Epuyén, il villaggio dove l’hantavirus passò da uomo a uomo

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Negli ultimi giorni il nome dell’hantavirus è tornato al centro delle cronache internazionali dopo il cluster registrato a bordo della nave MV Hondius: una nave da crociera partita dall’Argentina e specializzata in spedizioni polari che ha trasformato quello che doveva essere un viaggio di lusso in un caso sanitario rapidamente diventato globale.

L’allarme è ovviamente comprensibile vista la ferita ancora troppo fresca della pandemia da Covid-19 alla quale, violentemente, ci riporta il pensiero.

Mentre sui social c’è già chi ironizza, forse demonizzando la paura, con video e meme di vario tipo, c’è anche chi è addirittura arrivato a chiedere che la nave in questione venisse affondata – con tanto di persone a bordo – per evitare una nuova pandemia globale. Ma tralasciando l’allarmismo, cosa sta accadendo e cosa sappiamo di questo virus?

Secondo gli ultimi aggiornamenti diffusi dall’OMS i casi confermati sarebbero undici e le vittime tre.

Per comprendere perché proprio l’Argentina sia tornata al centro dell’attenzione internazionale bisogna tornare indietro nel tempo al 2018 e spostarci qualche kilometro più a sud, tra i laghi glaciali, le foreste e i piccoli villaggi della Patagonia. È qui che si trova Epuyén, una cittadina di poche migliaia di abitanti diventata negli anni uno dei casi più studiati di trasmissione uomo – uomo proprio dell’hantavirus.


Case basse, strade tranquille e montagne che circondano il paese. Epuyén ha tutto l’aspetto di un paradiso terrestre. Un luogo che sembra lontanissimo dall’immaginario collettivo che siamo soliti associare alle grandi emergenze sanitarie. Eppure, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, questo villaggio di poche migliaia di abitanti divenne tristemente noto per un focolaio di hantavirus che causò decine di contagi e diversi morti.

Il focolaio ebbe inizio a novembre quando, il cosiddetto “paziente zero” avrebbe contratto il virus in un’area boschiva della regione prima di partecipare a una festa di compleanno nel villaggio, evento che si rivelò il punto di diffusione principale del contagio.

In poche settimane i casi aumentarono rapidamente e la piccola cittadina immersa nella natura visse giorni di forte tensione nei quali si registrarono undici morti: numero non indifferente per una comunità così piccola.

A rendere il caso di Epuyén particolarmente studiato fu soprattutto un elemento: la trasmissione da uomo a uomo. Gli hantavirus, infatti, vengono generalmente trasmessi attraverso il contatto con urine, saliva o escrementi di roditori infetti. La variante denominata Andes del virus – la stessa variante individuata nei casi registrati sulla nave MV Hondius – rappresenta però una rara eccezione, essendo una delle poche varianti documentate con capacità di trasmissione uomo – uomo.

Uno degli aspetti più significativi della vicenda è quello evidenziato, tra gli altri, dalla CNN che dimostra il collegamento tra l’aumento dei casi registrati in Argentina ai cambiamenti ambientali e climatici in atto. Questi ultimi starebbero modificando habitat e comportamento dei roditori portatori del virus. Sono diversi gli studi che dimostrano proprio come il cambiamento climatico non avrebbe reso il virus “più contagioso” in sé, ma starebbe contribuendo a modificare l’ambiente in cui vivono i roditori che lo trasmettono. Forti piogge alternate a periodi di siccità, modificazioni della vegetazione e cambiamenti negli ecosistemi locali, aumentano infatti la probabilità di contatto tra animali e uomo e, quindi, di contagio.

E proprio dal sud dell’Argentina è salpata, il 1° aprile, la nave da crociera ora sotto i riflettori mondiali. Quell’1° aprile nessuno a bordo poteva immaginare che un passeggero olandese di settant’anni fosse già portatore. Sarà proprio l’uomo a morire, per primo, pochi giorni dopo la partenza e la moglie – intanto portata in sud africa con un volo – morirà anche lei a fine aprile.

Il 2 maggio arriva, sempre a bordo, il decesso del terzo passeggero ed è qui che verrà confermata l’infezione da hantavirus.

La vicenda assume rapidamente una dimensione quasi hollywoodiana con la nave da crociera ferma di fronte alle coste delle Canarie pattugliata da navi militari. È qui che i passeggeri verranno fatti scendere, igienizzati, e riportati nei rispettivi paesi. Tredici per la precisione i Paesi coinvolti e tra questi anche l’Italia con quattro persone infette.

Nonostante il ritorno del tema nelle cronache internazionali, gli esperti continuano comunque a sottolineare come il rischio di diffusione resti limitato e molto diverso rispetto a quello di virus respiratori come il Covid-19. La trasmissione tra esseri umani dell’Andes virus resta rara e circoscritta.

Ciononostante, è difficile non far tornare alla memoria l’incubo che ci siamo lasciati alle spalle appena quattro anni fa.

Oggi Epuyén continua a essere uno dei luoghi più suggestivi della Patagonia argentina, meta di turismo naturalistico e porta d’accesso ad alcune delle foreste più affascinanti del mondo. Ma il focolaio del 2018 continua a rappresentare il momento in cui un piccolo villaggio ai confini del mondo smise improvvisamente di essere tale.

Oggi da quegli stessi luoghi riaffiora una storia che ci ricorda quanto il confine tra uomo, ambiente e malattia sia molto più fragile di quanto immaginiamo e quanto spesso lo si dimentichi.

Immagini:
 Lake Epuyén Viewpoint, watsilchum, Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0, January 8, 2013

Vista Aerea Rio Epuyen – Enero de 2012 Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0, January 24, 2012

The MV Hondius at anchor in the Port of Granadilla on 10 May 2026, AcfiPress Noticias Canarias, Creative Commons Attribution 4.0

Passengers disembarking the MV Hondius in Tenerife, Alina Rakhimova, Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0, 11 May 2026