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28 Febbraio 2026Cuba: crisi umanitaria senza precedenti
L’Avana è una città sospesa: camion fermi, in parte perché vuoti e in parte perché sempre più difficile trovare carburante, scuole e negozi chiusi, pullman che non circolano più… a Cuba il tempo si è fermato. La sensazione è quella di un’attesa costante ed estenuante di qualcosa di indefinito ma che segna la vita quotidiana di un popolo che vive sotto un embargo sempre più duro. Le immagini e i racconti provenienti dalla capitale cubana raccontano un paese stremato da una crisi energetica e umanitaria senza precedenti. Una crisi in cui – come sempre accade – economia, politica internazionale e sopravvivenza quotidiana si mescolano lasciando la vita di chi abita quei luoghi proprio così: sospesa.
Ne abbiamo parlato con l’Associazione di Solidarietà con Cuba “La Villetta”, una realtà bolognese che da più di trent’anni si occupa di promuovere iniziative solidali nei diversi campi per diffondere e stimolare la riflessione sulle difficoltà che il popolo cubano affronta da decenni e che, giorno dopo giorno, sono sempre più complesse.
Un paese al buio — letteralmente
Mauro Collina, responsabile dell’Associazione, ci conferma di avere contatti diretti con persone in diverse città cubane ma che non è semplice comunicare: “non ci sono i collegamenti e la rete elettrica spesso non regge” ci dice lui “purtroppo anche per settimane non riusciamo a metterci in contatto con alcune persone, whatsapp un po’ aiuta”.
Da settimane, interi quartieri sono infatti avvolti da blackout prolungati. La carenza di combustile si aggiunge ad una rete elettrica già fragile. Molte scuole adottano modalità a “presenze alterne” per risparmiare energia e come risposta ai problemi legati ai trasporti pubblici che devono far fronte ai pochi litri di benzina rimasti a cifre esorbitanti.
“La situazione è peggiore di quanto non fosse immediatamente dopo il crollo del regime sovietico” continua a dirci Mauro Collina, “il blocco economico e commerciale attuale è letteralmente su tutto”.
“Abbiamo pronti dei container per mandare aiuti ma non ci sono navi per Cuba” – ecco fino a dove arriva l’isolamento diplomatico che avvolge e circonda l’Avana. “A complicare poi ulteriormente la situazione, come se non fosse già abbastanza, l’ultimo uragano che si è abbattuto sull’isola a novembre ha distrutto anche quelle ultime fonti di approvvigionamento. Anche il famoso Festival del Habano, il più importante evento mondiale dedicato al tabacco, che ogni anno porta nella capitale persone da tutto il mondo, non si terrà”.
La gente cerca qualunque tipologia di bene: dal sapone al paracetamolo alle uova e non trova, in buona sostanza, nulla. La scarsità di risorse e il conseguenziale aumento vertiginoso dei prezzi rendono la situazione drammatica. Il governo degli Stati Uniti ha infatti intensificato l’embargo contro l’isola. Un embargo storico che affonda le sue radici nella Rivoluzione del 1959: è il 1962 quando, in piena Guerra Fredda, J.F. Kennedy impone un blocco totale verso l’Isola, un blocco che nel corso degli anni si è intensificato sempre più e che oggi diviene insostenibile.
A dare il colpo di grazia nelle ultime settimane è stato il blitz militare di Trump in Venezuela che ha portato alla rimozione di Nicolas Maduro: l’Isla Grandedei Caraibi,vive infatti da decenni sotto una dipendenza energetica totale, dipendenza colmata in larghissima parte proprio dal Venezuela e da suo petrolio il cui rifornimento è stato tagliato da Washington immediatamente dopo l’operazione militare di gennaio a Caracas. Le compagnie straniere hanno cancellato voli e con esso è crollato drasticamente il turismo ovvero principale fonte di reddito del popolo cubano.
L’Isola parla apertamente di una politica di strangolamento mirata a provocare un cambio di regime attraverso la sofferenza della popolazione. Il presidente Miguel Diaz Canel ha chiesto ai cittadini di resistere ma “i cubani sono molto preoccupati che accada, da un momento all’altro, qualcosa di simile a quanto accaduto in Venezuela” ci dice il responsabile dell’Associazione bolognese. “Le persone sono stanche: sono decenni che soffrono questa situazione e gli ultimi mesi rappresentano il punto più critico”. “Questo provoca, inevitabilmente, tensioni sociali ma la verità è che il livello culturale dell’Isola è molto alto; basta pensare alla riforma delle famiglie approvata nel 2022: una riforma molto progressista che rivoluziona matrimonio, unioni, adozioni e parità di genere – il tutto in un contesto geografico e storico particolarmente complesso”.

Una crisi umanitaria in divenire
Le conseguenze sono materiali ma anche sociali e psicologiche. Ospedali e strutture sanitarie, come molte altre, si trovano ad affrontare blackout continui e difficoltà nell’approvvigionamento di medicinali e beni essenziali. Il ministro della salute ha avvertito che la sanità è sul punto di un collasso completo.
“In programma per il prossimo mese avremmo l’avvio di un nuovo progetto per la costruzione di un nuovo reparto pediatrico nella città di Artemisa” ci dice Mauro Collina “ne abbiamo chiuso uno, di progetto, riguardante un altro ospedale a Trinidad da poco”. È una catena: “il grande problema è che non ci sono attrezzature, non ci sono fabbriche. Ci sono i pesci ma non i pescherecci o le filiere per lavorarlo e distribuirlo” – “ci sono molte materie prime ma mancano le possibilità di lavorarle”.
In mezzo a tutto questo, la quotidianità continua: le persone si organizzano con piani di condivisione di energia e dei beni. Una resilienza che viene spontanea e naturale avendo radici profonde: sono ormai diverse generazioni quelle cresciute sotto embargo e che conoscono quindi bene austerità e adattamento. Oggi la situazione è però più tragica che in passato e la posta in gioco è fatta di sopravvivenza e futuro. “La speranza è che i governi occidentali smettano di essere così tanto assoggettati a Washington” – molte altre alternative non sembrano esserci.
Le incognite politiche: dialogo, messe a fuoco e nuovi equilibri
Le dinamiche politiche sono come sempre incognite in rapido movimento. Le recenti decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti aprono, forse, a scenari inediti fino a pochi giorni fa come la possibile revoca o sospensione di alcune tariffe punitive anche se la Casa Bianca non sembra mostrare flessibilità.
Marco Rubio, segretario di Stato USA che ironia della sorte ha proprio origini cubane, ha affermato che l’unica possibilità per evitare il collasso è quella di cedere il potere. Obiettivo che sembra chiaro quello USA: costringere l’Avana, portata allo stremo, a sventolare bandiera bianca.







