiume della libertà” sulla storia di Berlusconi sport, imprenditore e politica, regista il senatore Giro. Viene anche citato in quelle situazioni del Bunga bunga perché il Presidente, durante le cene che si svolgevano ad Arcore, mostrava ai suoi ospiti questo filmato che durava un’ora e un quarto. Lui ci teneva tantissimo.
Questo enorme materiale mi è venuto in mente di utilizzarlo due anni fa, dopo un’intervista di Paola Zanca per Il Fatto Quotidiano, mi era piaciuto il suo modo di sintetizzare e di scrivere, ci siamo sentiti per vedere di realizzare insieme un film con tutto il materiale. Alla fine abbiamo fatto prima a scrivere un libro che a realizzare un film.
Il libro è un racconto di quello che facevamo, nel quotidiano. C’è anche qualche episodio negativo, per esempio la mia esperienza di quando il Presidente è venuto a mancare, Ho chiamato per poter andare ad Arcore per l’ultimo saluto prima del funerale, la persona che mi ha risposto al telefono ha detto che dovevo mandare una mail. In tanti anni di lavoro non ho mai avuto bisogno di nessuna mail per varcare il portone di Arcore o di altri luoghi, sia che fosse presente il Presidente che non. Ho deciso perciò di vedere il funerale di Stato alla televisione. Altri momenti sono quelli in cui ho avuto l’avviso di garanzia e li racconto.






