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Bologna- Nel suo testamento, Umberto Eco aveva espresso la chiara volontà di non avere commemorazioni, convegni o celebrazioni ufficiali per i dieci anni successivi alla sua morte avvenuta il 19 febbraio 2016. Ora, terminato il “silenzio celebrativo”, abbiamo scelto di parlare del professor Eco attraverso poche parole, quelle di un suo studente del Dams. Si tratta di Rino Filippin che ringraziamo per avere condiviso con noi qualche suo ricordo.
“Negli anni in cui ho frequentato il Dams (corso di Laurea in Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo – Facoltà di Lettere e Filosofia a Bologna), il mio punto di riferimento era via Guerrazzi dove si trovava l’Istituto di Comunicazione diretto dal prof. Umberto Eco. Erano i primi anni ’80 e visto che avevo in mente di diventare giornalista, il piano di studi era tutto imperniato su materie attinenti.
A un certo punto, al terzo anno, ho iniziato a seguire le lezioni di Semiotica di Eco. Il prof faceva lezione nell’aula magna tra le ore 13 e le 14 per disincentivare i curiosi. Nonostante tutto, la sala era sempre affollatissima: solo posti in piedi. Non era ovviamente solo la semiotica ad attirare tanta gente. Le lezioni di Eco infatti erano molto divertenti, piene di battute di spirito: insomma era una lezione spettacolo. Forse anche per questo motivo ho scelto di fare la tesi di semiotica. Dopo i due esami canonici ho iniziato ad avere incontri nell’ufficio del prof. che controllava come progrediva la tesi.
Mi colpiva il fatto che, nonostante la segretaria gli segnalasse chiamate da mega vip della cultura e direttori dei tg nazionali, lui rispondeva, mentre era con me, “digli di richiamare che ora sono impegnato”. Insomma grande rispetto per lo studente, atteggiamento direi abbastanza raro in tanti ambiti. Così tra sessioni con il prof. e altre con il suo assistente prof. Massimo Bonfantini, mi sono laureato con una tesi di semiotica e giornalismo. Successivamente sono stato assunto come praticante al gruppo Repubblica-L’Espresso per la Gazzetta di Modena dove sono diventato professionista. All’attività giornalistica ho affiancato quella editoriale-musicale. Il bilancio dei 4 anni al Dams è stato, perciò, molto positivo”.






