
L’Unione Europea a 40 Stati?
19 Giugno 2026
foto Archivio Camera dei Deputati
Tante sigle e nove partiti, con quale forza elettorale?
In Italia c’è un centro politico che da anni annuncia la propria imminente rinascita. Un centro che organizza convegni, lancia manifesti, costruisce associazioni, fonda partiti, cambia simboli e leadership. Ed è un centro che rivendica di rappresentare la parte più pragmatica, europeista e riformista del Paese. Eppure, nonostante la moltiplicazione delle iniziative, continua a restare politicamente piccolo. Ed elettoralmente poco consistente.
Grande piccolo centro
È il paradosso del “grande piccolo centro” che orbita attorno al centrosinistra: una galassia sempre più affollata di sigle, leader e aspiranti federatori, ma incapace di trasformare la propria ricchezza di esperienze in una forza politica unitaria e riconoscibile. L’elenco dei protagonisti è lungo. C’è Matteo Renzi con Italia Viva, che continua a proporsi come il principale interprete del riformismo liberale. C’è Carlo Calenda con Azione, che rivendica competenza amministrativa e serietà di governo. C’è Luigi Marattin che, dopo la separazione da Italia Viva, ha dato vita al Partito Liberaldemocratico con l’obiettivo di costruire una nuova casa per i moderati. Accanto a loro resistono realtà storiche come il Partito Socialista Italiano guidato da Vincenzo Maraio e +Europa di Riccardo Magi, mentre nel Mezzogiorno continua a esercitare una significativa influenza territoriale Clemente Mastella con Noi di Centro.

Area moderata e reti civiche
Ma il fenomeno non riguarda soltanto i partiti. Attorno all’area moderata del centrosinistra si stanno sviluppando reti civiche, associazioni e laboratori politici che puntano a occupare lo stesso spazio. È il caso di Spazio Pubblico, promosso da Pina Picierno, che prova a mettere in rete amministratori, professionisti e dirigenti politici di area riformista. Oppure di Futuro Democratico, brand associativo che ha in Silvia Salis una figura capace di un possibile percorso politico non solo locale ma anche nazionale. Senza dimenticare Alessandro Onorato e il suo Progetto Civico, modello che punta sulla politica amministrativa e sul rapporto diretto con i territori. Presi singolarmente, tutti questi soggetti rappresentano pezzi di una cultura politica che in Italia ha avuto una storia importante: quella del cattolicesimo democratico, del socialismo riformista, del liberalismo europeo e dell’amministrazione locale. Messi insieme, però, continuano a non fare sistema.
Tante idee, inflazione di leader
Il problema non è la mancanza di idee. È la sovrabbondanza di leadership. O, più precisamente, di aspiranti leadership. Ognuno si considera il federatore degli altri; nessuno accetta di essere federato. Ognuno immagina un centro da costruire; nessuno sembra disposto a rinunciare al proprio simbolo per realizzarlo davvero. Così il “grande centro” finisce per essere una sommatoria di piccoli centri. Un arcipelago di soggetti che condividono analisi spesso simili ma che procedono su rotte diverse, quando non concorrenti. Nel frattempo il Partito Democratico osserva. Perché, piaccia o no, resta il perno naturale di qualsiasi progetto di governo alternativo alla destra. E proprio qui emerge la contraddizione più evidente: tutti i protagonisti del centro riformista rivendicano autonomia dal Pd, ma quasi tutti immaginano il proprio futuro politico all’interno di una coalizione guidata dal Pd. Il risultato è una condizione di permanente sospensione. Troppo grandi per scomparire, troppo piccoli per determinare da soli gli equilibri nazionali. Sufficientemente influenti per condizionare il dibattito politico, ma non abbastanza forti da imporre una agenda.
Terra di mezzo
Il “grande, piccolo centro” continua a vivere in questa terra di mezzo. Alla ricerca di una sintesi che tarda ad arrivare, di una leadership condivisa che nessuno riconosce e di un progetto comune che vada oltre la semplice somma delle ambizioni personali. La vera sfida non è capire quanti siano. È capire se, prima o poi, riusciranno a diventare qualcosa di più di un elenco di sigle.






