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È passata oltre una settimana, ma l’effetto politico non si è ancora dissipato. La vittoria di James Talarico alle primarie democratiche per il Senato in Texas continua a far discutere analisti e partiti. In uno Stato considerato da decenni una roccaforte repubblicana, il risultato ha riacceso la speranza dello schieramento dell’asinello di riaprire la partita nelle elezioni di metà mandato che si terranno a novembre.
Mancavano pochi minuti alla mezzanotte quando il 36enne è salito sul palco davanti ai sostenitori rimasti fino all’ultimo ad aspettare i risultati. Solo qualche ora più tardi l’agenzia di stampa Associated Press ha attribuito ufficialmente la vittoria al deputato texano. Il dato definitivo indicava un vantaggio netto sulla rivale Jasmine Crockett: 53,2% contro 45,5%, con oltre l’85% delle schede scrutinate.
Il candidato ha sintetizzato così il senso della sua campagna: “Non stiamo cercando di vincere un’elezione, stiamo cercando di cambiare la nostra politica in modo fondamentale”.
Primarie tese e seggi nel caos
Al responso tuttavia non si è arrivati senza tensioni. Il conteggio è stato rallentato da un imprevisto nei seggi di Dallas e di altre contee. Diversi elettori democratici hanno scoperto solo al momento del voto che potevano esprimere la preferenza esclusivamente nei seggi del proprio distretto, mentre durante quello anticipato era stato possibile recarsi in qualunque presidio.
Un giudice locale ha quindi deciso di prolungare l’apertura delle urne di due ore, seppure la decisione sia stata ampiamente contestata dal procuratore generale del Texas Ken Paxton, esponente dell’ala trumpiana del Partito repubblicano. La Corte suprema dello Stato ha stabilito che le schede depositate dopo le 19 dovessero essere separate, lasciando in sospeso il loro eventuale conteggio.
La sfida al nazionalismo cristiano
Uno dei tratti più distintivi della campagna di James Talarico è stato l’attacco diretto al cosiddetto Christian nationalism, la corrente che intreccia identità religiosa e agenda politica conservatrice e che negli ultimi anni ha rafforzato il legame tra parte del mondo evangelico e il movimento MAGA. In Texas, dove la religione resta un pilastro centrale nel dibattito pubblico, la scelta di affrontare apertamente questo tema ha creato una rottura rispetto alla tradizionale cautela dei candidati democratici.
Talarico, che oltre a essere legislatore statale studia teologia, ha accusato alcuni leader religiosi conservatori di usare la fede come strumento politico, soprattutto per sostenere leggi restrittive sull’aborto, mettere in discussione la separazione tra Stato e Chiesa e promuovere simboli religiosi nelle scuole pubbliche. La sua posizione parte da una rivendicazione identitaria: presentarsi come credente praticante che contesta l’uso strumentale del cristianesimo.
Il messaggio che cerca di trasmettere è indirizzato a un segmento elettorale spesso trascurato: gli elettori moderati o indipendenti. In base ai dati dell’istituto di ricerca Pew Research Center, i democratici continuano a mantenere un vantaggio tra gli americani senza affiliazione religiosa, mentre la maggioranza dei protestanti continua a sostenere il GOP. La strategia di Talarico consiste proprio nel voler ridurre questo divario, sostenendo che il cristianesimo possa essere compatibile con un’agenda progressista centrata su giustizia sociale e tutela dei più vulnerabili.

Il profilo di James Talarico
Legislatore e seminarista presbiteriano, Talarico è una figura atipica nella politica texana. Nato ad Austin, ha studiato ad Harvard e ha lavorato come insegnante prima di entrare in politica nel 2018. La sua storia familiare ha spesso accompagnato la narrazione della campagna elettorale. La madre lo ha cresciuto da sola dopo aver lasciato il marito poche settimane dopo averlo dato alla luce. Successivamente la donna sposò Mark Talarico, manager di origini italiane che adottò il bambino.
In campagna elettorale il politico ha costruito la propria immagine attorno a un linguaggio religioso ma inclusivo. Nei comizi ha insistito su messaggi di unità, con citazioni estratte della Bibbia ma anche ispirandosi a riferimenti culturali contemporanei.
Mobilitazione degli elettori
Le primarie hanno mostrato segnali di mobilitazione insoliti per il Texas. Per la prima volta in oltre vent’anni il voto anticipato democratico ha superato quello repubblicano, con una partecipazione compresa tra 1,4 e 1,5 milioni di elettori.
Il dato assume un peso particolare in uno Stato dove l’astensionismo resta elevato: circa il 43,8% degli aventi diritto non partecipa abitualmente alle elezioni. Secondo gli osservatori locali, proprio l’affluenza dei giovani e degli indipendenti ha contribuito al successo di Talarico.

La corsa elettorale è stata anche una delle più costose nella storia delle primarie texane. Per Talarico sono stati investiti circa 24,5 milioni di dollari in pubblicità, e circa 5 milioni per la sua avversaria. Il passaggio dalle primarie alle elezioni generali resta però il vero banco di prova. Il Texas non elegge un senatore democratico dal 1988, un dato che continua a pesare nelle valutazioni degli strateghi del partito. Negli ultimi anni i democratici hanno tentato più volte di cambiare questi equilibri, senza grandi successi: prima con Beto O’Rourke, poi con Colin Allred.
Per questo la vittoria di Talarico alle primarie viene letta più come un segnale politico che come una garanzia di successo.






