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Il centrodestra non è più certo di modificare la legge elettorale
L’esito del referendum sulla giustizia apre nuovi scenari per la politica italiana. Il centrodestra, che fino a pochi giorni fa lavorava ad una nuova legge elettorale, adesso deve fare i conti con la realtà. E riflette sull’opportunità o meno di cambiare il sistema in vigore, il “Rosatellum”. Il sistema attuale è misto: il 37% dei seggi viene attribuito con il maggioritario, il restante 63% con la proporzionale.
Simulazioni sul nuovo Parlamento
Gli esperti hanno effettuato alcune simulazioni su come sarebbe il Parlamento se gli italiani votassero oggi per le elezioni politiche. Con i collegi uninominali (meccanismo maggioritario), il ‘Campo Largo’ prenderebbe più seggi al Sud e potrebbe, pur con una percentuale minore in termini di consenso a livello proporzionale, avvicinarsi alla maggioranza alla Camera. Ma in generale, stando allo studio dei flussi elettorali, 69 collegi uninominali vengono ad oggi considerati sicuri per il centrosinistra. 49 quelli certi per il centrodestra, mentre 29 sarebbero quelli contendibili e incerti. Tutto questo, sommato ai seggi (253) da assegnare ai partiti con la quota proporzionale, renderebbe alta la probabilità di un pareggio, cioè che non vinca nessuno. Né l’attuale maggioranza né il campo largo avrebbero i numeri alla Camera e al Senato per sostenere un governo.
Stabilicum o Rosatellum
Prima del voto referendario, la maggioranza di governo si era spinta ad abbozzare una proposta di legge elettorale, ribattezzata “Stabilicum”, che prevede un premio di maggioranza alla coalizione più forte. Ma adesso, con la batosta incassata nelle urne, il centrodestra ragiona se sia il caso o meno di modificare il sistema elettorale, considerando anche che gli alleati Fdi, Fi, Noi moderati e Lega non sono tutti concordi su come modificare la legge elettorale.
Il voto dei giovani e i nuovi scenari politici
Sulla vittoria del “No” al referendum, tra le varie dinamiche elettorali, ha inciso molto il voto dei giovani. Gli under 30, che alle politiche del 2022 non sono andati alle urne, stavolta hanno scelto di farlo. Si calcola, stando alle ricostruzioni degli esperti, che circa il 67% della ‘Generazione Z’ si è recato alle urne, scegliendo in massa di opporsi alla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni. Alle politiche di quattro anni fa, invece, l’astensione dei più giovani fu massiccia. Dunque il quadro sociale e politico dell’Italia è mutato.
Le mine vaganti: Calenda e Vannacci
Oltre agli studi degli esperti ed all’analisi dei nuovi andamenti elettorali, occorre considerare che l’assetto politico generale, oltre alle due coalizioni antagoniste, vede la presenza di due partiti che costituiscono incognite significative. Azione di Carlo Calenda e Futuro Nazionale di Roberto Vannacci non hanno, ad oggi, una collocazione definita nelle alleanze del centrosinistra e centrodestra. Il consenso che raccoglierebbero nelle urne rischia di rappresentare un ulteriore elemento di criticità nel nuovo Parlamento.






