
Tunisia, diritti calpestati e oppositori in carcere
26 Maggio 2026
@European Union 2026
La discussione sulla riforma della legge elettorale è entrata formalmente nella fase parlamentare. Il testo, che punta a superare l’attuale Rosatellum, è stato incardinato in Commissione Affari Costituzionali e ha avviato il suo percorso di esame e possibile modifica (https://www.laredazione.net/nuova-legge-elettorale-lo-stabilicum-che-dividera-il-parlamento/). Al centro del dibattito c’è una proposta che introduce un impianto proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione che raggiunga una determinata soglia, insieme all’ipotesi di un eventuale ballottaggio tra schieramenti e all’abolizione dei collegi uninominali. Un modello che, nelle intenzioni, dovrebbe rendere più prevedibile la formazione delle maggioranze parlamentari.
Lo “Stabilicum” tra governabilità e rappresentanza
La riforma si inserisce nel solco di un obiettivo ricorrente della politica italiana: rafforzare la stabilità dei governi attraverso un meccanismo elettorale che riduca la frammentazione. Il cuore del progetto è il premio di governabilità, pensato per evitare esiti elettorali incerti e favorire la formazione di una maggioranza chiara già all’esito del voto. Accanto a questo, la possibile eliminazione dei collegi uninominali e l’introduzione di liste bloccate sposterebbe il baricentro della selezione dei parlamentari verso le segreterie di partito, con effetti diretti sul rapporto tra elettori e rappresentanza.
Una maggioranza non allineata
Sul piano politico, il percorso della riforma non è privo di tensioni interne al centrodestra. Pur partendo da una posizione di forza numerica, la coalizione mostra sensibilità differenti rispetto ai contenuti del progetto. Fratelli d’Italia spinge per un sistema che rafforzi la governabilità e riduca l’incertezza post-elettorale. Forza Italia mantiene un approccio più cauto, soprattutto sugli effetti del premio di maggioranza e sul bilanciamento del sistema. La Lega, infine, esprime preoccupazioni legate alla perdita di peso dei territori e alla scomparsa dei collegi uninominali, che oggi rappresentano un elemento di radicamento politico significativo.
Un equilibrio ancora da costruire
La fase attuale è quella della negoziazione parlamentare e politica. Il testo non è ancora definitivo e potrà subire modifiche anche rilevanti nel corso dell’iter. Il punto di equilibrio tra stabilità di governo e rappresentanza politica resta il nodo centrale della riforma. Una questione che, come spesso accade nelle riforme elettorali italiane, non è soltanto tecnica ma profondamente politica, e destinata a incidere sugli equilibri della legislatura.
Un percorso ricorrente: le riforme degli ultimi vent’anni
La discussione attuale si inserisce in una dinamica ormai ricorrente della storia istituzionale italiana recente. Negli ultimi vent’anni, infatti, il sistema elettorale è stato oggetto di ripetuti interventi: dal “Porcellum” del 2005 al successivo “Italicum” del 2015, fino all’attuale “Rosatellum” del 2017, passando anche per le modifiche imposte dalle sentenze della Corte costituzionale che hanno inciso su diversi meccanismi di assegnazione dei seggi. Si tratta di una sequenza di riforme spesso caratterizzate da un elemento comune: la volontà delle maggioranze politiche di turno di incidere sulle regole del gioco in funzione degli equilibri parlamentari. In alcuni casi le riforme sono state approvate ma mai pienamente applicate o sono state corrette dalla Consulta; in altri hanno avuto vita relativamente breve, sostituite da nuovi assetti prima ancora di consolidarsi. Questo continuo avvicendamento ha contribuito a mantenere aperto il dibattito sulla stabilità delle regole, tema che torna anche nell’attuale proposta di riforma, confermando come la legge elettorale sia da tempo uno dei principali terreni di confronto-scontro politico-istituzionale.
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