L’oro italiano all’estero e il caso Olanda

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La recente decisione della banca centrale olandese, di spostare 86 tonnellate d’oro dal Nord America a Londra riapre, con una prospettiva nuova, una domanda che in Italia era stata posta nei mesi scorsi: quanto è prudente custodire una parte così rilevante delle nostre riserve auree fuori dai confini nazionali?

L’Olanda ha giustificato l’operazione con la crescente instabilità geopolitica e con la necessità di essere preparata a eventuali crisi. Non si tratta, però, di un semplice rimpatrio: 59 delle 86 tonnellate sono state vendute in Nord America e ricomprate a Londra, mentre altre 27 sono state fisicamente trasferite. Il risultato è una diversa distribuzione geografica delle riserve: meno oro a New York e Ottawa, più oro a Londra. È un passaggio significativo perché mostra come, per una banca centrale, il luogo in cui sono custodite le riserve non sia una questione puramente logistica. In uno scenario di crisi internazionale, la possibilità di accedere rapidamente all’oro, trasferirlo, venderlo o utilizzarlo come garanzia può diventare un elemento di sicurezza finanziaria. Londra, in questo senso, rappresenta uno dei principali centri mondiali per il mercato dell’oro fisico.

Il punto è particolarmente interessante per l’Italia. Come è noto, il nostro Paese possiede circa 2.452 tonnellate d’oro, per un valore che, alle quotazioni attuali, si colloca nell’ordine delle centinaia di miliardi di euro (https://www.laredazione.net/oro-italiano-custodito-allestero-quanto-vale/). Circa 1.100 tonnellate sono custodite a Roma, mentre 1.061,5 tonnellate, pari al 43,3% del totale, risultano custodite negli Stati Uniti. Quote minori sono conservate in Svizzera e nel Regno Unito. Proprio questa concentrazione americana aveva alimentato, nel luglio 2025, l’appello di economisti, accademici e intellettuali per riportare in Italia l’oro custodito presso la Federal Reserve di New York. Una richiesta motivata non dalla volontà di liquidare le riserve, ma dall’esigenza di rafforzare la sovranità patrimoniale e ridurre l’esposizione a possibili rischi geopolitici.

Oggi il caso olandese aggiunge un elemento concreto al dibattito. Non necessariamente tutto l’oro deve tornare in Italia, perché anche la diversificazione geografica ha una funzione di sicurezza. Ma la scelta dell’Aia dimostra che la posizione fisica dei lingotti viene considerata sempre più una questione strategica: in caso di emergenza, non conta soltanto quanto oro possiede uno Stato, ma anche dove si trova e quanto rapidamente può essere utilizzato. Per l’Italia, dunque, la domanda non è più soltanto se riportare a casa il proprio oro. È capire se, nell’attuale scenario geopolitico, la distribuzione delle nostre riserve sia ancora quella più sicura. Il caso Olanda suggerisce che una revisione della strategia di custodia non sarebbe necessariamente un gesto di sfiducia verso gli Stati Uniti, ma potrebbe essere, più semplicemente, una misura di prudenza.

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