Quelle destre d’Europa che guardano al mondo LGBTIAQ+

Isole Curili, Putin le visita: è un avvertimento al Giappone?

14 Agosto 2026

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C’è una Destra in Europa che guarda con attenzione al  mondo LGBTIAQ+: partiti che hanno a lungo contestato le rivendicazioni dei movimenti omosessuali sembrano rivolgersi proprio a una parte di quell’elettorato. Non è necessariamente ed automaticamente una conversione ai diritti. È, piuttosto, una nuova grammatica politica: l’omonazionalismo, cioè l’uso selettivo della libertà sessuale per costruire un’identità nazionale contrapposta a un «altro» percepito come minaccioso.

Meccanismo semplice

Il meccanismo, almeno nella sua costruzione politica, è semplice: da una parte c’è un «noi» europeo, moderno, secolarizzato e tollerante; dall’altra un «loro», identificato soprattutto con l’immigrato musulmano, al quale vengono associati omofobia, patriarcato, radicalismo religioso e rifiuto dei valori occidentali. In questa contrapposizione, la libertà sessuale smette di essere una questione di diritti individuali e diventa un tratto identitario della nazione da difendere. È qui che entra in gioco l’omonazionalismo. L’omosessuale non viene più rappresentato dalla destra come espressione della decadenza morale o del relativismo progressista; può diventare, al contrario, il cittadino europeo da proteggere da un nemico esterno. La sua identità sessuale viene così inserita dentro una narrazione più ampia di sicurezza, appartenenza e difesa dei confini.

I casi Germania, Francia e Spagna

In Germania il caso di AfD è emblematico: Alice Weidel, leader lesbica del partito, convive con una donna e tuttavia guida una formazione fortemente nazionalista e anti-immigrazione. La ricerca ha documentato come AfD abbia utilizzato anche l’immagine della coppia omosessuale per contrapporre la libertà sessuale tedesca alla presunta minaccia culturale musulmana. In Francia, il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella ha compiuto una trasformazione analoga. Nel dibattito elettorale del 2024 Bardella collegò esplicitamente l’omofobia alla presenza dell’immigrazione in alcuni quartieri, sostenendo che vi sarebbero zone dove non è possibile essere apertamente omosessuali. Il paradosso è evidente: il RN rivendica la difesa dei gay mentre mantiene una storia e posizioni parlamentari tutt’altro che lineari sui diritti  LGBTIAQ+. In Spagna, Vox porta questa logica ancora più esplicitamente sul terreno nazionale. Santiago Abascal ha sostenuto che i gay spagnoli si riconoscano nella bandiera nazionale e ha previsto che molti di loro finiranno per votare Vox, presentando il partito come argine agli immigrati musulmani. Parallelamente, Vox sostiene restrizioni su immigrazione e pratiche islamiche e combatte molte politiche di genere.

Il caso Italia

E l’Italia? Qui il fenomeno assume una forma ancora più rilevante. Il ‘Movimento Gay Conservatori e Liberali’ promosso da Francesca Pascale ha rivendicato il diritto della destra a uscire dal «monopolio» della sinistra sui diritti. Ma, come osserva lo storico Marco Fraquelli, il rischio è una «normalizzazione»: accettare il gay purché resti dentro un ordine sociale tradizionale, mentre identità di genere, famiglie omogenitoriali e altre istanze vengono lasciate fuori. L’omonazionalismo, dunque, non significa che la destra europea sia diventata  LGBTIAQ+ friendly. Significa qualcosa di più sottile: la libertà omosessuale viene trasformata da battaglia progressista in una frontiera nazionale. Il gay può essere accolto nel «noi» proprio perché serve a definire chi, invece, deve restarne fuori.

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