
Partiti e consenso liquido: l’evanescenza delle leadership
1 Giugno 2026
La torretta confiscata alla mafia è diventata simbolo di rinascita. Dal 2004 la Torretta ha iniziato il percorso che l’ha portata attraverso vicende giudiziarie ad essere confiscata alla mafia e quindi grazie alla legge 109 del 1996 (voluta fortemente da #Libera) sul riutilizzo dei beni confiscati è stata assegnata alla cooperativa Irene che si occupa di prevenzione e contrasto della violenza di genere.
La torretta era proprietà di Giulio Campaniello legato fin dal 1999 a traffici di stupefacenti provenienti da Turchia, Olanda, Spagna, Francia e Marocco e in particolare alla cosca mafiosa dei fratelli Crisafulli attivi nel milanese tra gli anni ’80 e 2000. L’elevato tenore di vita del soggetto insospettì le forze dell’ordine che aprirono un’indagine scoprendo che utilizzando anche dei prestanome era legato a contesti criminali. La confisca effettiva del bene si ebbe nel 2007 tramite una misura di prevenzione. Nel 2022 il bene confiscato è stato affidato alla cooperativa Irene e nel 2024 è stato inaugurato e intitolato a Emanuela Loi, la giovane agente di scorta uccisa nella strage di via D’Amelio il 19 luglio del 1992.
La torretta consiste di un piccolo edificio a due piani risalente alla fine dell’Ottocento facente parte del palazzo Ambrosini.
Intervista a Chiara Zanetta della Cooperativa Irene di Borgomanero
Chiara Zanetta: “ La cooperativa Irene che è essenzialmente un centro antiviolenza è attiva da circa 6 anni, era inizialmente ubicata in un altro immobile, per un periodo non avevamo un luogo fisico dove stare, poi abbiamo notato il bando del Comune di questo bene confiscato e abbiamo fatto domanda: dopo tutto l’iter di selezione e certificazione abbiamo ottenuto la possibilità di lavorarci (effettivamente siamo lì dal 2024) per le nostre attività volte all’aiuto delle donne vittime di violenza e alla prevenzione delle discriminazioni di genere.”
Quali attività svolgete?
“In primo luogo, aiutiamo in collaborazione con il Comune, i Carabinieri, l’Ospedale, le donne vittime di violenza al reinserimento in società nel cercare una casa, una sicurezza un lavoro: è di recente la telefonata di una ragazza che ha denunciato al nostro centro le avance inopportune ricevute durante un colloquio di lavoro; quindi, cerchiamo di prevenire la violenza di genere facendo attività nelle scuole: è davvero molto importante parlare coi giovani.
Una cosa di cui siamo particolarmente grate e che riscontriamo molta vicinanza dalla gente che generalmente tende a supportarci. C’è ancora molta strada da fare ma sapere che la comunità ci sostiene ci dà speranza”.






