
Il viaggio nell’Albania del cemento e del turismo
7 Marzo 2026
Cipro, che cosa succede nell’isola in rotta di collisione
11 Marzo 2026La storia di Anna Vita. Urbex e dintorni
Il mondo dell’urbex
Per molti è una vera passione, per altri forse solo un hobby un po’ particolare, stiamo parlando di quell’attività che negli ultimi anni è andata sempre più in voga chiamata urbex, nome utilizzato per indicare l’esplorazione di luoghi abbandonati. Non si tratta solo di quello che a molti di noi probabilmente è capitato almeno una volta in adolescenza, cioè curiosare all’interno della tipica “casa infestata” della propria città, ma di una comunità sempre più numerosa che va alla ricerca di luoghi dimenticati per riportarli in vita attraverso veri e propri reportage. Basta fare qualche ricerca sul web per imbattersi in migliaia di foto e video di esplorazioni di ville, fabbriche, alberghi o chiese abbandonate, ed io sono uno di quelli che è entrato in questo bellissimo mondo. Esplorare questi luoghi significa entrare in punta di piedi all’interno di ricordi congelati dal tempo e spesso questo ci restituisce la conoscenza di storie di vita straordinarie, dimenticate e nascoste sotto la polvere.
Una delle mie esplorazioni mi ha portato in un hotel abbandonato che apparteneva ad una donna di nome Anna Vita. Oltre all’Hotel Coccinella e relativo ristorante, all’interno di un piccolo bosco, si trovano anche la casa di Anna e una piscina.

La vita di Anna
Anna Vita nacque nel 1926 a Locri (Reggio Calabria).
Nel secondo dopoguerra divenne una vera e propria diva grazie ai fotoromanzi che nacquero proprio in quegli anni. Ebbe la sua prima occasione all’interno del mondo del cinema nel 1948, partecipando al film “Accidenti alla guerra!” di Giorgio Simonelli. La sua carriera cinematografica la porterà a collaborare con attori del calibro di Totò, Peppino de Filippo e Vittorio De Sica e registi come Mario Monicelli e Camillo Mastrocinque.

Nel 1952 Federico Fellini le propose il ruolo di attrice protagonista nel film “Lo Sceicco bianco”, ma probabilmente a causa della trama del film, che scimmiottava il mondo dei fotoromanzi da cui Anna proveniva, rifiutò la parte. Di lì a poco si persero le tracce di Anna, ma grazie alla testimonianza su carisma.blog della giornalista Daniela Pesoli, che ha avuto il piacere di conoscerla, sappiamo che Anna non si considerava tagliata per il mondo del cinema, non amava la notorietà e stare sotto i riflettori, insomma non voleva essere la stella che sarebbe potuta diventare.
Visse per molti anni negli Stati Uniti dove risiedeva sua sorella e tornata in Italia dopo molti anni, aprì l’Hotel Coccinella e, oltre alla gestione dello stesso, si dedicò all’ arte, la sua vera passione, in particolare la scultura e la pittura (anche il padre Mario era uno scultore).



Nel 2009, dopo una breve malattia, Anna morì all’età di 83 anni e in quell’anno possiamo far coincidere con molta probabilità anche la chiusura dell’Hotel.

L’esplorazione
Siamo nel Lazio e incontriamo ancora indicazioni stradali per l’hotel, nonostante sia chiuso da molti anni. Dinanzi a noi un hotel su tre piani, porte aperte e finestre rotte. L’hotel si presenta come un edificio a tre piani, la struttura è ancora in buono stato ma dappertutto purtroppo segni di vandalismo, che ci portano come spesso accade a dover fare attenzione a dove si mettono i piedi.
Come testimonia il nome “Coccinella”, l’hotel ha continui riferimenti, immagini, disegni che riguardano questo piccolo insetto. E’ arredato in modo singolare e molto colorato, come si può vedere dalle tinte insolite delle pareti di alcune camere. In alcune di esse troviamo ancora vari bagagli e letti ancora intatti e in ordine, come congelati nel tempo, anche se gli anni che passano e l’umidità hanno lasciato spazio al proliferare della muffa. Nel punto di quella che doveva essere la reception si possono trovare in ordine sparso ancora vari documenti riguardanti la gestione dell’hotel.

Bellissime e colorate pitture di possono ammirare sulle vetrate dell’entrata principale, realizzate e firmate dalla stessa Anna, che non ha mancato di lasciare la sua impronta artistica all’interno della sua attività. Ma la parte più interessante e suggestiva è a mio avviso sicuramente la casa di Anna, si tratta di una piccola casa in pietra molto vicina all’hotel, raggiungibile dopo un piccolo percorso all’interno di un boschetto. La sensazione è di una di quelle case delle fiabe, decorata con stile e dolcezza. Al suo interno ancora i ricordi di una vita di Anna.


Alcuni mobili molto eleganti, libri di pittura e molti vestiti, alcuni ancora accuratamente riposti all’interno dell’armadio. Molto bella e suggestiva è la stanza delle opere di Anna dove troviamo ancora colori e pennelli e varie sculture terminate e non, come una testa di Padre Pio (probabilmente in argilla).
Persone che hanno visitato questi luoghi prima di noi e foto postate sul web testimoniano che vari oggetti purtroppo sono stati portati via. Non sappiamo se questo luogo sia rimasto in stato di abbandono perché non ci siano stati acquirenti per l’acquisto nel corso degli anni o se non ci sia nessun erede di Anna che se ne possa occupare, in ogni caso è davvero un peccato che una vita così piena ed intensa finisca nell’oblio e che questi luoghi non vengano preservati come meriterebbero.
Lasciamo spazio ad alcune foto che ho realizzato durante l’esplorazione che possono rendere l’idea della bellezza di questi luoghi e allo stesso tempo del senso di tristezza nel vedere come stiano finendo a causa dell’incuria.






